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domenica 30 giugno 2013

La prima cena vegana di Desenzano... e del Garda

Sicuramente è stata un evento per Desenzano - e forse anche per il Garda - di certo per molti animalisti e vegani che da tempo cercavano un posto dove mangiare sulle rive del nostro bel lago, senza macinare chilometri nell'entroterra. 
Ho scelto il Ristorante Desenzanino, gestito dalla Cooperativa sociale La Cascina di Giuseppe Tosi, sia per l'accoglienza del posto fronte lago e del suo bravo chef Gilles sia per la sensibilità già manifestata in più occasioni per i prodotti locali, a km 0 e il rispetto dell'ambiente.
Se per anni ci si era spinti tra Brescia e Verona per cene tra amici Vegan, questo giugno l'estate ha portato la novità: la prima cena-evento dedicata ai vegani e a quanti vogliono avvicinarsi a questo stile di vita, scelta alimentare ed etica, non tanto un capriccio o una moda bizzarra. 
Organizzare questo evento insieme agli amici del Canile intercomunale di Desenzano, Lonato e Montichiari - con scopo benefico proprio a sostegno degli amici a quattro zampe accolti e accuditi dall'associazione Compagni di strada - mi ha dato la soddisfazione sia di condividere un progetto importante con tanti amici (anche parenti!) sia la possibilità di conoscere meglio il mondo vegano e soprattutto l'autrice simpatica e preparatissima del libro "La dieta di Eva", Aida Vittoria Eltanin... una autentica forza! Contagioso il suo stile e la passione nel raccontare in modo semplice e spiritoso consigli salutari e ricette...


“Un quarto di quello che mangiamo ci tiene vivi, gli altri tre quarti tiene vivi i nostri dottori”. Scherza la scrittrice ed esperta vegana Aida Vittoria Eltanin, citando un proverbio egiziano contenuto nel suo libro “La dieta di Eva – come disobbedire in cucina e guadagnarsi il paradiso!” (2012) e del ricettario di piatti vegani “Le tentazioni di Eva – ricette made in Eden per un mondo più buono” (2013), editi da Cosmopolis di Torino.
Lo scorso 25 giugno, ho incontrato Aida Vittoria Eltanin – pseudonimo della scrittrice che preferisce non rivelare il suo vero nome – alla prima cena vegana organizzata a Desenzano del Garda per far conoscere questo tipo di dieta e alcuni piatti semplici, a dimostrazione di una filosofia di vita salutare che non è solo ‘moda’ alimentare, ma «orgoglio etico». 
La serata a sostegno dell’associazione Compagni di strada del canile intercomunale di Desenzano, Lonato e Montichiari ha proposto sotto forma di un ricco buffet molte “ricette di Eva”.
Un esempio di pasto vegano? Riso con le verdure, pasta e ceci, insalatina con la frutta secca, una pizza senza mozzarella… I vegani, in sostanza, sono contro ogni forma di “sfruttamento animale”, per questo non mangiano né carne né prodotti derivati da animali. Quindi niente latte e latticini, uova, miele...

“La dieta di Eva” però sostiene anche un ritorno a un’alimentazione più frugivora. Precisa Aida, da 15 anni vegana: «Non è una “dieta”,  né un innovativo modo di mangiare. È semplicemente il titolo di un libro che fa capire come e perché sia possibile togliere i prodotti animali dalla propria alimentazione (uno alla volta o tutti insieme) nel modo più semplice possibile, tornando a quella che era l’alimentazione dei nostri bisnonni, molto più ricca di frutta fresca e secca, legumi e prodotti integri rispetto a quella odierna, a una cucina povera, con pochi ma salutari ingredienti, veloce da preparare e buona da godersi, senza troppi sforzi».
Nel libro Eva riassume con semplicità e spiccata simpatia concetti, dati e statistiche sulle abitudini alimentari corrette e scorrette, attingendo da fonti autorevoli e internazionali, per trasmettere il suo messaggio: «il mio è un consiglio, è diventata la mia missione nell’ultimo anno e mezzo: fare più vegani possibili! Perché tutti dovremmo sapere dove sono le proteine o dove si trova il calcio in natura, cosa ci serve realmente per stare bene. Altrimenti siamo in balia di un’industria che ci vende prodotti di cui non abbiamo bisogno, spacciandoceli come necessari per la nostra salute, quando invece sono spesso dannosi... per noi, per il pianeta, per gli animali».
Aida si è presa del tempo per dedicarsi alla scrittura e soprattutto alla promozione della dieta vegana e frugivora. Gira l’Italia presentando i suoi libri e le sue ricette, distribuendo consigli in scuole e associazioni e tenendo corsi sulla “Cucina di Eva”. «Sostengo la stessa frugalità dei nostri bisnonni, riscopro piatti tradizionali che fanno bene, prodotti e ricette stagionali, senza colesterolo, senza lattosio, ma anche senza soia, tofu, seitan e altri alimenti spesso identificati – a torto – come nutrimento necessario per i vegani».

