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giovedì 17 marzo 2016

La pasta, che meraviglia tutta italiana!

Un piatto di pasta, ma quanta storia contiene? 
Le lasagne nell’antica Roma, le differenze ancestrali tra raviolo e agnolotto in età medievale, le sperimentazioni e le scoperte geografiche che hanno modificato abitudini di cottura e scelta degli ingredienti. La pasta, da secoli presente nelle famiglie, è diventata grazie alla pubblicità moderna emblema di semplicità e tradizione, senza mai perdere il suo valore originale di piatto che nutre e unisce. Non solo ricette, dunque, ma anche tanta cultura!
Pasta fresca, secca o ripiena, nel suo repertorio ha mille nomi: spaghetti, fettuccine, matasse, maltagliati, sedanini, stelle, quadrucci, ravioli, tortelli e tortellini, pappardelle... Sta di fatto che, come sottolinea il giornalista e critico gastronomico Jacopo Fontaneto (nella foto in basso), docente di Storia della Cucina,  «la pasta è identità della nostra cucina italiana nel mondo ed è identità del nostro pianeta. È merito degli italiani se tutti la conoscono e, come la pizza, incontra il palato universale e si cucina ormai in tutti i Paesi del globo. Con la pasta, inoltre, si affermano sia il concetto della dieta mediterranea sia il principio della struttura del pasto latino: con distinzione del primo e del secondo piatto (la mensa), che seguono all’aperio o antipasto».
Origini, leggende e storia si intrecciano con una cultura nobile e popolare insieme, che ha attraversato due millenni e di è evoluta, strizzando l’occhio a nuove scoperte e sapori esotici. «La pasta era già conosciuta nell’antica Roma – continua l’esperto –. Il lavoro di ricerca nella gastronomia a volte ci riserva scoperte e soddisfazioni incredibili, come scoprire che i ricettari esistevano già ai tempi degli antichi romani. La pasta però incontra il concetto di bollitura solo in età medievale ed è lì che nascono le paste fresche ripiene e dalla torta salata ripiena nasce poi la torta piccola e, a seguire, il tortello».
Il critico gastronomico Jacopo Fontaneto (al centro)
Anche i tipi e i formati di pasta sono tanti, almeno quasi quante le regioni del Belpaese. Al Sud le tradizioni antiche si conservano meglio. Per esempio, continua il critico gastronomico, «le lagane romane, simili alle nostre pappardelle e progenitrici delle lasagne, erano fatte con i legumi venivano mangiate con il ragù. Tipi di pasta simili alle lagane si trovano ancora oggi nella cucina campana e meridionale».
Se fare la pasta in casa era un rituale per le nostre nonne, sapienti massaie, che iniziavano il sabato o la domenica mattina presto per averla pronta per il pranzo in famiglia, oggi la questione è come risparmiare tempo e scegliere gli ingredienti giusti tra le migliaia a scaffale nel supermercato.
Succedeva nella Roma imperiale, in età rinascimentale, con i viaggi di scoperta e ai giorni nostri con la globalizzazione: gli ingredienti si mescolano e la cucina diventa sempre più creativa. Alla pasta con il sugo, il ragù o con i fagioli – pasta e fasoi, ecco un piatto tipico veronese –  si aggiungono nuovi abbinamenti, per esempio un maggiore utilizzo delle spezie e di sapori orientali. Nel tempo sono pure cambiati i metodi di cottura, le abitudini, gli stili e i ritmi di vita. Oggi la pasta si compra precotta per averla pronta in pochi minuti.
«Le prime descrizioni in epoca romana – riprende Fontaneto – parlano di sfoglie alternate con farcia di carne, ma non erano bollite, bensì messe direttamente nel forno. È con l’affermazione del principio di bollitura della pasta, nel Medioevo, che ci si avvicina al concetto di pasta fresca ripiena. Altro esempio: gli agnolotti derivano dagli “agnellotti”, che si preparavano con un ripieno di carne d’agnello».
Nella storia gastronomica, l’incontro della nostra tradizione di pasta italiana con il Nuovo Mondo sancisce un importante cambiamento.
«Nel 1492 la pasta incontra il pomodoro. La scoperta dell’America è stata un grande spartiacque per la gastronomia. In Europa arrivano i prodotti del Nuovo Mondo, per esempio le patate, che si incontrano con un altro piatto, il baccalà, che proviene dalle isole Lofoten, un arcipelago della Norvegia dove poco prima del 1492 il nobile mercante veneziano Pietro Querini fa naufragio e lo importa in Italia. Dall’Estremo Oriente era già arriva il riso, ancora nel Mille da Carlo Magno, più tardi (intorno alla metà del 1400) grazie al duca di Milano la risicultura si diffonde nelle nostre zone. Quindi tra XV e il XVI secolo cambia tutto nella gastronomia italiana ed europea. Si pensi che il pomodoro – rimarca l’esperto – all’inizio veniva tenuto in casa come pianta ornamentale, si pensava addirittura che fosse velenoso. Sarà solo nel 1800 che la pasta incontrerà il pomodoro e i giochi saranno fatti. Ecco l’inizio di una nuova era!».
Un ritratto di Pellegrino Artusi
Pellegrino Artusi, gastronomo e critico letterario dell’Ottocento, nel suo manuale “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” ha codificato la cucina regionale italiana e creato un unico ricettario valido ancora oggi, tanto da essere il libro più letto della cucina italiana; raccoglie le tradizioni di un’Italia divisa geograficamente ma unita a tavola da un piatto di pastasciutta.
La cottura ideale? «Senza dubbio al dente», per la migliore conservazione dei valori nutritivi, della digeribilità e di un senso di sazietà. L’Italia della pasta si divide tra i sostenitori di quella liscia e gli amanti di quella rigata: la prima è più leggera, la seconda ha il pregio di legarsi meglio al sugo. Per entrambe vale la regola che siano rigorosamente trafilate al bronzo, per avere quella consistenza ruvida, che garantisce più sapore e tenuta in cottura, quindi maggiore resa nella ricetta finale. 

