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venerdì 8 aprile 2016

Sirmione e Mille Miglia, incontro di eccellenze sul Garda

Da un mese mi sto occupando dell'Ufficio stampa del Comune di Sirmione e ho deciso di condividere qui il comunicato di uno degli eventi più importanti della stagione, la cui inaugurazione è giusto domani... Sirmione e la Mille Miglia, un incontro di eccellenze!
Torna tra le vie e le piazze di Sirmione la macchinina rossa, inconfondibile simbolo della “corsa più bella del mondo”, un concentrato di storia, creatività e cultura bresciana e italiana.
Sirmione ospita una prova speciale della Mille Miglia, giovedì 19 maggio, che terminerà proprio davanti al castello scaligero, portando con sé tutta la storia e il valore sociale dell’evento. Un incontro tra eccellenze, la Freccia Rossa e la perla delle penisole.
In prossimità dell’appuntamento di maggio, il Comune di Sirmione avvia un ciclo di iniziative per celebrare questo grande evento.
Domani, sabato 9 aprile alle 17.30 sarà inaugurata la tradizionale mostra dal titolo “La Corsa nel tempo, 1000MIGLIA 27/38”: un suggestivo racconto per immagini del periodo fascista, dal 1927 al 1938, presso Palazzo Callas Exhibitions, dove i visitatori potranno gustarsi tutta la bellezza dei ricordi sentendosi come a casa propria…

DAL VIAGGIO

Erano le 8 del mattino, quel 26 marzo 1927, quando con la partenza dell’Isotta Fraschini di Aymo Maggi e Bindo Maserati prendeva vita la leggendaria Freccia Rossa che avrebbe accompagnato gli italiani dell’anteguerra. A trionfare in quella prima edizione della Mille Miglia furono sono Nando Minoja e Giuseppe Morandi, piloti della fabbrica di casa, la O.M. Officine Meccaniche.
Ai tempi non c’erano mezzi di comunicazione che raccontassero l’evento in tempo reale, la televisione non era ancora stata inventata e la radio era solo agli inizi: fu il passaparola a svegliare i bresciani e funzionò benissimo, tanto che il pubblico radunato lungo le strade era numerosissimo, sebbene nessuno immaginasse che la lunga cavalcata Brescia-Roma andata e ritorno, quasi 1.700 km d’Italia, sarebbe potuta durare così poco. Venti ore e una media di 77 km/orari per i primi arrivati. 
Le strade degli anni ‘20 non erano asfaltate e gran parte delle carreggiate ancora sterrate. I concorrenti della Prima Coppa Mille Miglia partirono con i bagagli, convinti di stare in viaggio almeno due giorni. I giornali di allora  titolavano che “una nuova era” si era aperta, l’automobile era passata per le strade di mezza Italia come “un dominatore di tempo e di spazio”.
Ecco, la Mille Miglia era già il simbolo di libertà, innovazione e di un futuro di speranza. Emblema di un’Italia che poteva ambire a muoversi velocemente a bordo di auto sicure, di famiglie che si radunavano di fronte a quel passaggio straordinario, mezzi meccanici potenti e capaci di far sgranare gli occhi ai grandi quanto ai piccoli. I figli sulle spalle dei padri, le fidanzate abbracciate ai futuri mariti. E i piloti, dei supereroi.

ALLA MOSTRA

Si inaugura questo sabato 9 aprile alle 17.30, in piazza Carducci, il primo di una serie di eventi con cui Sirmione celebra l’eccellenza italiana e mondiale della Mille Miglia. Alla presenza di numerose autorità, sarà tagliato il nastro della tradizionale mostra dedicata alla Freccia Rossa e quest’anno intitolata “La Corsa nel tempo, 1000MIGLIA 27/38”: un suggestivo racconto per immagini di un’epoca straordinaria e pionieristica, dal 1927 al 1938, presso Palazzo Callas Exhibitions. L’evento ha il patrocinio di 1000Miglia, Consorzio Lago di Garda Lombardia e Provincia di Brescia, e si avvale della collaborazione di vari sponsor per il particolare allestimento studiato.

