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sabato 14 maggio 2016

Cuori Ben Nati, non solo folklore: "Una vita per Rivoltella"

Il Gruppo folcloristico Cuori Ben Nati di Rivoltella sul Garda (Desenzano) compie 50 anni e presenta domani mattina il nuovo libro sulla propria storia, con ricordi, aneddoti, immagini e illustrazioni che raccontano mezzo secolo di amicizia, eventi, iniziative culturali e amore per il proprio paese.
Per onorare il 50° anniversario, il gruppo folcloristico fondato nel 1966 dall’attuale presidente onorario Luigino Mura mantiene fede alla missione originaria: rendere allegra Rivoltella, preservare le tradizioni locali e organizzare momenti di incontro e di festa per la comunità. Ecco dunque che il secondo appuntamento dell’anno, dopo la Sagra di San Biase in occasione del santo patrono (dal 3 al 7 febbraio scorso), il nuovo invito è a Villa Brunati, in via Agello a Rivoltella: la prossima domenica 15 maggio alle 10 sarà presentato il libro “Una vita per Rivoltella”, pubblicazione fresca di stampa realizzata con il patrocinio del Comune di Desenzano.
Il presidentissimo Luigino Mura
Come lo ha battezzato il presidente Giuliano Garagna, è “il libro di una notte”, di agile e piacevole lettura. Una raccolta di momenti principali e goliardici del gruppo, partito da una comitiva di amici capitanati da Luigino Mura che nel giugno del 1966 si ritrovavano nei locali dell’ex Trattoria Alpino in via Parrocchiale. Indimenticabili i numerosi eventi realizzati in questo mezzo secolo di storia rivoltellese: le sagre per San Biagio, le pasquette, i concorsi canori per bambini, i vinodotti, le feste del Bek, i presepi viventi e le sfilate dei Magi, le cene sotto le stelle, Risoltella e le serate d’apertura e chiusura dell’estate e, regina delle feste, la ben nota Festa del Lago e dell’Ospite, quest’anno alla sua 50ª edizione.
I testi del libro sono curati da Bruno Breda e Francesca Gardenato, con le illustrazioni del fumettista Michele Avigo; la stampa è realizzata dalla tipolitografia Franceschini di Lonato.
Alla presentazione di domenica 15 maggio interverranno il presidente onorario (o presidentissimo) Luigino Mura e il presidente in carica Giuliano Garagna, il sindaco Rosa Leso e agli assessori Antonella Soccini (Cultura) e Valentino Righetti (Turismo); alla lettura di alcuni aneddoti dei Cuori Ben Nati, seguirà un brindisi con buffet in via parrocchiale, nel locale che un tempo ospitava la Trattoria Alpino, sede di fondazione del gruppo e delle prime, storiche elezioni.
In tutti questi anni la Banda folcloristica o “Banda del Bordèl” è stata la bandiera dell’associazione e ha portato i Cuori Ben Nati e il nome di Rivoltella, e Desenzano, in giro per l’Italia e all’estero con la simpatia contagiosa di questa band inusuale, dagli strumenti originali e fantasiosi (forbici, ciabatte, martelletti…) e il repertorio di musica popolare italiana, capace di far divertire italiani e stranieri.
«Il compito di questo gruppo, oggi come allora – commenta il fondatore Luigino Mura – l’è de tegnèr alégra e viva la nòsa cara Riultèla (è di tenere allegra e viva la nostra cara Rivoltella). E nei prossimi anni toccherà alle nuove leve raccogliere il testimone e affiancare i volontari più maturi per andare avanti, sempre per il bene della comunità di Rivoltella, senza gelosie e rivalità ma con amicizia e buona volontà».
Nelle pagine del libro per il 50°, commenta il presidente in carica Giuliano Garagna, «abbiamo voluto raccontare attraverso la episodi, fatti realmente accaduti, illustrazioni e fotografie del nostro archivio cosa sono stati questi cinquant’anni di vita del Gruppo Cuori Ben Nati di Rivoltella. È stata una lunga e intensa cavalcata, che alcuni di noi ancora in vita possono raccontare, una cavalcata fatta di entusiasmi, di mattate, di risate, di brindisi e a volte anche di delusioni e amarezze».
In questa occasione speciale, il ricordo del presidente, del direttivo e di tutti i collaboratori va ai molti artefici di questa avventura che, a vario modo, hanno contribuito alla vitalità del sodalizio.
«A tutti loro – conclude il presidente Garagna – dedichiamo queste pagine scritte con il cuore e con la stessa passione che loro infusero nel realizzare gli obbiettivi prefissati e nel far crescere il nostro gruppo. Un grazie a loro e, naturalmente, a Luigino che oggi si è ritirato, ma che con la sua fantasia ha inventato questa grande famiglia e ha saputo nutrirla e mantenerla viva con le sue poesie e le sue citazioni storiche. Prima fra tutte, la frase memorabile, scelta per il sottotitolo del libro: i Cuori Ben Nati non periscono mai».