Non occorre essere grandi chef! 
Le ricette di Eva propongono di gustare piatti basati su quattro categorie di alimenti, senza mescolare troppi ingredienti e senza strafare: frutta fresca e secca, cereali, legumi, verdure e ortaggi. L’obiettivo è recuperare l’energia perduta, mangiando più frutta e verdura crudi, e abolire fastidiosi malesseri come il reflusso gastrico, crampi e gonfiore addominale… dopo i pasti».
L’autrice è da sempre un’appassionata di cucina semplice,  di salute femminile e diritti degli animali. Dopo anni che si dedicava alla divulgazione della dieta e cultura vegana, ha deciso di mettere per iscritto i suoi consigli e accorparli nelle varie schede, divise per argomenti con ricette stagionali che rimandano alla dolcezza dell’Eden o all’essenzialità dei tempi moderni (dispensa mezza vuota e tempo contato!). 

Vegetariana da quando aveva 23 anni, Aida è poi passata a una dieta vegana per motivi etici. 
Attraverso le sue conoscenze, l’approccio pragmatico, un entusiasmo contagioso e un linguaggio semplice, Aida ha già ispirato centinaia di persone ad «eliminare i prodotti animali, chiarendo i troppi miti e i dubbi che ancora circondano l’alimentazione al 100% vegetale, ricca di frutta e verdura, e che l’industria farmaceutica e della carne hanno tutto l’interesse a tenere in vita».

Se volete sapere di più sulla dieta di Eva e sulle attività della scrittrice, che tiene anche corsi di cucina vegana, date un’occhiata al suo sito: http://www.la-dieta-di-eva.com/



martedì 14 maggio 2013

Amore latitante... in piazza Deodara

Sabato 18 maggio sarà di nuovo a Rivoltella il programma radiofonico di Noi Musica “Torno subito!”: ospite la scrittrice veronese Fiorella Carcereri con il suo ultimo e appassionante romanzo, "Amore latitante" (Arpeggio Libero, aprile 2013)


Altro pomeriggio in piazza con Radio Noi Musica (www.noimusica.org), per un aperitivo culturale in centro a Rivoltella.
Dopo l'incontro con Eliana Bordogna il prossimo sabato 18 maggio, alle 17.30 a Desenzano del Garda, nell’accogliente salotto di piazza Deodara nel centro storico di Rivoltella l'autrice veronese Fiorella Carcereri presenta il suo ultimo romanzo "Amore latitante", edito da Arpeggio Libero. Interviste a cura di Francesca Gardenato, per il programma itinerante “Torno subito!” di Radio Noi Musica; regia di Giovanni Boscaini. In caso di pioggia l'evento si terrà presso il Bar Deodara, che si affaccia sull’omonima piazza. Ingresso libero.

Scrittrice e poetessa pluripremiata, autrice di numerose pubblicazioni, Fiorella Carcereri presenta per la prima volta nel Bresciano il suo romanzo d'amore e di formazione sentimentale, fresco di stampa. “Amore latitante” è una sorta di diario scritto per mano della protagonista, Valeria, desiderosa di tirare le fila della sua esistenza sentimentale. 
Invece di ripercorrere i ricordi a ritroso, dà vita a un flashback che riporta indietro di oltre quarant’anni, quando Valeria era in quinta elementare. Curiosità morbose e sogni di principi azzurri abitano la sua giovinezza. Ben presto si dovrà risvegliare: aprirà gli occhi sulla cruda realtà e l’insensibilità delle persone e degli uomini in particolare. Ma ogni uomo 'sbagliato' contribuirà alla crescita psicologica e affettiva della protagonista, tra delusioni, cadute e risalite...