Alla cerimonia inaugurale interverranno: il sindaco di Sirmione Alessandro Mattinzoli, Giuseppe Cherubini membro del comitato organizzatore e responsabile del percorso della Mille Miglia rievocativa, il presidente del Consorzio Lago di Garda Lombardia Franco Cerini, il presidente del Consorzio Albergatori e Ristoratori di Sirmione Fabio Barelli, il presidente della Fondazione Negri Mauro Negri e Cesare De Agostini, tra i più conosciuti e affermati scrittori di storia dell’automobilismo, considerato il più autorevole storico di Tazio Nuvolari. Introduce e modera Attilio Facconi, giornalista, storico della Mille Miglia e autore di numerose pubblicazioni sulla grande corsa.
A completamento di questa straordinaria cornice, in piazza Carducci, saranno esposte alcune prestigiose auto d’epoca: un’Alfa Romeo 6C 1750 GS Zagato del 1933, una Fiat 508 S Balilla Sport del 1934, una Lancia Augusta Bertone cabriolet del 1934 e una Rally NCP Salmson del 1935.
Giovedì 19 maggio Sirmione ospiterà una prova speciale dell’evento Mille Miglia, che terminerà proprio davanti al castello. Un connubio di eccellenze, fascino, eleganza, storia e innovazione. E per celebrare questo grande e atteso avvenimento Sirmione ha allestito anche quest’anno una mostra memorabile, con oltre cinquanta fotografie di grande e grandissimo formato, provenienti dalla Fondazione Negri, custode dello storico patrimonio fotografico dello Studio Negri di Brescia, il più importante archivio sulla Mille Miglia. Un filmato d’epoca dell’Istituto Luce offrirà ai visitatori la possibilità di immergersi completamente nello spirito della corsa. Per gustarsi al meglio la visita e sentirsi come a casa... salotti e divani saranno a disposizione degli ospiti che potranno apprezzare il meglio dell’accoglienza sirmionese e viaggiare indietro nel tempo, mettendosi comodi!
Il Museo Nicolis di Villafranca (Vr), noto per le numerose collezioni private di auto, moto, mezzi e strumenti d’epoca, offrirà una sorpresa per gli ospiti.
Dopo l’inaugurazione di sabato 9 aprile, l’apertura proseguirà fino al 3 luglio 2016 tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19 (venerdì e sabato fino alle 22), sempre a ingresso libero.

Le immagini storiche sono gentilmente concesse dalla Fondazione Negri Onlus.


venerdì 26 febbraio 2016

Benessere, salute e alimentazione: ne parliamo a Golositalia

Benessere, salute e alimentazione. Ne parliamo domani pomeriggio, 27 febbraio, alle ore 16 al padiglione 1 (sala seminari) del Centro fiera del Garda di Montichiari (BS). 
Da domani a martedì 1 marzo il Centro Fiera ospita la quinta edizione di Golositalia, fiera nazionale dedicata alle eccellenze del settore enogastronomico, alla ristorazione e alle attrezzature professionali con oltre 600 espositori, circa 120 eventi, nuove tendenze tra food & beverage, social e vegan life!

Ecco il programma del mio seminario e gli ospiti coinvolti

“BEN-ESSERE NATURALE 
                           E ARMONIA TRA MENTE E CORPO”

Molti piccoli problemi e acciacchi quotidiani potrebbero essere ridimensionati, se non addirittura risolti, attraverso una maggiore consapevolezza di se stessi e di come l’alimentazione sia il “carburante” essenziale per far funzionare al meglio il nostro organismo. 
Con piccole modifiche del nostro stile di vita, una dieta più bilanciata e salutare, prendendoci cura di mente e corpo come un “tutt’uno”, aiutandoci con yoga o momenti di meditazione, possiamo riequilibrare le nostre energie e migliorare il nostro benessere psicofisico, a ogni età, prendendoci i giusti tempi per pensare a noi e, di conseguenza, dedicarci meglio agli altri!

INTERVENGONO:

  #   Vladimiro Colombi, naturopata (tra i maggiori esperti in Naturopatia e autore del portale Naturessere.it) – “Alimentazione e cucina naturale per una qualità di vita migliore”

 #   Sara Ziliani, psicologa e sessuologa – “Mente e corpo: un sistema unitario”, stress, malattie psicosomatiche e benessere psicologico

#  Milena Arlia, operatrice Yoga – “Lavorare sul corpo per rigenerare la mente”. Il significato antico della parola yoga è proprio unione tra corpo e mente

#  Alice Davi e Pierluigi Castallo, titolari della azienda agricola biologica Cascina Primavera – La favola moderna di Alice e Pigi e della loro fattoria urbana di Centenaro (Lonato): “La passione di Pierluigi nel coltivare la terra dei nonni e la gioia di Alice nel ‘coccolare’ le persone che amano mangiare sano e stare bene”

 # MarilenaPinti, naturopata ed esperta di erbe spontanee e cucina naturale e titolare dell’Agriturismo Catena Rossa – “La natura ha già inventato tutto ciò di cui abbiamo bisogno…”


Alice e Pierluigi di Cascina Primavera

Abbiate buona cura del Vostro corpo, perché è l’unico posto in cui dovete vivere. E non lasciate che a dettare le regole sia la vostra mente.