(Pubblicato sul settimanale Verona Fedele del 13 marzo 2016)

lunedì 23 novembre 2015

Giorgio Calabrese, nutrizionista: "A tavola, più moderazione e meno allarmismo"

Moderazione, meno allarmismo e più consapevolezza. Questa in sintesi la ricetta del medico nutrizionista GiorgioCalabrese, docente di Scienza dell’alimentazione all’Università di Torino e alla Federico II di Napoli e presidente del Consiglio superiore della Sicurezza alimentare per il Ministero della Salute. 
Ospite a Desenzano, per un incontro organizzato dall’Azienda ospedaliera della città sul tema “Il cibo è salute”, l’esperto, presenza fissa in varie trasmissioni televisive, ha definito la recente notizia sulla carne rossa «puro allarmismo». 
Calabrese è intervenuto sulle rive del Garda a pochi giorni dall’annuncio diffuso dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla carne rossa lavorata, classificata come “probabile cancerogeno per i tumori dell’intestino colon-retto, pancreas e prostata… Ma la “fragilità” di questo studio, ha detto lo specialista, «è che si tratta di un lavoro svolto in base a dati epidemiologici, non una ricerca su persone sane e altre malate. E, soprattutto, si basa su dati di persone che vivono nel mondo anglosassone, dove si consumano molte carni rosse e dove sono in aumento i tumori al colon». 
Il dottor Calabrese conferma la bontà di «uno stile alimentare ispirato alla dieta mediterranea, in cui non vi è una presenza massiccia di carne, ma predominano verdure, legumi, frutta, insieme a pesce, carne, uova, formaggi, nella giusta alternanza».