Vi aspettiamo sabato in piazza Deodara per conoscere l'autrice!




mercoledì 1 maggio 2013

Due chiacchiere in piazza

Sabato 4 e 18 maggio facciamo “due chiacchiere in piazza” con due scrittrici emergenti!
Fa tappa a Rivoltella (Desenzano del Garda) il programma itinerante di Radio Noi Musica “Torno subito”. Ospiti le scrittrici Eliana Bordogna e Katiuscia Ciancio. Se siete curiosi, ci trovate in piazza Deodara sabato questo dalle 16.30 alle 18 circa.

La cultura scende in piazza per iniziativa di Radio Noi Musica (www.noimusica.org). A maggio, un doppio appuntamento al femminile con due giovani scrittrici emergenti: Eliana Bordogna e Katiuscia Ciancio.
Sabato 4 maggio e sabato 18 maggio, alle 16.30 a Desenzano del Garda, nell’accogliente piazza Deodara in centro a Rivoltella le autrici presenteranno i loro romanzi, entrambi pubblicati dalla casa editrice Arpeggio Libero: il 4 maggio conosceremo “Rosso Tulipano”, una storia commovente che Eliana Bordogna ha scritto ispirandosi a un fatto realmente accaduto negli anni ’90 con protagonisti e luoghi bresciani, mentre il 18 maggio toccherà al thriller psicologico di Katiuscia Ciancio “La marcia delle anime”.
Interviste a cura di Francesca Gardenato, per il programma itinerante “Torno subito!” di Radio Noi Musica, con la regia di Giovanni Boscaini.
In caso di pioggia gli eventi saranno ospitati dal Bar Deodara, che si affaccia sull’omonima piazza. Ingresso libero.

sabato 4 maggio @ ore 16.30
Eliana Bordogna presenta ROSSO TULIPANO (Arpeggio Libero)

Il mistero si ambienta a Brescia e sul lago d'Iseo e si ispira a un fatto di cronaca realmente accaduto. “Rosso Tulipano” parte dal 1993, quando in Bosnia, un gruppo di volontari è stato barbaramente trucidato sulla strada dei diamanti. La storia si concentra su uno dei sopravvissuti, sui difficili momenti durante e dopo l’attentato e soprattutto sull’inferno che gli è rimasto “dentro” per lunghi anni, fino allo sbocciare di un nuovo amore.


sabato 18 maggio @ ore 16.30
Katiuscia Ciancio presenta LA MARCIA DELLE ANIME (Arpeggio Libero)
La piccola Alice scomparve nel 1984 a soli 4 anni; il mostro lasciò la famiglia della piccola nello sconcerto e nell'impotenza, con un unico indizio, un indovinello. Un thriller psicologico d’effetto, intriso di tante emozioni, un romanzo in continuo movimento, denso di azione che mira a provocare emozioni contrastanti tra loro.


Organizzazione evento a cura di: 
Francesca Gardenato
francescagardenato[at]gmail.com

venerdì 25 gennaio 2013

Dopo Lonato, in libreria a Mantova

Dopo il successo della serata lonatese di presentazione del libro "Passi bianchi e silenziosi" scritto da me e Anita, oggi tappa a Mantova: sarò, con Anita Ledinski e lo psichiatra Giovanni Rossi che firma una delle prefazioni del testo, ospite della Libreria Ibs di Mantova, in via Verdi 50, dalle 18 alle 19.30 circa. 
Qui potete leggere l'articolo pubblicato sulla Gazzetta di Mantova che parla di noi, del nostro lavoro editoriale e dell'appuntamento di questa sera alla Libreria Ibs.
A due mesi esatti dall'uscita di "Passi bianchi e silenziosi", mercoledì 23 gennaio a Lonato, parlando di Ospedale psichiatrico giudiziario, delle sue donne e delle storie del reparto Arcobaleno, abbiamo raccolto ancora una sessantina di ospiti molto attenti e con numerose domande, proprio come nell'incontro dell'11 gennaio scorso a Desenzano del Garda, presso la libreria Castelli-Podavini. Molti i complimenti che ci sono giunti tramite Facebook e via email, uno stimolo la proseguire il nostro cammino.
Oggi pomeriggio - 25 gennaio - continua il viaggio di presentazione, che dopo Mantova tonerà a Desenzano sabato 16 febbraio alle 10 con gli alunni del corso per operatore sociosanitario dell'Istituto superiore "Bazoli-Polo", in un incontro aperto al pubblico nell'aula magna della scuola. Poi venerdì 8 marzo alle 20.45, per la Festa della donna, un reading musicale porterà le voci di "Passi bianchi e silenziosi" nella sala dei Provveditori del Comune di Salò, per un evento al femminile, sempre a ingresso libero.
(Sopra: alcune immagini dell'incontro in Sala Celesti, a Lonato del Garda, il 23 gennaio 2013; si ringrazia l'amministrazione comunale, in particolare l'Ufficio Servizi sociali, per la collaborazione. Foto di Sandro Begali)

