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sabato 14 dicembre 2013

Tradizioni e antichi mestieri del Garda: le peschiere

Raramente scrivo articoli breve, se non sono per il web o per i quotidiani. Ogni tanto sono perplessa ma mi piace dare spazio all'approfondimento. Condivido qui un articolo destinato a un settimanale (Verona Fedele) e quindi alla carta stampata. Per cui chiedo venia se il post è più lungo, comunque, c'è pure qualche immagine per bilanciare ;-) Condivido anche la mail di un caro amico, di cui ho 'recensito' l'interessantissimo libro nel servizio postato di seguito. La presentazione è giusto oggi. 
Grazie Giorgio, tu sei un grande autore! Mi hai reso il sabato un po' più speciale.

"In questo Verona Fedele hai scritto veramente un bell'articolo: ampio, articolato, approfondito; e suscita interesse per il tema trattato. Grazie, Giorgio"

Argomento: le antiche peschiere di Peschiera

Quattro autori e un solo fine:  far conoscere al pubblico cosa hanno rappresentato per la vita, l’economia, la cultura di una città gardesana “le peschiere di Peschiera”, cittadina che nel suo toponimo come pure nel vessillo comunale ne conserva un’evidente eredità. È l’attività più antica del lago, praticata anche lungo le sponde del fiume Mincio: la pesca è un’attività storica, in passato vitale, probabilmente esercitata dall’uomo “fin dalla sua prima presenza”.
Oggi è anche uno sport ma per secoli ha sfamato famiglie intere e forgiato le tradizioni locali.
A cura del Centro studi per il territorio benacense, l’ultima pubblicazione di Fabio Gaggia, Gianluigi Miele, Giuliano Sala e Giorgio Vedovelli ripercorre la storia e l’economia della pesca gardesana, grazie a indagini certosine e allo studio di documenti ritrovati negli Archivi di Stato, notarili e nello “Scrigno delle pergamene” del Comune arilicense. I quattro autori hanno pubblicato il libro “Le antiche peschiere di Peschiera del Garda” con il supporto del locale Rotary Club e del Garda veronese, volume che sarà presentato ufficialmente a Peschiera del Garda sabato 14 dicembre alle 17 (oggi!), presso il Museo della pesca degli Amici del Gondolin, in Sala Radetzky nella Caserma d’Artiglieria di Porta Verona.
È la prima pubblicazione ad approfondire l’economia di Peschiera nei secolo passati. D’altronde lo stesso stemma comunale esibisce due anguille, a riprova di quanto la pesca abbia nutrito e influenzato la comunità arilicense nei secoli scorsi. Un tipo di pesca, però, che non si limitava alle reti gettate dalle barche ma che richiedeva ingegno e lavoro, con la costruzione delle cosiddette peschiere, ovvero strutture fisse, tra l’altro “molto costose, composte da pali infissi sul fondo del lago e del fiume Mincio con casotti e dispiegamento di reti di grandi dimensioni che catturavano le trote e le anguille nel loro percorso migratorio”.
DALLE PESCHIERE ALLO STABILIMENTO ITTIOGENICO – L’ultima peschiera in funzione era proprio nel Canale di mezzo, nel cuore di Peschiera. Grazie a una nota di Floreste Malfer, che fu ittiologo ed esperto della pesca gardesana, sono state raccolte presso lo studio del notaio di Mantova Attanasio Siliprandi molte informazioni aggiuntive su ognuna delle peschiere, il loro valore economico, la gestione e i passaggi di proprietà. Ogni struttura, si legge nel libro, “era catalogata con le sue superfici, con le distanze fra i pali e con i differenti tipi di legno che venivano impiegati per la loro costruzione”.
Nei secoli scorsi il possesso di una peschiera era sinonimo di benessere e potere. Alla metà dell’Ottocento, ricordano ancora gli autori, esistevano più di venti peschiere e il Comune arilicense, proprietario della metà, le affittava solitamente nel periodo autunnale tra la metà di settembre e il 15 dicembre, quando cioè “si verificava la grande migrazione delle anguille, in settembre e ottobre, e delle trote, in novembre e dicembre”.
Lo stesso Napoleone, apprendiamo leggendo il nuovo libro, aveva assegnato Peschiera alla Provincia di Mantova realizzando quella suddivisione amministrativa auspicabile ancora oggi per la creazione di una “Regione del Garda” che darebbe unità al più grande lago d’Italia. Il Centro studi per il territorio veronese da trent’anni fa ricerche sull’ambiente gardesano, senza tenere conto dei confini amministrativi di province e regioni che spezzano l’area benacense. E il presente lavoro editoriale, insieme ad altre pubblicazioni a carattere storico-naturalistico, dà ulteriore supporto all’attività culturale del Museo della pesca e delle tradizioni locali di Peschiera, allestito presso la Caserma di Artiglieria di Porta Verona dall’associazione arilicense Amici del Gondolin.
Gli autori non solo approfondiscono la storia e il funzionamento delle varie peschiere in età moderna, ma trattano ampiamente di quella risorsa alimentare ed economica – oggi perduta – che trote e anguille hanno rappresentato per le comunità rivierasche. Un capitolo è dedicato allo stabilimento ittiogenico di Peschiera (lungo il corso del Mincio, a ridosso del ponte ferroviario) abbattuto dalle bombe durante la Seconda guerra mondiale e mai più risorto. Purtroppo la successiva alterazione del corso del Mincio non permise alle trote di tornare a fregare nei limi del fiume e così la missione dello stabilimento finì con l’ultima guerra.
LE PÉSCHE DI PESCHIERA – Lo studioso Giorgio Vedovelli, nella sua parte dedicata alle antiche pésche di Peschiera ricorda pure i pescatori abusivi, uomini “poveri e superbi” che con fierezza si munivano di “arcagna” (rete a strascico vietata nei pressi della fortezza arilicense), fiocine e altri strumenti proibiti dalle leggi.
Vedovelli descrive le resti usate un tempo, a seconda delle zone e delle stagioni, e le tecniche degli esperti del mestiere. C’erano reti come la “petrogna”, citata in documenti del ‘600 e adoperata sui bassi fondali di Sirmione e Lugana “grazie all’opera di due uomini su una barca” per pescare branchi di ciprinidi e talvolta anche trote, o la “sibenera”, una rete a catino che chiamava in azione fino a dodici persone divisi su sei barche. Quest’ultima era usata sui bassi fondali di Peschiera e Sirmione a maggio/giugno per catturare barbi, scardove e carpe nel loro periodo della riproduzione. 
Ancora, scrive Vedovelli, la pesca con la fiocina era tipica delle zone di canneti, a sud del Garda, e famosi per la loro abilità erano i “fiocinatori di Bardolino”: per usarla, servivano quattro uomini su una barca che uscivano con il lago calmo, nelle notti senza luna, al chiarore del fascio di canne accese. Si servivano di “una lunga asta di legno, alle cui estremità era infisso un pettine di ferro con rebbi in numero variabile da 16 (per tinche e carpe) a 32 (per anguille)”.
Una tecnica di pesca per le anguille era pure (e in parte ancora lo è) la “sguèrna” o “lenza morta”: formata dal cordino di canapa (oggi nylon) buttato sul fondo del lago e lungo anche 15 km, a cui si attaccava un’esca. 
Nei canneti, a dicembre e gennaio, si praticava persino la pesca delle anatre, soprattutto tra Garda e Bardolino e a Peschiera; si utilizzavano in tal caso vecchie reti mantellate, come i “tincari”, per aspettare che l’animale vi incappasse nel cercare cibo sott’acqua.
Tutt’oggi, nella discesa verso il mare, le anguille incappano nelle “roste”, “reti alte circa un metro e lunghe dai 30 ai 50 metri”; finiscono imbrogliate in trappole di rete tenute tese da un telaio di ferro; un tempo le reti erano composte da robusti graticci di vimini. 
In inverno, le occasioni di pesca calavano e a febbraio/marzo, lungo le rive del basso Garda, anche le donne uscivano con reti di lino o con piccole fiocine per la pesca degli scazzoni, buoni per ottime fritture o come esce per le tirlindane. 