Dottor Calabrese, visto che è Desenzano per parlare di “quando il cibo è salute”, partiamo da questa domanda: quando ciò che mangiamo ci fa stare veramente bene?
«Nella misura in cui diventa l’elemento portante della condizione dietetica, che porta alla salute nutrizionale dell’uomo. Esistono infatti una salute fisica, una psichica e una nutrizionale. Quest’ultima riguarda il cibo e il nostro apparato digerente. Per cui il cibo deve essere consumato in maniera equilibrata, tenendo presente che l’eccesso è dannoso, di qualunque alimento si tratti».
Quindi il segreto è la moderazione…
Giorgio Calabrese
«Avere un equilibrio dei nutrienti è fondamentale, perché se non c’è equilibrio, la prevalenza di un nutriente contro un altro genera rapporti biochimici che conosciamo poco e che possono causare uno stato di malattia. Per esempio: oggi sappiamo che mangiare più prodotti con mercurio, alluminio, rame può creare problemi al cervello e patologie come l’Alzheimer».
C’è un nesso tra cibo e infiammazioni?
«Sì. Per esempio la presenza eccessiva di grassi saturi o di proteine animali legate ai grassi saturi scatenano delle sostanze che si chiamano leucotrieni e trombossani: agenti che stimolano l’organismo a produrre prostaglandine, che possono generare infiammazioni e, di conseguenza, altre patologie, anche tumori».
Gli zuccheri, o meglio i dolci, molto consumati dai bambini… anche quelli possono causare infiammazioni?
«Premetto che faccio parte del nucleo di scienziati che ha portato il consumo giornaliero di zuccheri dal 24% al 10% e la mia proposta è di ridurlo ancora. Ma mentre si parla di diminuire gli zuccheri, nessuno cita i grassi. Quando pensiamo che un bambino mangia troppi zuccheri, in verità mangia troppi dolci. Consuma dei prodotti che contengono zuccheri e soprattutto grassi. Ecco, noi dobbiamo limitare specialmente il consumo di grassi saturi, che ci fanno male».
Veniamo all’attualità della “carne rossa”, notizia lanciata come una bomba dall’Oms e poi ritrattata. L’Agenzia ha classificato nel “Gruppo 1” (cancerogeni certi) la carne lavorata, insaccati, wurstel, salsicce e nel “Gruppo 2” (alimenti rischiosi) le carni rosse, ossia manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra. Qual è la verità?
«Per parlarne devo svelare il backstage della vicenda. In questo caso, hanno parlato due persone dell’Oms, che hanno fatto delle classificazioni basate su evidenze limitate, in termini di epidemiologia, facendo presupporre un legame tra insorgenza di cancro al colon e consumo di carni rosse. Non sono lavori fatti sui pazienti, ma sintesi di tanti lavori scientifici. In particolare lo studio della carne è stato diffuso perché l’Oms è in crisi economica e le donazioni iniziano a scarseggiare; il che potrebbe portare a una riduzione del carrozzone dell’Oms, quindi lanciare una bomba ogni tanto serve a dimostrare quanto sia fondamentale la loro presenza. Con il ministro della salute Beatrice Lorenzin ho chiesto di vedere il lavoro sulle carni rosse; ci è stato risposto che ce lo daranno a fine 2016, quando lo studio sarà pubblicato. L’indomani è stata lanciata la stessa “bomba” con il caffè. Direi che questa non è scienza e neppure giornalismo: è allarmismo puro».
Quindi meglio essere prudenti e prendere certe notizie con le pinze…
«È importante mettere delle regole. Lo hanno detto gli stessi Veronesi e Berrani, che non mangiano carne e sono vegani: la verità è consumare moderatamente carne. Io consiglio il buon senso: lunedì carne rossa, martedì carne bianca, mercoledì il pesce, giovedì uova, venerdì formaggio, sabato insaccati, se si vuole… Ma la carne rossa non più di due volte a settimana e una volta per i bambini».
Com’è meglio cuocerla?
«L’importante è che la carne non sia fritta o alla brace. Bisogna sempre evitare di cuocerla a elevate temperature perché l’ossidazione è pericolosa. Quando la carne cotta alla griglia diventa nera, i nitrati naturalmente presenti generano reazioni biochimiche e agenti detti cancerogeni. Lo stesso vale per verdure, pane, pizza… Cucinare tutti gli alimenti a 50-60 gradi al massimo».
Qualche indicazione sul consumo di grassi, che contrariamente a quanto si pensa non sono tutti nemici del nostro benessere?
«La nostra dieta quotidiana dovrebbe contenere pochi grassi saturi, ma più grassi monoinsaturi (olio extravergine, come quello del Garda) e più polinsaturi (pesce, carni bianche, frutta secca, oli di un solo seme consumati crudi), nel giusto equilibrio. Se noi eliminassimo del tutto il colesterolo, per esempio, rischieremmo di vedere insorgere altre malattie. È sempre un discorso di moderazione e armonia nel consumo. Così possiamo evitare tante patologie».
Quali oli usare per la cottura?
«Olio extravergine di oliva cotto e olio di un solo seme crudo. Gli altri oli hanno un punto di fumo più basso e sono pericolosi, se cotti».
E sui nuovi cibi del futuro, come alghe e insetti, cosa dice?
«In questo momento si sta parlando dell’accordo tra Europa e America per scambiarsi qualunque cosa. Il che, in pratica, significa aprire il mercato a un mondo orientale che ha bisogno di quello occidentale… Io dico sì ad alghe e insetti, ma solo in caso di carestia!».