lunedì 17 dicembre 2012

Dai fornelli alla tv alla cultura: lo chef Carlo Cracco

Prima pagina di "Cultura&Spettacolo" sul Giornale di Brescia di ieri, 16 dicembre 2012

Ieri pomeriggio il grande chef, veneto d'origine e milanese d'adozione, è stato ospite della libreria TUO di Desenzano del Garda, in piazza Malvezzi. Un bagno di folla e scatti per Carlo Cracco. 
Ha presentato il suo ultimo libro, 252 pagine e sessanta ricette, edite da Rizzoli: “Se vuoi fare il figo usa lo scalogno”. 
L'intervista, fatta nei giorni precedenti l'evento, grazie all'aiuto della moglie Rosa e dell'amico Giovanni Boscaini, è stata una delle più belle! Mi ha veramente stupita!!
Persona piacevole, elegante e molto disponibile Carlo Cracco è un personaggio televisivo con i piedi per terra, cordiale, affascinante e pure simpatico. 
Senza dubbio... promosso a pieni voti: 8+!

La passione per la cucina, o meglio per il cibo, è nata nell’infanzia di Carlo Cracco, anche se poi le prime esperienze a scuola non premiarono il giovane studente. All’Istituto Alberghiero portò a casa un bel quattro in Cucina e i suoi insegnanti consigliarono ai genitori di mandarlo a lavorare per fare pratica. La cosa funzionò. Del resto, «s’impara cucinando». Oggi è lui a dirlo: «Non conta essere bravi all’inizio, ma nel tempo. È la costanza che dà la misura delle capacità e della bravura di un cuoco». E lui è proprio uno chef di classe!
Sobrietà, sostenibilità e classe: questa è la cucina per Cracco, la sua arte.



mercoledì 12 dicembre 2012

Nessuno escluso

Appuntamento questo venerdì 14 dicembre alle 20.45 in Municipio a Lonato del Garda (Sala del Celesti, primo piano). Ingresso libero, per parlare dell'Arcobaleno...

“(…) La malattia mentale può davvero colpire chiunque.
Senza eccezioni né preferenze. Nessuno escluso.
Questa buccia di pensiero mi frulla nella testa, fluttua, sbatte contro ogni giustificazione e si scioglie in mezzo a quelle due parole. 
Nessuno escluso.
In quel tunnel possiamo entrare tutti.
Mentre proseguo il mio lavoro, macino pensieri e ricordi.
Molti credono che questo tipo di male sia un qualcosa di lontano dal mondo, prerogativa solo di persone particolarmente sfortunate, con problemi familiari o disoccupate, con situazioni di debolezza e di dipendenza. Invece non è affatto così, la malattia mentale
può manifestarsi in qualsiasi persona, senza distinzione di età, ceto sociale e razza. Può essere congenita, certo. Ma non è solo una questione di scalogna. L’Arcobaleno me ne dà la prova, ogni giorno”.
(Da “Passi bianchi e silenziosi” di Anita Ledinski e Francesca Gardenato, Ed. Sometti, 2012)


martedì 4 dicembre 2012

Intervista dedicata a Passi bianchi e silenziosi

Condivido con i miei fedeli lettori una parte del comunicato stampa di presentazione del mio libro e un'intervista che è stata da poco pubblicata su un settimanale locale.