GLI ALTRI EVENTI IN PROGRAMMA PER IL 50°

A Rivoltella sul Garda l’estate si apre sabato 18 giugno alle 19 con l’evento gastronomico “Risoltella”, degustazione di risotti e porchetta per le vie del paese, e alle 21.15 la serata finale del 5° concorso nazionale “Vesti la Musica… in abito da sera”.
Da mercoledì 3 a domenica 7 agosto la 50ª Festa del lago e dell’ospite al porto di Rivoltella con annullo filatelico per il 50° anniversario.
Sabato 10 settembre, manifestazione di chiusura dell’estate e sabato 24 dicembre “Auguri di buone feste” per la Vigilia di Natale in compagnia della Banda folcloristica dei Cuori Ben Nati per le vie centrali di Rivoltella. Tutti gli eventi sono a ingresso libero.
Per ulteriori informazioni vi invito a visitare il sito: www.cuoribennati.org


giovedì 28 aprile 2016

Gioco d'azzardo, non aspettate... "Fate il nostro gioco"

Nell’ambito del progetto gardesano “Il Rosso e il Nero”, per la prevenzione del gioco d’azzardo patologico e l’assistenza ai giocatori a rischio e alle loro famiglie, giovedì 28 aprile (oggi) alle 20.45 in Biblioteca il Comune di Desenzano propone una conferenza-spettacolo dal titolo “Fate il nostro gioco”. 
La serata è promossa con il Consorzio “Gli Acrobati Onlus”, in collaborazione con la Fondazione servizi integrati gardesani, Comunità montana Parco Alto Garda Bresciano e Unione Comuni Valtenesi, partner del progetto intercomunale “Il Rosso e il Nero”, finanziato da Regione Lombardia e di cui Desenzano è ente capofila.
All’interno di tale progetto sono stati avviati e sono operativi da inizio anno tre sportelli di consulenza sul Garda bresciano – a Sirmione, Manerba e Gargnano – gestiti dai professionisti di “Gli AcrobatiOnlus”, con momenti di sensibilizzazione e la proposta di attività a scopo preventivo.
Lo spettacolo “Fate il nostro gioco” si terrà nella Sala della Musa, al primo piano della Biblioteca civica “A.Anelli” in via Agello, e toccherà i temi e i numeri del gioco d’azzardo, tra matematica, emozioni e luoghi comuni sulle probabilità di vincere e perdere. Già molto apprezzata a livello nazionale, e non solo, la rappresentazione è curata da Paolo Canova e Diego Rizzato, un matematico e un fisico dell’Università di Torino, i quali hanno già riscosso ampio successo a Roma, in sedici regioni d’Italia e in varie località di Svizzera e Francia, coinvolgendo quasi 100mila persone.
Durante la serata, commentano gli autori Canova e Rizzato, «verranno suggerite al pubblico e smontate alcune delle più diffuse “false credenze” sul gioco d’azzardo, per restituire senso delle reali probabilità di vincere al Superenalotto o al Gratta e Vinci attraverso simulazioni di gioco, video e una continua interazione con il pubblico». Per arrivare alla dimostrazione divertente e coinvolgente che “al gioco si perde: è matematico”.
«Con questa serata e con le altre iniziative previste per il 2016 all’interno del progetto gardesano “No Slot” – commenta l’assessore ai Servizi sociali di Desenzano, Antonella Soccini – vogliamo rinnovare a tutti l’invito a non sottovalutare mai i segnali d’allarme che le persone a noi vicine possono manifestare e ad accogliere l’aiuto di professionisti e le informazioni sui servizi di cura territoriali. Grazie alla collaborazione con il consorzio “Gli Acrobati”, accreditato dal sistema sociosanitario regionale, da quest’anno siamo operativi in tre zone del Garda bresciano con sportelli di ascolto, prevenzione e sostegno, in grado di aiutare chi vive il disagio in prima persona e le rispettive famiglie». 
Tale servizio è completamente gratuito e garantisce la massima tutela della privacy; tre i punti di ascolto: 
- per il basso Garda, presso la ludoteca in piazza Virgilio 52 a Sirmione; 
- per il medio Garda, al Consultorio familiare Nodi in via Gassman 2 a Manerba; 
- per l’alto lago, presso la sede della Comunità montana in via Oliva 32 a Gargnano.
Per fissare un appuntamento è possibile contattare la dottoressa Cinzia Sala (345 0159328, cinzia.sala(at)smigliacrobati.it).

Un’altra iniziativa del progetto “No Slot” è già programmata per mercoledì 18 maggio alle 20.45, sempre nella Biblioteca civica di Desenzano: “Una moneta... almeno una. Il gioco d’azzardo e i segnali d’allarme”, incontro con l’assistente sociale Elena Almici e con l’educatrice Paola Tassone sul tema.

Per ulteriori informazioni sugli eventi-spettacolo “Fate il nostro gioco”:


venerdì 8 aprile 2016

Sirmione e Mille Miglia, incontro di eccellenze sul Garda

Da un mese mi sto occupando dell'Ufficio stampa del Comune di Sirmione e ho deciso di condividere qui il comunicato di uno degli eventi più importanti della stagione, la cui inaugurazione è giusto domani... Sirmione e la Mille Miglia, un incontro di eccellenze!
Torna tra le vie e le piazze di Sirmione la macchinina rossa, inconfondibile simbolo della “corsa più bella del mondo”, un concentrato di storia, creatività e cultura bresciana e italiana.
Sirmione ospita una prova speciale della Mille Miglia, giovedì 19 maggio, che terminerà proprio davanti al castello scaligero, portando con sé tutta la storia e il valore sociale dell’evento. Un incontro tra eccellenze, la Freccia Rossa e la perla delle penisole.
In prossimità dell’appuntamento di maggio, il Comune di Sirmione avvia un ciclo di iniziative per celebrare questo grande evento.
Domani, sabato 9 aprile alle 17.30 sarà inaugurata la tradizionale mostra dal titolo “La Corsa nel tempo, 1000MIGLIA 27/38”: un suggestivo racconto per immagini del periodo fascista, dal 1927 al 1938, presso Palazzo Callas Exhibitions, dove i visitatori potranno gustarsi tutta la bellezza dei ricordi sentendosi come a casa propria…