Vi aspettiamo!

Modera: Francesca Gardenato, giornalista

martedì 23 febbraio 2016

Erri De Luca e il Canzoniere Grecanico sbarcano sul Garda... a Sirmione

Erri De Luca sbarca a Sirmione!
“Solo andata” è il titolo dell’evento che aprirà il marzo sirmionese con Erri De Luca e il Canzoniere Grecanico Salentino (CGS). Ospite d’eccezione del cartellone teatrale “Sabato a Palazzo” sarà  il giornalista, scrittore e poeta italiano, sul palco di Palazzo dei Congressi venerdì 5 marzo alle 20.45 con lo spettacolo “Solo Andata”.
L’opera apre la rassegna “Garda Musei Tener-a-mente”, che nel 2016 diventa rassegna diffusa sul territorio gardesano grazie alla collaborazione con la Fondazione del Vittoriale degli Italiani e la rete Garda Musei, nata come officina di arte e cultura con un’offerta che si prolunga durante tutto l’anno e abbraccia varie località benacensi.
Il Canzoniere Grecanico Salentino ed Erri De Luca proseguono la loro collaborazione dopo il grande successo che “Solo Andata” ha ottenuto nella scorsa stagione, meritando il Premio “Arte e Diritti Umani 2014” di Amnesty International e la menzione del quotidiano britannico “The Guardian”, che ha inserito il brano nella lista delle migliori canzoni folk-world.
Erri De Luca
In teatro a Sirmione, settimana prossima, arriva quindi uno spettacolo originale in cui tradizione e mito, storie vecchie e nuove convergono in un unico racconto, radicato ai luoghi e agli eventi del presente, scandito dal ritmo del connubio tra la musica e la danza del Canzoniere, e l’inconfondibile parola di Erri De Luca, sempre geniale ed evocativa. Un tour che parte da Milano il 3 marzo e arriva fino a Roma e a Pescara, con due tappe sul lago di Garda (una il 4 marzo al Vittoriale di Gardone Riviera e il 5 marzo al Palacreberg di Sirmione). Come ha dichiarato in un’intervista lo scrittore Erri De Luca, “le parole quando vengono sollevate dalla musica e portate in giro, in mezzo alle persone, diventano aria, fiato e nuova musica”. “Solo andata” è interpretato da molti immigrati, partiti per necessità dal loro Paese e oggi abitanti di Lecce, che si sono inseriti nella loro nuova terra, la loro Terra dell’oro, e che non vorrebbero più tornare perché qui vorrebbero crescere i loro figli.
Una veduta di Sirmione
Prevendite per il 5 marzo riservate ai cittadini di Sirmione e agli abbonati della rassegna “Sabato a Palazzo”. Il costo del biglietto è di 20,70 euro (18 euro più i diritti di prevendita) ed è acquistabile direttamente tramite Garda Musei Tener-a-mente, info: www.anfiteatrodelvittoriale.it.

domenica 21 febbraio 2016

Intervista a Mario Melazzini. Quando la sofferenza diventa speranza e forza

Pubblico in questo post la mia intervista integrale, realizzata a inizio febbraio al dottor Mario Melazzini per il settimanale Verona Fedele e pubblicata sul numero di questo venerdì 19 febbraio 2016. 