Francesca Gardenato

(Pubblicato sul settimanale "Verona Fedele" 
del 22 novembre 2015)

mercoledì 7 ottobre 2015

Expo Milano 2015. Diario di un giro del mondo in due giorni!

Missione Expo Milano 2015 compiuta. Un’interessante, avvincente e affollata immersione nelle culture, tradizioni alimentari e politiche agricole di tanti Paesi, un giro del mondo in soli due giorni e 110 ettari, che non mi ha risparmiato code e mal di schiena. Ma ne è valsa la pena!
Ne è valsa la pena perché l’orgoglio di essere italiana passa anche da questa Expo, premiata dall’affluenza di questi ultimi mesi. Perché ci sono Paesi di cui sapevo poco o nulla, e che mi hanno sorpresa e affascinata. Partirei domani per visitarli davvero!

Ne è valsa la pena per la quantità di stimoli che si raccolgono, anche solo passeggiando lungo il decumano.



Per esempio, lo sapevate che la mela più grande al mondo cresce in Kazakhstan? E che il maggiore esportatore di mele in Europa è la Polonia? E che un terzo delle foreste mondiali sono in Thailandia?
Ci tornerei, per terminare il giro in quegli Stati in cui avrei fatto prima a prendere l’aereo e partire piuttosto che mettermi in coda. Ci tornerei per saperne di più, assaggiare e vedere di più, per fare meno attesa e vivere l’Expo con occhi più esperti e meno fretta. Peccato aver aspettato l’ultimo mese. Mea culpa. 
Al di là delle tante polemiche, credo che i due giorni di “experience” nel cuore internazionale di Milano siano valsi la mia vacanza di settembre saltata e la stanchezza di oggi. Ho firmato la Carta di Milano al Padiglione Italia (mi scuseranno i connazionali se ho preferito però il "parco agroalimentare sostenibile" della Germania) con la fiducia che questa eredità culturale, da qui in avanti, sia un impegno mio e anche “virale” per estendere il diritto al cibo, la lotta agli sprechi, la sicurezza di ciò che mangiamo, le buone pratiche di rispetto ambientale e puntare su un'agricoltura che produca per tutti senza impoverire o distruggere. 
A Expo si incontrano e respirano saperi, tecnologia, tradizioni, creatività, futuro, eccellenze italiane e internazionali e, inevitabilmente, uno scontro di ricchezze e povertà. Riuscire a riequilibrare le differenze e sommare, anzi intrecciare, il buono che c’è in ogni Paese per una rete mondiale meno sbilanciata e più sostenibile dovrebbe essere una responsabilità condivisa, non più un sogno. Ripartiamo dal successo di Expo 2015 per un futuro non procrastinabile, un futuro concreto e veramente uguale per tutti.
Ultima riflessione internazionale. Forse non tutti i Paesi hanno recepito in pieno il tema e l’invito di Expo, “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”. Qualcuno si è fermato all’aspetto più consumistico e di marketing, ma sta comunque al visitatore critico cogliere gli spunti giusti e portare a casa solo ciò che è veramente utile. Senza sprecare nulla.