È stato presentato la scorsa settimana a Castiglione delle Stiviere e il primo dicembre 2012 a Desenzano del Garda (presso l’Agriturismo Le Preseglie di San Martino della Battaglia con un pubblico di oltre cento persone) il nuovo libro di Francesca Gardenato e Anita Ledinski, rispettivamente giornalista e operatrice sanitaria. Due donne accomunate da una passione per il sociale e dal desiderio di raccontare cos’è realmente l’Ospedale psichiatrico giudiziario, ex manicomio criminale, di Castiglione delle Stiviere.
Di seguito l’intervista integrale, redatta per la Cronaca di Mantova, settimanale della provincia mantovana uscito lo scorso 30 novembre.

Anita e Francesca con il viceprimario
del reparto Arcobaleno, dr. Enrico Verinizzi,
intervenuto all'incontro del 1° dicembre 2012
Anita, donna forte e di origine croata, è la protagonista del racconto, il filo conduttore tra i “personaggi” di una storia quotidiana, che si consuma da anni oltre i cancelli dell’istituto psichiatrico giudiziario in località Ghisiola. Con lei entriamo nel reparto femminile Arcobaleno, l’unico in Italia, e siamo circondati da malate di mente e operatori e infermieri con compiti delicati e particolari. 
Ci sono, come evidenzia lo psichiatra Giovanni Rossi nella prefazione «donne che cercano e trovano solidarietà chiuse entro esperienze drammatiche e, soprattutto, definitive».
Il testo «scandito dai turni di lavoro di un’operatrice e arricchito da una serie di interventi diretti, contiene anche alcuni inserti frutto della fantasia e qualche informazione storica e tecnica sull’istituto, introdotti al fine di rendere da un lato più piacevole e coinvolgente la lettura, dall’altro di completare la panoramica di questo luogo che accoglie e cura persone affette dalla malattia mentale. Persone, non mostri» sottolinea Francesca Gardenato, giornalista che ha scritto al fianco della protagonista, ha raccolto il suo vissuto e curato le testimonianze e l’editing del libro pubblicato da Sometti. C’è un universo femminile in questo lavoro.

Anita e Francesca rispondono alle domande di Luca Cremonesi

1) Come nasce questo libro?
«La storia comincia così: ci sono due amiche, Anita e Francesca. La prima lavora come operatrice sociosanitaria all’Ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere e l’altra è giornalista freelance e da tempo lavora con la scrittura. 

Entrambe hanno la passione per il sociale, entrambe hanno il desiderio di raccontare. Così, in una notte di primavera del 2011, nasce l’idea di trasformare in un libro attraverso l’esperienza di Anita e con l’aiuto e la mano ‘fluida’ di Francesca la vita vera delle pazienti e la fatica, ma anche le soddisfazioni, degli operatori sanitari dell’Opg. 
Pian piano prende forma questo testo che per la prima volta mette al centro operatori, non medici, racconta le storie di alcuni pazienti e le coinvolge non in maniera scabrosa e con l’intento di cogliere uno scoop, ma con umana onestà. Cercando di restituire dignità e la giusta attenzione a tante persone che soffrono e che sono entrate in Opg per essere curate. Il nostro primo obiettivo era far conoscere cos’è l’Opg a chi di questa realtà o non ha mai sentito parlare o sa ancora troppo poco».

2) Raccontarel’Opg al territorio, è una necessità ma è anche un bisogno, perché davvero l'OPG è il "buco nero" di Castiglione. Quanto lavoro è costato questa idea?
Da sinistra, l'ex direttore sanitario dell'Opg
dr. Antonino Calogero e il moderatore dell'incontro
don Alberto Margoni, direttore di Verona Fedele
«Non sta a noi giudicare se l’Opg sia o meno il “buco nero” di Castiglione delle Stiviere. Di certo al territorio questo ospedale ha a dato molto, in termini di posti di lavoro in primis. E l’espressione “buco nero” dimostra come questo ambiente per molti versi oscuro, poco o male conosciuto, sia diventato nel tempo una sorta di un mondo parallelo, che istintivamente la società tende a temere e a mantenere a distanza.
Quanta fatica ci è costato questo libro? Il piacere di scrivere è grande e assorbe completamente. Non si può parlare di fatica, ma di impegno, dedizione, energie che sono state unite per essere incanalate su questo progetto, nato dopo un anno e mezzo di osservazioni, interviste e lavoro a volte individuale altre volte di coppia. Una collaborazione che, ci auguriamo, sarà ben accolta dai nostri lettori».