Arriva puntuale in una sala gremita della Biblioteca di Sirmione (venerdì 5 febbraio). Sulle medesime sponde del lago di Garda, dove anni fa conobbe attraverso i suoi scritti la venerabile Benedetta Bianchi Porro, studentessa di medicina come lui, affetta da una malattia rara. Come lui. Il dottor MarioMelazzini, medico oncologo, da 14 anni soffre di una patologia rara, neurodegenerativa: la Sla, acronimo di sclerosilaterale amiotrofica. Sua compagna di vita da quando, il 17 febbraio 2002, il suo piede sinistro non riuscì ad agganciare il pedale della bicicletta per affrontare la corsa quotidiana.
Padre di tre figli e già nonno, Melazzini non si è arreso alla malattia: oggi è anche assessore alla ricerca e all’innovazione della Regione Lombardia, al timone di Arisla (fondazione italiana per la ricerca sulla Sla) e il dicembre scorso è stato nominato dal ministro Beatrice Lorenzin presidente dell’Agenzia italiana del farmaco, Aifa. 
Il dottor Mario Melazzini a Sirmione
Nonostante la fatica del viaggio in auto da Milano, il medico conquista da subito la platea con il suo sorriso rassicurante, la voce calma e quella forza straordinaria che sgorga dalla speranza, ispiratrice del suo ultimo libro (“Lo Sguardo e la Speranza. La vita è bella, non solo nei film”, Edizioni San Paolo, 2015) e della sua idea di rapporto medico-paziente.
«Ho imparato dai miei pazienti che inguaribile non è sinonimo di incurabile – afferma Mario Melazzini – e che la dignità sta nell’occhio del curante: per questo parlo sempre di sguardo. Oltre alla medicina, anche la speranza è uno strumento di cura e di vita, e lo sguardo dei familiari, degli amici, dei colleghi può essere espressione di fiducia e di speranza: aiuta ad affrontare meglio la malattia, la solitudine, la sofferenza».
Nonostante la malattia, ha accettato l’ennesima sfida il dottor Melazzini: mettersi alla guida di un mercato che muove 30 miliardi di euro e che decide con quali medicine curarsi. «Andare in giro a parlare – continua il neopresidente di Aifa – mi pesa molto, più dal punto di vista emotivo che fisico. Per prepararmi ad uscire ci metto circa tre ore e mezza, la mattina; la cravatta mi sta scomoda, le scarpe mi fanno gonfiare i piedi, e poi c’è la notte da affrontare… ma questi incontri sono momenti di carica propulsiva che mi danno grande energia».
Biblioteca di Sirmione
L’incarico come presidente di Aifa dà, ancora una volta, una svolta alla sua vita. Quali sono gli obiettivi della sua “nuova battaglia”?

«Credo che ci troviamo di fronte a una sfida importantissima. In un contesto particolare, in cui il costo dei farmaci è in crescita, diventa necessario promuovere una nuova governance del farmaco. L’obiettivo è la sostenibilità della spesa farmaceutica alla luce dei nuovi farmaci innovativi. Obiettivi importanti che Aifa sta già perseguendo grazie all’impegno dell’attuale direttore generale Luca Pani».

Lei ha parlato spesso dell’importanza di bilanciare l’efficacia delle cure con la qualità di vita dei pazienti e i costi. Come si raggiunge, a suo avviso, questo equilibrio? Quando è opportuno fermarsi per non sconfinare in “accadimento terapeutico”?

«È un tema delicato quello dell’equilibrio e della correttezza appropriata nella somministrazione di farmaci, anche a malati terminali. Fermarsi non significa non voler più offrire le terapie, ma garantire le cure, la presa in carico e sollecitare un confronto sulla necessità di dover bilanciare al meglio l’efficacia della terapia con la qualità di vita del paziente. Un equilibrio che ritengo si possa raggiungere mettendo al centro delle proprie azioni la persona e suoi bisogni. Da tempo sostengo fermamente che sia fondamentale garantire un percorso di presa in carico sia del paziente che dei suoi familiari, per assicurare la continuità assistenziale. È inoltre importante il ruolo che le istituzioni, insieme al mondo sanitario e sociosanitario, devono ricoprire affinché si abbia la certezza concreta che nel nostro Paese ognuno riceva trattamenti, cure e sostegni adeguati. 
La medicina, i servizi sociosanitari e, più in generale, la società forniscono risposte ai differenti problemi posti dalla malattia, dal dolore e dalla sofferenza: risposte che devono essere implementate e potenziate. Bisogna evitare che certe correnti di pensiero trasformino la persona malata e/o con disabilità in un peso e costo sociale: un’idea che aumenta la solitudine dei malati e delle loro famiglie, introduce nelle persone più fragili il dubbio di poter essere vittima di un programmato disinteresse da parte della società, e favorisce decisioni rinunciatarie. Credo che la medicina e la scienza, così le persone che vi operano, debbano intervenire per eliminare o alleviare il dolore delle persone malate o con disabilità e migliorare la loro qualità di vita, evitando ogni forma di accanimento terapeutico. Questo conferma il senso della nostra professione medica».