Nelle immagini sopra: due tavole, della pesca della forca e il Caolo della notte, e una veduta del Mincio a Peschiera del Garda.

venerdì 28 ottobre 2011

Pescatori del Garda in Villa Brunati

L'autore Bruno Festa (a destra)
con il pescatore desenzanese Marco Cavallaro.
Dopo l’incontro della scorsa settimana con il prof. Claudio Gallo, si è conclusa ieri sera, con lo scrittore e giornalista gardesano Bruno Festa, la rassegna culturale in Villa Brunati a Desenzano del Garda, per la parte proposta e curata dal progetto Noi Musica e dalla sottoscritta.

Clicca e GUARDA IL VIDEO 
Servizio di Loredana Taffelli 
(Tg Provincia Teletutto, 28.10.2011) 

...appena cominciata ed è già finita...
Per la parte “Noi Musica” la rassegna culturale e comunale di Desenzano, Appuntamenti d'autunno in Villa presso la biblioteca a Rivoltella, si è conclusa ieri sera, giovedì 27 ottobre 2011, con l’autore Bruno Festa e il libro “Pescatori del Garda Bresciano”. 

Anche ieri sono intervenute una sessantina di persone, più i giornalisti. E la serata sembra essere andata generalmente molto bene, con un buon coinvolgimento di ospiti e di pescatori, la presentazione fotografica e le spiegazioni curiose e interessanti di Bruno Festa nonché le testimonianze (alcune davvero toccanti) di Marco Cavallaro e dei suoi colleghi di lago... persino la pescatrice Rosella Orlandi, unica donna a gettare le reti nel Garda.