DAL VIAGGIO

Erano le 8 del mattino, quel 26 marzo 1927, quando con la partenza dell’Isotta Fraschini di Aymo Maggi e Bindo Maserati prendeva vita la leggendaria Freccia Rossa che avrebbe accompagnato gli italiani dell’anteguerra. A trionfare in quella prima edizione della Mille Miglia furono sono Nando Minoja e Giuseppe Morandi, piloti della fabbrica di casa, la O.M. Officine Meccaniche.
Ai tempi non c’erano mezzi di comunicazione che raccontassero l’evento in tempo reale, la televisione non era ancora stata inventata e la radio era solo agli inizi: fu il passaparola a svegliare i bresciani e funzionò benissimo, tanto che il pubblico radunato lungo le strade era numerosissimo, sebbene nessuno immaginasse che la lunga cavalcata Brescia-Roma andata e ritorno, quasi 1.700 km d’Italia, sarebbe potuta durare così poco. Venti ore e una media di 77 km/orari per i primi arrivati. 
Le strade degli anni ‘20 non erano asfaltate e gran parte delle carreggiate ancora sterrate. I concorrenti della Prima Coppa Mille Miglia partirono con i bagagli, convinti di stare in viaggio almeno due giorni. I giornali di allora  titolavano che “una nuova era” si era aperta, l’automobile era passata per le strade di mezza Italia come “un dominatore di tempo e di spazio”.
Ecco, la Mille Miglia era già il simbolo di libertà, innovazione e di un futuro di speranza. Emblema di un’Italia che poteva ambire a muoversi velocemente a bordo di auto sicure, di famiglie che si radunavano di fronte a quel passaggio straordinario, mezzi meccanici potenti e capaci di far sgranare gli occhi ai grandi quanto ai piccoli. I figli sulle spalle dei padri, le fidanzate abbracciate ai futuri mariti. E i piloti, dei supereroi.

ALLA MOSTRA

Si inaugura questo sabato 9 aprile alle 17.30, in piazza Carducci, il primo di una serie di eventi con cui Sirmione celebra l’eccellenza italiana e mondiale della Mille Miglia. Alla presenza di numerose autorità, sarà tagliato il nastro della tradizionale mostra dedicata alla Freccia Rossa e quest’anno intitolata “La Corsa nel tempo, 1000MIGLIA 27/38”: un suggestivo racconto per immagini di un’epoca straordinaria e pionieristica, dal 1927 al 1938, presso Palazzo Callas Exhibitions. L’evento ha il patrocinio di 1000Miglia, Consorzio Lago di Garda Lombardia e Provincia di Brescia, e si avvale della collaborazione di vari sponsor per il particolare allestimento studiato.

Alla cerimonia inaugurale interverranno: il sindaco di Sirmione Alessandro Mattinzoli, Giuseppe Cherubini membro del comitato organizzatore e responsabile del percorso della Mille Miglia rievocativa, il presidente del Consorzio Lago di Garda Lombardia Franco Cerini, il presidente del Consorzio Albergatori e Ristoratori di Sirmione Fabio Barelli, il presidente della Fondazione Negri Mauro Negri e Cesare De Agostini, tra i più conosciuti e affermati scrittori di storia dell’automobilismo, considerato il più autorevole storico di Tazio Nuvolari. Introduce e modera Attilio Facconi, giornalista, storico della Mille Miglia e autore di numerose pubblicazioni sulla grande corsa.
A completamento di questa straordinaria cornice, in piazza Carducci, saranno esposte alcune prestigiose auto d’epoca: un’Alfa Romeo 6C 1750 GS Zagato del 1933, una Fiat 508 S Balilla Sport del 1934, una Lancia Augusta Bertone cabriolet del 1934 e una Rally NCP Salmson del 1935.
Giovedì 19 maggio Sirmione ospiterà una prova speciale dell’evento Mille Miglia, che terminerà proprio davanti al castello. Un connubio di eccellenze, fascino, eleganza, storia e innovazione. E per celebrare questo grande e atteso avvenimento Sirmione ha allestito anche quest’anno una mostra memorabile, con oltre cinquanta fotografie di grande e grandissimo formato, provenienti dalla Fondazione Negri, custode dello storico patrimonio fotografico dello Studio Negri di Brescia, il più importante archivio sulla Mille Miglia. Un filmato d’epoca dell’Istituto Luce offrirà ai visitatori la possibilità di immergersi completamente nello spirito della corsa. Per gustarsi al meglio la visita e sentirsi come a casa... salotti e divani saranno a disposizione degli ospiti che potranno apprezzare il meglio dell’accoglienza sirmionese e viaggiare indietro nel tempo, mettendosi comodi!
Il Museo Nicolis di Villafranca (Vr), noto per le numerose collezioni private di auto, moto, mezzi e strumenti d’epoca, offrirà una sorpresa per gli ospiti.
Dopo l’inaugurazione di sabato 9 aprile, l’apertura proseguirà fino al 3 luglio 2016 tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19 (venerdì e sabato fino alle 22), sempre a ingresso libero.