Cosa manca secondo lei, in maniera sostanziale, in Italia per dare più dignità ai malati di Sla e di altre patologie altamente invalidanti?

«Gli operatori sanitari dovrebbero essere più consapevoli di ricoprire un ruolo fondamentale nel percorso di cura di ogni malato e da qui farne derivare un sentimento di profonda partecipazione. È necessario sviluppare sempre di più nel rapporto medico-paziente un forte senso di empatia che porta al processo di condivisione del percorso terapeutico assistenziale. La persona deve diventare il “motore” centrale di questo percorso affinché si avvii un reale cambiamento, che può divenire davvero epocale. Bisogna porre sull’altro uno sguardo nuovo, che consente di leggere le sue reali necessità ed essere così in grado di formulare delle risposte concrete ed efficaci. Si tratta di uno sguardo aperto, che può dare dignità e sentirla restituita. Uno sguardo che io stesso ho imparato a conoscere e che mi ha permesso di comprendere la mia malattia». 

La sua determinazione a vivere una vita normale e felice, nonostante la malattia, trae radici nella fede. Come spiega questa sua ritrovata speranza ad altri ammalati?

Nuovo libro di Mario Melazzini
«Sono convito che il dolore e la sofferenza, sia fisica che psicologica, in quanto tali, non sono né buoni né desiderabili (lo dico da medico, uomo e paziente), ma non per questo sono senza significato. Dovremmo riuscire a farne tesoro, farli diventare un valore aggiunto al nostro percorso di vita. Può sembrare paradossale, ma un corpo nudo, spogliato della sua esuberanza, mortificato nella sua esteriorità fa brillare maggiormente l’anima, ovvero il luogo in cui sono presenti le chiavi che possono aprire, in qualunque momento, la via per completare nel modo migliore il proprio percorso di vita. A me è successo, e grazie alla malattia, vivo ogni giorno, come uomo, medico e malato, con gioia e umiltà, l’infinita bellezza dell’esistere. Certamente nel mio percorso di accettazione anche la fede e la preghiera hanno giocato un ruolo fondamentale: sono servite a rafforzare sempre di più in me la speranza, che io definisco come quel sentimento confortante che provo quando intravedo con l’occhio della mia mente un percorso che mi può condurre a una condizione migliore».

Nella presentazione del suo libro ha parlato della venerabile Benedetta Bianchi Porro, ha citato anche Giobbe e Sant’Agostino. Chi nella Parola le ha donato o le dona maggiore conforto?

Un'immagine della venerabile sirmionese
Benedetta Bianchi Porro,
per la quale è in corso l'iter di beatificazione
«Ho incontrato queste figure nel mio percorso di accettazione della malattia e ognuna di esse, in momenti diversi e per ragioni diverse, mi ha donato conforto, mi ha aiutato a trovare le risposte alle mie domande e a intraprendere un percorso nuovo di vita. Tra le tre figure, mi piace ricordare Giobbe: l’incontro con lui mi ha permesso di accettare il limite e trasformarlo in speranza, in opportunità, facendolo diventare uno strumento di vita quotidiana. Fondamentale è stata per me la frase: “Ti ho conosciuto per sentito dire, ma ora ti ho incontrato”. Così ho avuto la certezza dell’incontro reale con il Mistero.
Penso ci sia sempre un significato a ciò che ci accade e che può essere sempre vissuto come un dono, anche se è comprensibile che all’inizio dell’esperienza del percorso della malattia vengano poste con un po’ di rabbia. Quanto vissuto come malati, come pazienti, è sempre un dono che ci viene offerto».  