3) Raccontare una storia è sempre raccontare la propria storia: dopo questo "viaggio" cosa è cambiato in voi?
«Non si può dire che questo “viaggio” abbia cambiato qualcosa, ma forse è meglio usare la parola arricchito. Siamo fiere, felici ma sopratutto orgogliose di aver potuto, nel nostro piccolo, contribuire a smascherare quell’atmosfera che tutti pensano “agghiacciante o mostruosa” dell’Opg. La struttura di Castiglione, il reparto Arcobaleno in particolare, ha molta umanità al suo interno. Il personale che lavora dentro non ha né manganelli né atri strumenti simili, ma tanta pazienza e professionalità a disposizione del prossimo, che sono i pazienti. Chi lavora lì sa che deve fare del proprio meglio per aiutare le donne ingiustamente stigmatizzate dalla società e dai media, perché malate di mente. Ed è la malattia che le ha spinte a compiere certi crimini. La scrittura ha comunque dato qualcosa a entrambe, se pur in modi diversi. 
Il beneficiario vero del nostro lavoro, però, è sempre il lettore. Questo libro è nato per avvicinare l’argomento a tutti, con semplicità e chiarezza, senza tecnicismi e false dichiarazioni, perché chiunque potesse conoscere cosa significa lavorare e vivere in un Opg».

4) Come pensate venga accolto il libro?
«Come  già accennato, questo libro è nato proprio per far sapere non solo a Castiglione e ai comuni vicini, ma all’Italia intera come si vive in questo Opg. Un istituto che, per la propria storia e l’organizzazione interna, è molto diverso  dagli altri cinque situati sul territorio nazionale. Perciò le speranze che “Passi bianchi e silenziosi” avrà un buon successo sono fondate. 
Comunque sia, alla fine, la curiosità delle persone è sempre tanta, specialmente verso le storie che ci sembrano così vicine alla nostra vita, che carpiscono la nostra attenzione perché apparentemente “normali” o stranamente “misteriose”, ma di cui non riusciamo a capire o a cogliere tutti i dettagli. Quella voglia di saperne di più sui disagi della malattia mentale forse troverà un po’ di soddisfazione anche in questo testo, che comunque è ricco anche di altre testimonianze importanti».

5) L’Opg vive un periodo di "turbolenze", questo vostro lavoro può aiutare l'Opg in questo momento?
«Premesso che questo libro è nato con un altro scopo, ossia per abbattere i pregiudizi che ci sono verso la struttura di Castiglione e più in generale verso il malato psichiatrico e non come una campagna pro o contro Opg, possiamo affermare che il momento per certi versi potrebbe aiutare la diffusione del nostro libro.
Abbiamo cominciato a lavorarci all’inizio del 2011, quando ancora i tempi delle turbolenze attuali non erano sospetti. Siamo convinte che chi leggerà il nostro libro potrà farsi un’idea  più precisa dell’Opg di Castiglione delle Stiviere.
Ci sono tanti accanimenti contro di esso e che non tutti sono fondati, ma c’è molto altro da sapere: questo ambiente è animato da persone che fanno assistenza e non sorveglianza, sono infermieri e oss che sono in prima linea e rischiano sulla propria pelle per svolgere al meglio il loro lavoro, ogni giorno. E c’è quella pietas che induce ogni uomo e ogni donna ad amare e rispettare il prossimo, sia esso sano o malato».


Hanno parlato di “Passi bianchi e silenziosi”

Foto di Albert Previ e Sandro Begali

mercoledì 28 novembre 2012

L'Arcobaleno: una e tante storie


“Passi bianchi e silenziosi”
Il primo libro che racconta l’Opg con gli occhi e il vissuto di un’operatrice


 “Passi bianchi e silenziosi” (Editoriale Sometti, 230 pagine, 13 euro) è nato per avvicinare l’argomento a tutti, con semplicità e chiarezza, senza tecnicismi e false dichiarazioni, perché chiunque potesse conoscere cos’è l’Ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mn) e cosa significa lavorare e vivere in un Opg, soprattutto nel reparto femminile Arcobaleno. Le autrici sono Anita Ledinski e la giornalista Francesca Gardenato, entrambe desenzanesi. 
La pubblicazione è stata presentata ufficialmente la scorsa settimana - venerdì 23 novembre - nella Sala Bachelet di Castiglione delle Stiviere, con il patrocinio del Comune e della Proloco di Castiglione.