Le immagini storiche sono gentilmente concesse dalla Fondazione Negri Onlus.


domenica 20 marzo 2016

Sirmione premia le voci bianche di Isabella e Juliano in una serata di festa

A trionfare ieri sul palco del 6° Concorso Voci Bianchi Noi Musica 2016 a Sirmione, in una serata di musica “in famiglia” per la Festa del papà, sono stati una mantovana e un bresciano: Isabella Olivato di Levata di Curtatone (Mn) per la categoria “bambini” e Juliano Robattini di Desenzano per la sezione “ragazzi”.
La manifestazione, proposta dal Centro di pastorale giovanile del lago bresciano e dal Progetto Noi Musica con il patrocinio del Comune di Sirmione e la preziosa collaborazione della Parrocchia di Colombare, ha visto esibirsi una trentina di voci bianche dai 5 ai 12 anni, divise in due categorie (bambini 5-9 anni e ragazzi 10-12 anni) con le canzoni dello Zecchino d’oro e, per i più grandi, un repertorio musicale pop, italiano e internazionale.
Isabella Olivato, vincitrice "bambini"
Serata di musica e allegria all’Oratorio "Eden" di Colombare, tra l’intrattenimento magi-comico del Mago Alesgar di Eventi Wawawiwowa e gli applausi entusiasti del pubblico. 
La giuria di Noi Musica, composta da esperti di musica, ha svolto il duro lavoro di valutazione per l’assegnazione dei premi ai concorrenti in gara, con un ottimo livello generale dei partecipanti, fermo restando che l’importante è divertirsi e condividere la gioia di cantare e “nutrirsi” di musica insieme.
Juliano Robattini, primo classificato "ragazzi"
I vincitori del 6° Concorso per Voci Bianche Noi Musica 2016 sono: per la categoria bambini”, dietro alla mantovana Isabella Olivato (9 anni), secondo posto per Alyssa Signoroni (8 anni, di Adro) e terzo piazzamento per Ginevra Cantori (7 anni, di Coccaglio). Nella sezione “ragazzi”, invece, sul gradino più alto del podio è salito il desenzanese Juliano Robattini (12 anni), secondo premio per Massimo Cantori (12 anni, di Coccaglio) e terzo per Emma Gabusi, altra dodicenne di Desenzano. Un premio speciale, inoltre, è stato assegnato dalla giuria al gruppo composto da Anita Coccia, Francesco Salaorni, Miriam e Pietro Abeni, che apriranno la serata di “Noi Talent” il prossimo sabato 9 aprile a Lonato con la cover dello Zecchino d’oro “La banda che sbanda”.
Tutti i partecipanti al 6° Concorso Voci Bianche Noi Musica 2016
Continuano fino al 4 aprile le iscrizioni al secondo “talent show” del lago di Garda, “Noi Talent”, che si terrà sabato 9 aprile presso il lonatese Teatro Italia. Le  categorie di gara quest’anno sono due: “canto” (brani inediti e cover) e “intrattenimento & altri talenti” (ballerini, comici, imitatori, artisti di strada, attori…). Info e regolamento: www.noimusica.org.
Fino al 19 aprile proseguono anche le iscrizioni al 5° Concorso nazionale di moda musicale “Vesti la Musica… in abito da sera”, per appassionati di moda, sarti, stilisti emergenti provenienti da tutta Italia, che potranno accedere all’elegante sfilata finale a Desenzano, sabato 18 giugno. Il tema 2016 per le creazioni in tessuto e le canzoni abbinate, scelte dagli stilisti, è il circo… “L’Atelier du Cirque”. Info: www.vestilamusica.blogspot.com – www.noimusica.org

I piccoli vincitori del concorso a Sirmione

Le immagini sono scattate da Alessia Tonizzo – Il Matrimonio Trendy di Lonato del Garda









martedì 15 marzo 2016

Noemi a sul Garda: fan euforici incoronano "La borsa di una donna"

La rossa Noemi conquista i fan del lago di Garda!
La sua borsa custodisce gelosamente cellulare, idee e musica, ma dentro ci sta una vita intera. Nei suoi occhi azzurrissimi raggi di sole, energia pura. È una forza della natura Noemi, nome d’arte di Veronica Scopelliti, 34 anni di grinta, simpatia ed evidente talento che a Lonato del Garda hanno riempito il centro commerciale!