Oltre lo sguardo, la speranza, che diviene anche terapia e nel suo caso è un punto di arrivo e di ripartenza…

«Dopo la diagnosi di malattia il mio pensiero era fisso a come la Sla mi avrebbe progressivamente reso prigioniero del mio corpo. I primi due anni di malattia sono stati di buio, mi rifiutavo di accettare questa malattia rara e devastante, di fronte alla quale la scienza medica era impotente. Mentre allontanavo tutti gli affetti, continuavo a lavorare tra i miei pazienti e cercavo di pianificare razionalmente il pensiero di smettere di vivere in quelle condizioni. 
Oggi mi rendo conto che in quel periodo vivevo continuando a guardare al passato, alle cose che non avrei più potuto fare, come andare in bicicletta e arrampicarmi sulle montagne che ho sempre amato. In quei momenti difficili, per provare a me stesso l’insuperabilità della mia condizione, mi sono rifugiato per un lungo periodo di solitudine proprio tra quei monti che amavo e che in quel momento mi davano dolore. Lì mi sono ritrovato. A poco a poco qualcosa è cambiato in me e ho capito che nonostante dovessi fare i conti ogni giorno con il limite, avrei potuto aspirare ancora a una vita piena e realizzata. Così la Sla nel tempo è diventata essa stessa esperienza di vita: la consapevolezza del presente, da dolorosa memoria e causa di grande tormento, è diventata fonte di esperienza e di forza. Questo per me è vivere nella speranza, grazie alla quale ora posso volgere uno sguardo nuovo su ciò che accade, sulle persone che mi stanno vicino e sulle esperienze che affronto, potendone cogliere il vero significato».

Francesca Gardenato

lunedì 23 novembre 2015

Giorgio Calabrese, nutrizionista: "A tavola, più moderazione e meno allarmismo"

Moderazione, meno allarmismo e più consapevolezza. Questa in sintesi la ricetta del medico nutrizionista GiorgioCalabrese, docente di Scienza dell’alimentazione all’Università di Torino e alla Federico II di Napoli e presidente del Consiglio superiore della Sicurezza alimentare per il Ministero della Salute. 
Ospite a Desenzano, per un incontro organizzato dall’Azienda ospedaliera della città sul tema “Il cibo è salute”, l’esperto, presenza fissa in varie trasmissioni televisive, ha definito la recente notizia sulla carne rossa «puro allarmismo». 
Calabrese è intervenuto sulle rive del Garda a pochi giorni dall’annuncio diffuso dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla carne rossa lavorata, classificata come “probabile cancerogeno per i tumori dell’intestino colon-retto, pancreas e prostata… Ma la “fragilità” di questo studio, ha detto lo specialista, «è che si tratta di un lavoro svolto in base a dati epidemiologici, non una ricerca su persone sane e altre malate. E, soprattutto, si basa su dati di persone che vivono nel mondo anglosassone, dove si consumano molte carni rosse e dove sono in aumento i tumori al colon». 
Il dottor Calabrese conferma la bontà di «uno stile alimentare ispirato alla dieta mediterranea, in cui non vi è una presenza massiccia di carne, ma predominano verdure, legumi, frutta, insieme a pesce, carne, uova, formaggi, nella giusta alternanza».