martedì 8 settembre 2015

Lonato del Garda, città del tiro a volo con i Mondiali 2015

Da domani - 9 settembre - fino a venerdì 18 settembre si disputano presso il Trap Concaverde di Lonato del Garda i Campionati mondiali 2015. E domenica 13 settembre, in occasione del grande evento mondiale, rievocazioni storiche dei giochi legati al tiro, dal Medioevo sino ai giorni nostri, saranno il tema della manifestazione “Am(mira) Lonato”, organizzata dalla Fondazione Ugo Da Como e dal Comune di Lonato del Garda. In questa bella giornata dal sapore storico e internazionale, io sarò la conduttrice del concerto-aperitivo dedicato alle autorità e alle delegazioni straniere nella Rocca viscontea.

Un invito per tutti a vivere la città sotto una diversa luce e a provare l'esperienza del tiro, mirando e ammirando!

Giulia Pintor, tiro a volo
Il percorso spazio-temporale a ritroso nel tempo si snoderà per le strade di Lonato del Garda (Bs) dal pomeriggio alle 14 partendo dalla centrale piazza Martiri della Libertà (sede del municipio), passando per l’antica Cittadella fino alla Rocca: dieci stazioni dedicate ciascuna a un tema differente, con animatori in costume d’epoca, che permetteranno al pubblico di sperimentare, conoscere e divertirsi, attraverso i giochi più antichi (come il tiro con l’arco, la cerbottana, il lancio dell’anello, la balestra, le freccette) fino al modernissimo tiro a volo elettronico.
Foto della Rocca di R.Roberti
I Campionati mondiali di tiro a volo porteranno nella cittadina gardesana centinaia di atleti e rappresentanti di ben 80 nazioni, per un’esperienza sportiva che si preannuncia memorabile. Un evento, quello di domenica 13, a ingresso libero e adatto a tutti, dedicato sia ai lonatesi che ai turisti. E, per la parte gastronomica, in collaborazione con Coldiretti e le più importanti realtà locali, saranno creati stand dove il pubblico potrà assaggiare e scoprire le specialità lacustri e bresciane.
Dalle 14.30, ci sarà una navetta che accompagnerà gli ospiti alla Mostra delle fiaccole olimpiche al Trap Concaverde, sede dei Mondiali, l’unico impianto in Italia e in Europa a disporre di ben dodici campi di tiro. Alle 19 sfileranno nel centro storico le rappresentanze degli 80 Paesi in gara: la parata con le delegazioni terminerà in Rocca, dove per gli ospiti sportivi internazionali si terrà uno speciale concerto della Banda cittadina di Lonato del Garda (che io avrò il piacere e l’onore di presentare!) seguito dalla cena. 
La Rocca viscontea vista dall'alto (foto: Armony Gallery)
Per tutti, alle 22, l’infuocata rottura di un piattello darà il via a un sorprendente spettacolo pirotecnico, “l’incendio della torre civica”, degno sigillo di una giornata indimenticabile.
Il “Villaggio mondiale” al Trap Concaverde accoglierà fino al 18 settembre numerosi stand di produttori a disposizione del pubblico e dei tiratori.
L’inaugurazione del Campionato mondiale è fissata per questo giovedì 10 settembre. La cerimonia di apertura, alle 17, ha in serbo un altro, doppio spettacolo: prima un “air show” con velivoli d’epoca, che sorvoleranno la struttura disegnando in aria il tricolore, poi uno spettacolo acrobatico con atleti contorsionisti. Anche la cerimonia di chiusura dei Mondiali, il 17 settembre, sarà animata da un suggestivo “air show” con la pattuglia acrobatica del We Fly Team, composto da piloti disabili.