Il 6 marzo scorso, la cantante romana è stata protagonista di una domenica pomeriggio tra centinaia di fan del Leone Shopping Center di Lonato, firmando circa 300 dischi in due ore. E il suo nuovo album, “Cuore d’artista”, uscito da poche settimane, già va forte. Dentro ci sono pezzi di grandi autori come Giuliano Sangiorgi dei Negroamaro, Marco Masini e Ivano Fossati. Non hanno dubbio gli adolescenti e i giovani in coda per lei a caccia di un autografo: «Il pezzo migliore è “La borsa di una donna”». L’abbiamo ascoltata sul palco dell’Ariston lo scorso febbraio, anche se Sanremo 2016 le ha portato “solo” l’ottava posizione. Del risultato finale, però, la rossa si preoccupa relativamente. «Il festival è andato bene, è stato molto seguito e io mi sono divertita,sono contenta. Siamo solo all’inizio!».
Ora la palla passa alle radio e sembra che il pubblico, come quello radunato a Lonato per il firmacopie, abbia già deciso che è un pezzo vincente. Testo intenso, nostalgico, rappresentativo di ogni donna.
Senza musica, accenna un paio di canzoni e scherza con i fan la donna-talent, vincitrice di X Factor 2 e con un recente passato da giudice di The Voice. Incontra centinaia di bambini, ragazzi, mamme, gente di ogni età proveniente da varie province, in primis Brescia, Verona e Mantova, ma qualcuno si è fatto pure il viaggio da Bologna per abbracciare la rossa con una marcia in più. Voce calda, sorriso contagioso, per tutte le due ore non smettere di gioire con i suoi fan: saluta, scatta foto, scrive dediche, riceve e distribuisce abbracci. Piace davvero a tutti Noemi, che anche davanti alla stampa non si ritrae e, prima del bagno di folla, ci concede questa intervista…


Gioie e dolori, soddisfazioni e ricordi del tuo Festival di Sanremo 2016?
«Mi viene in mente la cabala. Dicevano tutti che il mio pezzo somiglia a “Quello che le donne non dicono” di Fiorella Mannoia. Anche il mio è arrivato 8°, sarà un segno? Penso che siamo solo all’inizio… Non è un pezzo radiofonico, di quelli che ti rimangono subito in testa, ma ha qualcosa da dire, è d’impatto, è vero».

Siamo solo all’inizio, infatti, perché la partita ora si gioca in radio...
«Sono contenta che “La borsa di una donna” stia andando bene, le persone lo stanno apprezzando e lo ascoltano sempre di più».

La vera peculiarità è il testo. Si distingue, ci fa riflettere…
«Non è un testo semplice, ha un certo spessore e riuscire a sostenerlo mi dà una certa importanza».

Con Marco Masini continuerà la collaborazione?
«Con Marco mi diverto un sacco e lui scrive benissimo. Poi, adesso che la Roma ha vinto con la Fiorentina 4-1 e lui è super tifoso dei Viola...».

Il verso a te più caro, quello che senti più tuo della canzone di Masini?
«Anni spesi per ritrovare / Le cose che qualcuno è riuscito a smarrire / La voglia di sorridere, di perdonare / La debolezza di essere ancora / Come ti vogliono gli altri... Bellissime parole, che riassumono un po’ tutte le donne».

Come tutte le donne, avrai qualcosa che custodisci gelosamente nella tua borsetta?
«Senz’altro: il mio telefono, non per i messaggi o chissà che cosa, ma semplicemente perché ci custodisco i miei provini, le mie canzoni e le mie idee. Ne sono gelosissima!».

Questa canzone e l’evento di oggi, a Lonato del Garda, è un omaggio all’8 marzo e a tutte le donne. Qual è il messaggio che vorresti lanciare per questa festa?
«Il mio messaggio è di vivere con leggerezza, senza diventare frivole (anche se un po’ di frivolezza non fa mai male!), ma di non smettere mai di essere in contatto con la nostra parte più femminile. Essere forti, sì, ma mantenere una delicatezza e una dolcezza nell’affrontare i momenti della vita».

Prossimi progetti, ospitate, concerti… qualche anticipazione?
«Tenete d’occhio la tv, perché sarò molto in giro!» (E Noemi ammicca).

Dei talent cosa ti è rimasto addosso?
«Tanti ricordi. È stata una parte molto spensierata della mia vita perché cantare i pezzi degli altri è più facile e ti senti più leggero. Di queste esperienze mi restano molti amici e un senso di leggerezza e divertimento».

Come giudice di un talent cosa guardi o cerchi nelle nuove proposte?
«La novità. Si cerca sempre qualcuno che ha qualcosa da esprimere. Ma io sto ancora cercando me stessa! Per cui ho deciso di lasciare ad altri questa avventura. Resterò in tv però…».

La Noemi cantautrice, quando uscirà?
«Penso che cantare canzoni degli altri non voglia dire che non sentirle proprie. Si lavora come due sarti, si cuce insieme un abito su misura. “Made in London” era pieno di parti mie… Certo, ho la sfortuna di collaborare con grandissimi autori, e loro hanno un peso tale e scrivono cose tanto interessanti che si notano di più».

Si percepisce una tua profondità, tu hai dichiarato di essere molto religiosa. La fede ti ha aiutato nel tuo percorso?
«La musica è una preghiera. La fede mi ha aiutata e mi aiuta nella mia vita privata; sarò alternativa o fuori moda, ma a me credere dà molta forza».

venerdì 26 febbraio 2016

Benessere, salute e alimentazione: ne parliamo a Golositalia

Benessere, salute e alimentazione. Ne parliamo domani pomeriggio, 27 febbraio, alle ore 16 al padiglione 1 (sala seminari) del Centro fiera del Garda di Montichiari (BS). 
Da domani a martedì 1 marzo il Centro Fiera ospita la quinta edizione di Golositalia, fiera nazionale dedicata alle eccellenze del settore enogastronomico, alla ristorazione e alle attrezzature professionali con oltre 600 espositori, circa 120 eventi, nuove tendenze tra food & beverage, social e vegan life!