Il libro sarà al centro di un incontro dal titolo “L’Arcobaleno: una e tante storie” questo sabato 1 dicembre alle ore 17 a San Martino della Battaglia, presso l’Agriturismo Le Preseglie ai piedi della torre di San Martino (Desenzano), per la serie “Cultura e Società in Agriturismo”.
Oltre agli interventi delle autrici Anita Ledinski e Francesca Gardenato, si ascolteranno le testimonianze di alcune figure dell’Opg e dell’ex direttore sanitario, lo psichiatra Antonino Calogero.
Modera l’incontro don Alberto Margoni, direttore del settimanale “Verona Fedele”. Voci recitanti: Angela Tizzano e Alessandro Gardenato.

INGRESSO LIBERO. Segue aperitivo con i migliori vini Lugana e San Martino della Battaglia Doc.
DOVE: dal casello autostradale di Sirmione, proseguire in direzione Pozzolengo. Alla rotonda della torre, girare a sinistra nella strada secondaria che s’immerge tra le vigne.

La storia di questo libro comincia così: ci sono due amiche, Anita e Francesca. La prima lavora come operatrice sociosanitaria all’Ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione e l’altra è giornalista freelance e da tempo lavora con la scrittura. Entrambe hanno la passione per il sociale, entrambe hanno il desiderio di raccontare. 
Così in una notte di primavera del 2011 nasce l’idea di trasformare in un libro, attraverso l’esperienza di Anita e con l’aiuto e la mano ‘fluida’ di Francesca, la vita vera delle pazienti e la fatica, ma anche le soddisfazioni, degli operatori sanitari dell’Opg.
Pian piano prende forma questo testo che per la prima volta mette al centro operatori sanitari, non medici, racconta le storie di alcuni pazienti e le coinvolge non in maniera scabrosa e con l’intento di portare sotto i riflettori qualche scoop, ma con umana onestà. Cercando di restituire dignità e la giusta attenzione a tante persone che soffrono e che sono entrate in Opg per essere curate. In un istituto, quello della Ghisiola a Castiglione, che è molto diverso dagli altri cinque presenti in Italia.


«Il libro è stato concepito agli inizio del 2011, quando ancora non si pensava alla chiusura o riconversione degli Opg che la legge ha fissato al 31 marzo 2013. Il nostro primo obiettivo era, e rimane, quello di far conoscere cos’è l’Opg a chi di questa realtà o non ha mai sentito parlare o sa ancora troppo poco, perché è un mondo che istintivamente temiamo e preferiamo tenere distante», dichiarano Francesca Gardenato e Anita Ledinski.


Nella loro prosa le autrici fanno rivivere al lettore «i tanti e agghiaccianti racconti di alcune pazienti del reparto Arcobaleno del Opg, dove ottanta donne, autrici di crimini atroci, come figlicidio o neonaticidio, ricevono intensa terapia psicosociale, dacché malate di diverse forme psicotiche alla base dei loro inumani delitti. Ci presentano alcune delle pazienti , donne di diverse età e accomunate da simili storie dolorose, con tanto umano sentire, che leggendo le parole della protagonista del racconto ci sembra di vederle, ansiose e sofferenti». Così si legge nella prefazione dello psichiatra George Palermo, autore di innumerevoli e prestigiose pubblicazioni internazionali, anche noto per la sua perizia di Jeffrey Dahmer, il famoso “mostro di Milwaukee”.

Il libro contiene anche la prefazione dello psichiatra Giovanni Rossi di Rete 180 e la postfazione dell’ex direttore sanitario dell’Opg di Castiglione delle Stiviere Antonino Calogero.
“Passi bianchi e silenziosi” sarà presentato anche: 
-       a Lonato del Garda venerdì 14 dicembre alle 20.45 in Sala Celesti, al primo piano del Municipio in piazza Martiri della libertà, con il patrocinio dell’Assessorato ai Servizi sociali.
-  Presso la Libreria “Castelli Podavini” venerdì 11 gennaio 2013 alle ore 21 “Dopocena in libreria” a Desenzano del Garda, in via Roma 20.




Per informazioni: 
Francesca Gardenato
francescagardenato(at)gmail.com


Fotografie di Sandro Begali e Luciano Perbellini