Per maggiori informazioni: www.trapconcaverde.it


sabato 29 agosto 2015

Serata benefica per le giovani mamme e i bimbi del Centro aiuto vita

Serata di solidarietà e musica in una raffinata cornice sulle rive del lago di Garda. 
Mercoledì 2 settembre il Sestino Beach ospiterà un evento benefico a sostegno del Centro di aiuto vita di Rivoltella (Desenzano) voluta dall’attore, musicista, cabarettista e regista, veronese d'adozione, Jerry Calà.
L’iniziativa di solidarietà è firmata da Jerry Calà e SestinoBeach, elegante locale affacciato sul porto La Zattera di Rivoltella, in via Agello 41/a, e gestito da Yudi Bueno con l’aiuto di Ottavio Ferri e Puccio Gallo (nella foto sotto con l'attore Jerry Calà).
La serata si concentrerà sul Live Show del famoso attore e musicista e nel corso della serata vi sarà un breve Flash Moda di D-Ross, marchio distribuito da SGN Style.

Il locale offre ogni sera agli ospiti la possibilità di cenare con eleganza e, a seguire, godere di un assaggio musicale al pianoforte e di spettacoli sempre diversi. In questa particolare occasione, la cena sarà curata dalla “Trattoria Loda”, di Peschiera del Garda, il dolce offerto dalla Agrigelateria sull’Aia Corte Fenilazzo e i vini forniti per l’occasione dalle aziende vitivinicole Pasqua e Berlucchi.
Per info e prenotazioni: tel. 329.2472452.


Il Centro di Aiuto alla Vita è un’associazione di volontariato (onlus) che opera sul territorio desenzanese dal 1988. Ha lo scopo di offrire aiuti concreti alla maternità grazie all'impegno di una cinquantina di volontari. 
La missione primaria è la difesa della vita nascente. Aiutare una vita a nascere e aiutare un’altra vita, quella della madre, a non dire no a se stessa e al proprio figlio, sono gli obiettivi che cerca di realizzare con il metodo della condivisione e della solidarietà concreta. 
Il Cav offre, inoltre, ascolto, amicizia, sostegno e consulenza alla donna o alla coppia in difficoltà a causa di una gravidanza; ospitalità per la mamma e il bambino; aiuto nella ricerca del lavoro e dell’alloggio; aiuti economici e baby-sitting; beni di prima necessità; insegnamento della lingua italiana e anche corsi di cucina e cucito per insegnare un mestiere alle giovani donne in difficoltà. Infine, tra le altre iniziative, nel 2013 ha preso il via l’iniziativa dell’orto sociale “seminiamoinsieme”, presso il Giardino botanico Bagoda, un progetto che ha coinvolto in modo attivo utenti e volontari e ha dato risultati sorprendenti, non solo per la produzione, ma per la partecipazione, l’impegno e le relazioni che si sono create a contatto con la natura!
Nel corso del 2014, tra la sede desenzanese e quelle distaccate di Prevalle e Fasano, il Cav ha aiutato 153 future mamme, da cui sono nati 110 bimbi. Le famiglie seguite sono state 249. 
«Abbiamo cercato in tutti i modi – afferma la presidente del Centro aiuto vita desenzanese, Bruna Filippini – di trasmettere la cultura della vita e dell’accoglienza e di realizzare la promessa di Madre Teresa di Calcutta: “Promettiamoci che nessuna donna possa dire di essere stata costretta ad abortire”».


martedì 11 agosto 2015

La Festa del Vino alza i calici per i suoi primi 40 anni

Sette cantine per brindare all’estate, al prossimo Ferragosto e ai quarant’anni della Festa del Vino!