Ecco il programma del mio seminario e gli ospiti coinvolti

“BEN-ESSERE NATURALE 
                           E ARMONIA TRA MENTE E CORPO”

Molti piccoli problemi e acciacchi quotidiani potrebbero essere ridimensionati, se non addirittura risolti, attraverso una maggiore consapevolezza di se stessi e di come l’alimentazione sia il “carburante” essenziale per far funzionare al meglio il nostro organismo. 
Con piccole modifiche del nostro stile di vita, una dieta più bilanciata e salutare, prendendoci cura di mente e corpo come un “tutt’uno”, aiutandoci con yoga o momenti di meditazione, possiamo riequilibrare le nostre energie e migliorare il nostro benessere psicofisico, a ogni età, prendendoci i giusti tempi per pensare a noi e, di conseguenza, dedicarci meglio agli altri!

INTERVENGONO:

  #   Vladimiro Colombi, naturopata (tra i maggiori esperti in Naturopatia e autore del portale Naturessere.it) – “Alimentazione e cucina naturale per una qualità di vita migliore”

 #   Sara Ziliani, psicologa e sessuologa – “Mente e corpo: un sistema unitario”, stress, malattie psicosomatiche e benessere psicologico

#  Milena Arlia, operatrice Yoga – “Lavorare sul corpo per rigenerare la mente”. Il significato antico della parola yoga è proprio unione tra corpo e mente

#  Alice Davi e Pierluigi Castallo, titolari della azienda agricola biologica Cascina Primavera – La favola moderna di Alice e Pigi e della loro fattoria urbana di Centenaro (Lonato): “La passione di Pierluigi nel coltivare la terra dei nonni e la gioia di Alice nel ‘coccolare’ le persone che amano mangiare sano e stare bene”

 # MarilenaPinti, naturopata ed esperta di erbe spontanee e cucina naturale e titolare dell’Agriturismo Catena Rossa – “La natura ha già inventato tutto ciò di cui abbiamo bisogno…”


Alice e Pierluigi di Cascina Primavera

Abbiate buona cura del Vostro corpo, perché è l’unico posto in cui dovete vivere. E non lasciate che a dettare le regole sia la vostra mente.

Vi aspettiamo!

Modera: Francesca Gardenato, giornalista

martedì 23 febbraio 2016

Erri De Luca e il Canzoniere Grecanico sbarcano sul Garda... a Sirmione

Erri De Luca sbarca a Sirmione!
“Solo andata” è il titolo dell’evento che aprirà il marzo sirmionese con Erri De Luca e il Canzoniere Grecanico Salentino (CGS). Ospite d’eccezione del cartellone teatrale “Sabato a Palazzo” sarà  il giornalista, scrittore e poeta italiano, sul palco di Palazzo dei Congressi venerdì 5 marzo alle 20.45 con lo spettacolo “Solo Andata”.
L’opera apre la rassegna “Garda Musei Tener-a-mente”, che nel 2016 diventa rassegna diffusa sul territorio gardesano grazie alla collaborazione con la Fondazione del Vittoriale degli Italiani e la rete Garda Musei, nata come officina di arte e cultura con un’offerta che si prolunga durante tutto l’anno e abbraccia varie località benacensi.
Il Canzoniere Grecanico Salentino ed Erri De Luca proseguono la loro collaborazione dopo il grande successo che “Solo Andata” ha ottenuto nella scorsa stagione, meritando il Premio “Arte e Diritti Umani 2014” di Amnesty International e la menzione del quotidiano britannico “The Guardian”, che ha inserito il brano nella lista delle migliori canzoni folk-world.
Erri De Luca
In teatro a Sirmione, settimana prossima, arriva quindi uno spettacolo originale in cui tradizione e mito, storie vecchie e nuove convergono in un unico racconto, radicato ai luoghi e agli eventi del presente, scandito dal ritmo del connubio tra la musica e la danza del Canzoniere, e l’inconfondibile parola di Erri De Luca, sempre geniale ed evocativa. Un tour che parte da Milano il 3 marzo e arriva fino a Roma e a Pescara, con due tappe sul lago di Garda (una il 4 marzo al Vittoriale di Gardone Riviera e il 5 marzo al Palacreberg di Sirmione). Come ha dichiarato in un’intervista lo scrittore Erri De Luca, “le parole quando vengono sollevate dalla musica e portate in giro, in mezzo alle persone, diventano aria, fiato e nuova musica”. “Solo andata” è interpretato da molti immigrati, partiti per necessità dal loro Paese e oggi abitanti di Lecce, che si sono inseriti nella loro nuova terra, la loro Terra dell’oro, e che non vorrebbero più tornare perché qui vorrebbero crescere i loro figli.
Una veduta di Sirmione
Prevendite per il 5 marzo riservate ai cittadini di Sirmione e agli abbonati della rassegna “Sabato a Palazzo”. Il costo del biglietto è di 20,70 euro (18 euro più i diritti di prevendita) ed è acquistabile direttamente tramite Garda Musei Tener-a-mente, info: www.anfiteatrodelvittoriale.it.

domenica 21 febbraio 2016

Intervista a Mario Melazzini. Quando la sofferenza diventa speranza e forza

Pubblico in questo post la mia intervista integrale, realizzata a inizio febbraio al dottor Mario Melazzini per il settimanale Verona Fedele e pubblicata sul numero di questo venerdì 19 febbraio 2016. 