Grazie ancora a tutti per la preziosa collaborazione, in particolare a Vanessa e famiglia dell'azienda agricola Sgreva (per la degustazione finale), ai bibliotecari e a quanti erano presenti, volontari in primis. E grazie ai “colleghi” giornalisti per gli articoli e servizi pubblicati sulle testate locali e online.
(La rassegna dell'Assessorato alla Cultura in Biblioteca riprende dall'11 novembre, per tre venerdì. Noi ci congediamo. E personalmente devo dire che tanto lavoro e mesi di preparativi e pratiche, per due serate – comunque ben riuscite - lasciano ora soddisfazione, ma anche un certo vuoto…)

Organizzazione eventi e comunicazione: 
Francesca Gardenato
Progetto Noi Musica - www.noimusica.org


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Ecco, due immagini tratte dal libro di Bruno Festa


sabato 22 ottobre 2011

Pescatori del Garda bresciano: immagini e racconti

Giovedì 27 ottobre ore 18.30: Bruno Festa, giornalista e studioso del lago di Garda presenta a Desenzano il suo libro “Pescatori del Garda bresciano”. Modera l’incontro: Francesca Gardenato, intervengono alcuni pescatori bresciani. 
Incontro proposto dal Progetto Noi Musica, all'interno della rassegna culturale a cura dell'Assessorato alla Cultura e della Biblioteca civica.


Nel 2001 erano 51, quest’anno sono 48 i pescatori del Garda bresciano (fonte dati: Ufficio Pesca Provincia di Brescia) e solo cinque di loro hanno meno di 40 anni.
Vogliamo fare un rapido confronto? Nel 1887 gli uomini impegnati nella pesca sul lago lombardo erano 381 e disponevano di 518 barche.  Eppure, il calo si era già manifestato in quel secolo, quando le risorse erano calate di circa 300 unità in soli dieci anni. Il fenomeno poi si è acuito nei secoli successivi, fino a oggi.

Questi dati storici e anche attuali compaiono tra le pagine, rigorosamente in bianco e nero, del nuovo libro fotografico firmato da Bruno Festa, giornalista, scrittore e studioso dell’alto lago bresciano.
Giovedì 27 ottobre nella sede della Biblioteca civica desenzanese, alle 18.30 in Villa Brunati a Rivoltella, presentiamo il volume “Pescatori del Garda bresciano” (2011), scritto da Bruno Festa. La pubblicazione è sostenuta dall’Associazione storico archeologica della Riviera del Garda di Salò e dall’Associazione culturale “Tanto per Cambiare” di Gargnano, con il contributo della Provincia di Brescia (Assessorato alle Associazioni e al Volontariato).
È un libro della memoria, un approfondimento sull’argomento della pesca lacustre dalla fine dell'Ottocento agli inizi degli anni Duemila. Sono 144 pagine e circa 200 fotografie in bianco e nero, raccolte bussando alle porte di pescatori vecchi e nuovi, sfogliando gli album dei ricordi e aprendo i cassetti dell'esperienza di tante famiglie della riviera. 
Le immagini coprono il periodo tra il 1890 e il 2010, riproducendo luoghi e personaggi legati al mondo della pesca nei paesi tra Limone e Sirmione.
Le pagine introduttive contengono richiami alla parlata dialettale bresciana, con riferimento particolare ai mezzi, alle tecniche e al contesto lavorativo: reti, pesci, barche, venti, oltre ad alcune pagine che forniscono cenni storici relativi alla pesca e alle località sulla sponda bresciana del lago, alla “regolamentazione” dell’attività nonché al numero dei professionisti del mestiere che, come dicevamo, secondo il più recente “censimento” provinciale risultano 48, di cui un terzo (18) ha già compiuto i 61 anni. 

Questo libro persegue due obiettivi, spiega l’autore. «Il primo consiste nell’illustrare, attraverso le immagini, momenti e testimonianze di vita di chi ha esercitato la pesca sul Garda bresciano nel Novecento... Il secondo obiettivo prende in considerazione alcuni specifici aspetti del territorio benacense, mostrando come questi si presentavano e sono mutati nel secolo scorso».
Un paesaggio che è andato trasformandosi con il passare dei decenni, continua Festa, «al pari della vita e della fatica di chi ha sempre lavorato solcando le acque del Garda, ponendo e ritirando ogni giorno le reti, distribuendo il proprio sudore tra àole, tinche, pesce persico e trote».
Ci sono anche citazioni ed estratti sulla qualità e quantità delle specie ittiche, passaggi che derivano dai testi storico-letterari di noti autori gardesani come Bongianni Grattarolo e di Giuseppe Solitro. 
Le immagini raccontano, la cronaca è rispettosa delle emozioni.
«Lo spazio – conclude Bruno Festa nella sua introduzione al libro – è stato lasciato al sentimento e al cuore mentre l’occhio si è limitato ad osservare quei frammenti di sponda gardesana che, un tempo, costituivano il sospirato approdo di coloro che, sull’acqua e dall’acqua, ricavavano un pane troppo spesso amaro».

Dopo l'incontro con Bruno Festa in Villa Brunati, il 27 ottobre 2011, l'aperitivo-degustazione sarà offerto dall'azienda agricola Sgreva di Sirmione e dal Consorzio Grana Padano. Si ringraziano Comune e Biblioteca civica di Desenzano per il supporto tecnico e l'ospitalità. L'ingresso è libero.