Sono proprio sette le aziende agricole protagoniste della prossima edizione della Festa del Vino di San Martino della Battaglia organizzata dal Gruppo Sportivo di San Martino d/B con il patrocinio del Comune di Desenzano del Garda. Durante la manifestazione, dal 12 al 16 agosto, come ogni anno al campo sportivo sammartinese, si potranno assaggiare i migliori vini di Citari, Ca Maiöl, Pilandro, Sgreva, Fratelli Fraccaroli, La Rifra e Zenato.


Un’occasione con cui i volontari del G.S. San Martino promuovono le realtà vitivinicole del territorio gardesano, Lugana in primis, offrono al pubblico piacevoli serate di musica e buona cucina da trascorrere in compagnia, in attesa dei magici bagliori dello spettacolo pirotecnico finale. Sin dalle origini, però, la festa è concepita per sostenere le numerose attività sportive che il G.S. San Martino organizza durante l’anno, coinvolgendo quasi 300 atleti di Desenzano nelle varie discipline: calcio, ciclismo ed handbike, pallavolo, tennis e ginnastica. Una manifestazione enogastronomica importante per il territorio e la stagione turistica della città, capace di radunare migliaia di persone ogni sera.
Quest’anno lo spettacolo pirotecnico si terrà domenica 16 agosto alle 23.
Nelle cinque serate, il programma promette specialità gastronomiche, tornei di tennis e briscola, serate danzanti con orchestre sempre diverse, le degustazioni dei migliori vini Doc del Basso Garda e, novità 2015, una serata dedicata ai giovani e agli amanti della buona musica. Giovedì 13 agosto, presso la tensostruttura, si potranno ascoltare gli “Atomic Quintet” in concerto dalle 21.30: pop, rock, blues e swing con Vincenzo Titti Castrini, Nicola Vettori, Giacomo Papetti, Paolo Zanetti e Cesare Valbusa. L’ingresso è libero.
L’inaugurazione della festa è fissata per mercoledì 12 agosto con l’apertura degli stand gastronomici alle 19. Poi dalle 21, cinque prestigiose orchestre suoneranno per gli appassionati del liscio ed esibizioni danzanti ravviveranno la pista: 
Ruggero Scandiuzzi (12/08), Daniele Tarantino (13/08), Titti Bianchi (14/08), Marco & Alice (15/08) e Rosella e Marco (16/08). 

Durante le serate, come intermezzo, si esibiranno vari gruppi e scuole di ballo: “Nueva Luce” (12/08), “My Way Danze” (13/08), “Trio Electra” (14/08) e Gruppo “Chimera” (15/08).
Il giorno di Ferragosto alle 9 del mattino si svolgerà la biciclettata per le famiglie (17 km) con ritrovo, partenza e arrivo al centro sportivo. Immancabili, la Briscolada de Feragost (Trofeo Festa del Vino) e il Torneo di tennis rodeo fit, e l’esposizione permanente di trattori a cura dell’associazione “Il Volano”. 
Presso la tensostruttura sarà allestita anche la Mostra di riproduzioni architettoniche, sculture in legno e quadri di località storiche di San martino.
La Festa del Vino quest’anno termina il 16 agosto. Ad accogliere gli ospiti agli stand del centro sportivo di San Martino d/B, ci saranno circa 200 volontari.
“La festa è un modo di fare comunità, promuovere San Martino e le sue risorse”, ricorda il direttivo del Gruppo Sportivo guidato da Roberto Turcato, pronto a dare il benvenuto a concittadini e turisti.