Arriva puntuale in una sala gremita della Biblioteca di Sirmione (venerdì 5 febbraio). Sulle medesime sponde del lago di Garda, dove anni fa conobbe attraverso i suoi scritti la venerabile Benedetta Bianchi Porro, studentessa di medicina come lui, affetta da una malattia rara. Come lui. Il dottor MarioMelazzini, medico oncologo, da 14 anni soffre di una patologia rara, neurodegenerativa: la Sla, acronimo di sclerosilaterale amiotrofica. Sua compagna di vita da quando, il 17 febbraio 2002, il suo piede sinistro non riuscì ad agganciare il pedale della bicicletta per affrontare la corsa quotidiana.
Padre di tre figli e già nonno, Melazzini non si è arreso alla malattia: oggi è anche assessore alla ricerca e all’innovazione della Regione Lombardia, al timone di Arisla (fondazione italiana per la ricerca sulla Sla) e il dicembre scorso è stato nominato dal ministro Beatrice Lorenzin presidente dell’Agenzia italiana del farmaco, Aifa. 
Il dottor Mario Melazzini a Sirmione
Nonostante la fatica del viaggio in auto da Milano, il medico conquista da subito la platea con il suo sorriso rassicurante, la voce calma e quella forza straordinaria che sgorga dalla speranza, ispiratrice del suo ultimo libro (“Lo Sguardo e la Speranza. La vita è bella, non solo nei film”, Edizioni San Paolo, 2015) e della sua idea di rapporto medico-paziente.
«Ho imparato dai miei pazienti che inguaribile non è sinonimo di incurabile – afferma Mario Melazzini – e che la dignità sta nell’occhio del curante: per questo parlo sempre di sguardo. Oltre alla medicina, anche la speranza è uno strumento di cura e di vita, e lo sguardo dei familiari, degli amici, dei colleghi può essere espressione di fiducia e di speranza: aiuta ad affrontare meglio la malattia, la solitudine, la sofferenza».
Nonostante la malattia, ha accettato l’ennesima sfida il dottor Melazzini: mettersi alla guida di un mercato che muove 30 miliardi di euro e che decide con quali medicine curarsi. «Andare in giro a parlare – continua il neopresidente di Aifa – mi pesa molto, più dal punto di vista emotivo che fisico. Per prepararmi ad uscire ci metto circa tre ore e mezza, la mattina; la cravatta mi sta scomoda, le scarpe mi fanno gonfiare i piedi, e poi c’è la notte da affrontare… ma questi incontri sono momenti di carica propulsiva che mi danno grande energia».
Biblioteca di Sirmione
L’incarico come presidente di Aifa dà, ancora una volta, una svolta alla sua vita. Quali sono gli obiettivi della sua “nuova battaglia”?

«Credo che ci troviamo di fronte a una sfida importantissima. In un contesto particolare, in cui il costo dei farmaci è in crescita, diventa necessario promuovere una nuova governance del farmaco. L’obiettivo è la sostenibilità della spesa farmaceutica alla luce dei nuovi farmaci innovativi. Obiettivi importanti che Aifa sta già perseguendo grazie all’impegno dell’attuale direttore generale Luca Pani».

Lei ha parlato spesso dell’importanza di bilanciare l’efficacia delle cure con la qualità di vita dei pazienti e i costi. Come si raggiunge, a suo avviso, questo equilibrio? Quando è opportuno fermarsi per non sconfinare in “accadimento terapeutico”?

«È un tema delicato quello dell’equilibrio e della correttezza appropriata nella somministrazione di farmaci, anche a malati terminali. Fermarsi non significa non voler più offrire le terapie, ma garantire le cure, la presa in carico e sollecitare un confronto sulla necessità di dover bilanciare al meglio l’efficacia della terapia con la qualità di vita del paziente. Un equilibrio che ritengo si possa raggiungere mettendo al centro delle proprie azioni la persona e suoi bisogni. Da tempo sostengo fermamente che sia fondamentale garantire un percorso di presa in carico sia del paziente che dei suoi familiari, per assicurare la continuità assistenziale. È inoltre importante il ruolo che le istituzioni, insieme al mondo sanitario e sociosanitario, devono ricoprire affinché si abbia la certezza concreta che nel nostro Paese ognuno riceva trattamenti, cure e sostegni adeguati. 
La medicina, i servizi sociosanitari e, più in generale, la società forniscono risposte ai differenti problemi posti dalla malattia, dal dolore e dalla sofferenza: risposte che devono essere implementate e potenziate. Bisogna evitare che certe correnti di pensiero trasformino la persona malata e/o con disabilità in un peso e costo sociale: un’idea che aumenta la solitudine dei malati e delle loro famiglie, introduce nelle persone più fragili il dubbio di poter essere vittima di un programmato disinteresse da parte della società, e favorisce decisioni rinunciatarie. Credo che la medicina e la scienza, così le persone che vi operano, debbano intervenire per eliminare o alleviare il dolore delle persone malate o con disabilità e migliorare la loro qualità di vita, evitando ogni forma di accanimento terapeutico. Questo conferma il senso della nostra professione medica».