Ufficio Stampa e Comunicazione: Francesca Gardenato


sabato 23 maggio 2015

Viaggio nel tempo, alle radici del cibo

2077 a.C. Esattamente qui ci riporta la mostra desenzanese, che sarà inaugurata oggi pomeriggio (23 maggio 2015) alle 17 presso il Museo civico archeologico “G.Rambotti” di Desenzano del Garda. “Back To The Roots – Alle radici del cibo” è uno speciale percorso espositivo sul tema dell’alimentazione all’epoca delle palafitte, declinato nei diversi musei della Lombardia orientale e collegato al titolo di Expo Milano 2015 “Nutrire il pianeta…”

La mostra dal titolo “2077 BC Into The Groove… Nel solco dell’aratro” rimarrà allestita a Desenzano, nel museo su via Anelli fino al 6 gennaio 2016 e, a parte l’ingresso gratuito di oggi, la sua visita sarà poi inclusa nel prezzo del biglietto museale.
L’aratro rappresenta il punto di partenza per sviluppare una serie di tematiche legate all’agricoltura preistorica, e non solo: si vedranno quindi esposti attrezzi connessi alle attività agricole rinvenuti nelle palafitte, resti d’aratura scoperti nel corso di ricerche archeologiche, rappresentazioni e significati delle arature stesse. Una parte approfondirà le attività di caccia e di pesca, rappresentate attraverso gli strumenti usati per la caccia (cuspidi di frecce in selce, corno, bronzo, ami, arpioni) e le testimonianze più significative e leggibili delle faune cacciate e raccolte (palchi di cervo con cranio, vertebre di pesce, unio, tartaruga). Infine, un focus sarà dedicato alla “cucina”, ossia al focolare e a quanto anticamente adoperato per la preparazione dei cibi: grandi doli per immagazzinare cereali, recipienti in ceramica e legno per contenere il cibo, pentole…
Il progetto “Back To The Roots – Alle radici del cibo” interessa i musei archeologici della Lombardia orientale che conservano materiale provenienti degli abitati palafitticoli del Lavagnone (Museo di Desenzano del Garda),  Lucone di Polpenazze (Museo di Gavardo), San Sivino (Museo di Manerba del Garda), Bande di Cavriana (Museo di Cavriana) e Lagazzi del Vho (Museo di Padena) iscritti nel sito seriale transnazionale Unesco “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”, in collaborazione con la Soprintendenza archeologica della Regione Lombardia.

Negli abitati palafitticoli la forte umidità, o l’immersione nell’acqua, ha permesso la conservazione in questi ambienti di materiali organici spesso rinvenuti in ottimo stato: il legno (per realizzare manufatti quali aratri, piroghe, recipienti…), vari tipi di intreccio (corde, cesti) e resti di piante e pollini recuperati nei sedimenti lacustri che costituiscono una fondamentale risorsa per conoscere le caratteristiche dell’ambiente naturale e la dieta delle antiche popolazioni. 
Dagli scavi archeologici provengono numerose altre testimonianze che riguardano l’agricoltura, l’allevamento, la lavorazione dei metalli e che offrono informazioni su contatti e influssi anche a lunghe distanze. Tutto ciò rende i siti palafitticoli di notevole interesse per il tema centrale di Expo 2015: l’alimentazione, food!
I percorsi tematici sull’alimentazione all’interno dei musei partono dall’analisi dei dati di scavo, vecchi e recenti, e con l’ausilio delle analisi paleobotaniche e archeozoologiche. Vengono affiancati laboratori didattici progettati ad hoc, soprattutto per le scuole. Tutti gli apparati didattici, pannelli e catalogo, sono redatti in italiano e inglese: la scelta delle due lingue “ufficiali” è evocata anche nel titolo generale e nei sottotitoli, specifici per ogni museo, delle mostre.

Il Museo "G.Rambotti" è aperto e visitabile nei seguenti giorni e orari:
martedì e mercoledì ore 9-13, giovedì e venerdì 15-19, sabato, domenica e festivi 14.30-19.