Cosa manca secondo lei, in maniera sostanziale, in Italia per dare più dignità ai malati di Sla e di altre patologie altamente invalidanti?

«Gli operatori sanitari dovrebbero essere più consapevoli di ricoprire un ruolo fondamentale nel percorso di cura di ogni malato e da qui farne derivare un sentimento di profonda partecipazione. È necessario sviluppare sempre di più nel rapporto medico-paziente un forte senso di empatia che porta al processo di condivisione del percorso terapeutico assistenziale. La persona deve diventare il “motore” centrale di questo percorso affinché si avvii un reale cambiamento, che può divenire davvero epocale. Bisogna porre sull’altro uno sguardo nuovo, che consente di leggere le sue reali necessità ed essere così in grado di formulare delle risposte concrete ed efficaci. Si tratta di uno sguardo aperto, che può dare dignità e sentirla restituita. Uno sguardo che io stesso ho imparato a conoscere e che mi ha permesso di comprendere la mia malattia». 

La sua determinazione a vivere una vita normale e felice, nonostante la malattia, trae radici nella fede. Come spiega questa sua ritrovata speranza ad altri ammalati?

Nuovo libro di Mario Melazzini
«Sono convito che il dolore e la sofferenza, sia fisica che psicologica, in quanto tali, non sono né buoni né desiderabili (lo dico da medico, uomo e paziente), ma non per questo sono senza significato. Dovremmo riuscire a farne tesoro, farli diventare un valore aggiunto al nostro percorso di vita. Può sembrare paradossale, ma un corpo nudo, spogliato della sua esuberanza, mortificato nella sua esteriorità fa brillare maggiormente l’anima, ovvero il luogo in cui sono presenti le chiavi che possono aprire, in qualunque momento, la via per completare nel modo migliore il proprio percorso di vita. A me è successo, e grazie alla malattia, vivo ogni giorno, come uomo, medico e malato, con gioia e umiltà, l’infinita bellezza dell’esistere. Certamente nel mio percorso di accettazione anche la fede e la preghiera hanno giocato un ruolo fondamentale: sono servite a rafforzare sempre di più in me la speranza, che io definisco come quel sentimento confortante che provo quando intravedo con l’occhio della mia mente un percorso che mi può condurre a una condizione migliore».

Nella presentazione del suo libro ha parlato della venerabile Benedetta Bianchi Porro, ha citato anche Giobbe e Sant’Agostino. Chi nella Parola le ha donato o le dona maggiore conforto?

Un'immagine della venerabile sirmionese
Benedetta Bianchi Porro,
per la quale è in corso l'iter di beatificazione
«Ho incontrato queste figure nel mio percorso di accettazione della malattia e ognuna di esse, in momenti diversi e per ragioni diverse, mi ha donato conforto, mi ha aiutato a trovare le risposte alle mie domande e a intraprendere un percorso nuovo di vita. Tra le tre figure, mi piace ricordare Giobbe: l’incontro con lui mi ha permesso di accettare il limite e trasformarlo in speranza, in opportunità, facendolo diventare uno strumento di vita quotidiana. Fondamentale è stata per me la frase: “Ti ho conosciuto per sentito dire, ma ora ti ho incontrato”. Così ho avuto la certezza dell’incontro reale con il Mistero.
Penso ci sia sempre un significato a ciò che ci accade e che può essere sempre vissuto come un dono, anche se è comprensibile che all’inizio dell’esperienza del percorso della malattia vengano poste con un po’ di rabbia. Quanto vissuto come malati, come pazienti, è sempre un dono che ci viene offerto».  

Oltre lo sguardo, la speranza, che diviene anche terapia e nel suo caso è un punto di arrivo e di ripartenza…

«Dopo la diagnosi di malattia il mio pensiero era fisso a come la Sla mi avrebbe progressivamente reso prigioniero del mio corpo. I primi due anni di malattia sono stati di buio, mi rifiutavo di accettare questa malattia rara e devastante, di fronte alla quale la scienza medica era impotente. Mentre allontanavo tutti gli affetti, continuavo a lavorare tra i miei pazienti e cercavo di pianificare razionalmente il pensiero di smettere di vivere in quelle condizioni. 
Oggi mi rendo conto che in quel periodo vivevo continuando a guardare al passato, alle cose che non avrei più potuto fare, come andare in bicicletta e arrampicarmi sulle montagne che ho sempre amato. In quei momenti difficili, per provare a me stesso l’insuperabilità della mia condizione, mi sono rifugiato per un lungo periodo di solitudine proprio tra quei monti che amavo e che in quel momento mi davano dolore. Lì mi sono ritrovato. A poco a poco qualcosa è cambiato in me e ho capito che nonostante dovessi fare i conti ogni giorno con il limite, avrei potuto aspirare ancora a una vita piena e realizzata. Così la Sla nel tempo è diventata essa stessa esperienza di vita: la consapevolezza del presente, da dolorosa memoria e causa di grande tormento, è diventata fonte di esperienza e di forza. Questo per me è vivere nella speranza, grazie alla quale ora posso volgere uno sguardo nuovo su ciò che accade, sulle persone che mi stanno vicino e sulle esperienze che affronto, potendone cogliere il vero significato».

Francesca Gardenato