Dottor Calabrese, visto che è Desenzano per parlare di “quando il cibo è salute”, partiamo da questa domanda: quando ciò che mangiamo ci fa stare veramente bene?
«Nella misura in cui diventa l’elemento portante della condizione dietetica, che porta alla salute nutrizionale dell’uomo. Esistono infatti una salute fisica, una psichica e una nutrizionale. Quest’ultima riguarda il cibo e il nostro apparato digerente. Per cui il cibo deve essere consumato in maniera equilibrata, tenendo presente che l’eccesso è dannoso, di qualunque alimento si tratti».
Quindi il segreto è la moderazione…
Giorgio Calabrese
«Avere un equilibrio dei nutrienti è fondamentale, perché se non c’è equilibrio, la prevalenza di un nutriente contro un altro genera rapporti biochimici che conosciamo poco e che possono causare uno stato di malattia. Per esempio: oggi sappiamo che mangiare più prodotti con mercurio, alluminio, rame può creare problemi al cervello e patologie come l’Alzheimer».
C’è un nesso tra cibo e infiammazioni?
«Sì. Per esempio la presenza eccessiva di grassi saturi o di proteine animali legate ai grassi saturi scatenano delle sostanze che si chiamano leucotrieni e trombossani: agenti che stimolano l’organismo a produrre prostaglandine, che possono generare infiammazioni e, di conseguenza, altre patologie, anche tumori».
Gli zuccheri, o meglio i dolci, molto consumati dai bambini… anche quelli possono causare infiammazioni?
«Premetto che faccio parte del nucleo di scienziati che ha portato il consumo giornaliero di zuccheri dal 24% al 10% e la mia proposta è di ridurlo ancora. Ma mentre si parla di diminuire gli zuccheri, nessuno cita i grassi. Quando pensiamo che un bambino mangia troppi zuccheri, in verità mangia troppi dolci. Consuma dei prodotti che contengono zuccheri e soprattutto grassi. Ecco, noi dobbiamo limitare specialmente il consumo di grassi saturi, che ci fanno male».
Veniamo all’attualità della “carne rossa”, notizia lanciata come una bomba dall’Oms e poi ritrattata. L’Agenzia ha classificato nel “Gruppo 1” (cancerogeni certi) la carne lavorata, insaccati, wurstel, salsicce e nel “Gruppo 2” (alimenti rischiosi) le carni rosse, ossia manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra. Qual è la verità?
«Per parlarne devo svelare il backstage della vicenda. In questo caso, hanno parlato due persone dell’Oms, che hanno fatto delle classificazioni basate su evidenze limitate, in termini di epidemiologia, facendo presupporre un legame tra insorgenza di cancro al colon e consumo di carni rosse. Non sono lavori fatti sui pazienti, ma sintesi di tanti lavori scientifici. In particolare lo studio della carne è stato diffuso perché l’Oms è in crisi economica e le donazioni iniziano a scarseggiare; il che potrebbe portare a una riduzione del carrozzone dell’Oms, quindi lanciare una bomba ogni tanto serve a dimostrare quanto sia fondamentale la loro presenza. Con il ministro della salute Beatrice Lorenzin ho chiesto di vedere il lavoro sulle carni rosse; ci è stato risposto che ce lo daranno a fine 2016, quando lo studio sarà pubblicato. L’indomani è stata lanciata la stessa “bomba” con il caffè. Direi che questa non è scienza e neppure giornalismo: è allarmismo puro».
Quindi meglio essere prudenti e prendere certe notizie con le pinze…
«È importante mettere delle regole. Lo hanno detto gli stessi Veronesi e Berrani, che non mangiano carne e sono vegani: la verità è consumare moderatamente carne. Io consiglio il buon senso: lunedì carne rossa, martedì carne bianca, mercoledì il pesce, giovedì uova, venerdì formaggio, sabato insaccati, se si vuole… Ma la carne rossa non più di due volte a settimana e una volta per i bambini».
Com’è meglio cuocerla?
«L’importante è che la carne non sia fritta o alla brace. Bisogna sempre evitare di cuocerla a elevate temperature perché l’ossidazione è pericolosa. Quando la carne cotta alla griglia diventa nera, i nitrati naturalmente presenti generano reazioni biochimiche e agenti detti cancerogeni. Lo stesso vale per verdure, pane, pizza… Cucinare tutti gli alimenti a 50-60 gradi al massimo».
Qualche indicazione sul consumo di grassi, che contrariamente a quanto si pensa non sono tutti nemici del nostro benessere?
«La nostra dieta quotidiana dovrebbe contenere pochi grassi saturi, ma più grassi monoinsaturi (olio extravergine, come quello del Garda) e più polinsaturi (pesce, carni bianche, frutta secca, oli di un solo seme consumati crudi), nel giusto equilibrio. Se noi eliminassimo del tutto il colesterolo, per esempio, rischieremmo di vedere insorgere altre malattie. È sempre un discorso di moderazione e armonia nel consumo. Così possiamo evitare tante patologie».
Quali oli usare per la cottura?
«Olio extravergine di oliva cotto e olio di un solo seme crudo. Gli altri oli hanno un punto di fumo più basso e sono pericolosi, se cotti».
E sui nuovi cibi del futuro, come alghe e insetti, cosa dice?
«In questo momento si sta parlando dell’accordo tra Europa e America per scambiarsi qualunque cosa. Il che, in pratica, significa aprire il mercato a un mondo orientale che ha bisogno di quello occidentale… Io dico sì ad alghe e insetti, ma solo in caso di carestia!».

Francesca Gardenato

(Pubblicato sul settimanale "Verona Fedele" 
del 22 novembre 2015)

mercoledì 7 ottobre 2015

Expo Milano 2015. Diario di un giro del mondo in due giorni!

Missione Expo Milano 2015 compiuta. Un’interessante, avvincente e affollata immersione nelle culture, tradizioni alimentari e politiche agricole di tanti Paesi, un giro del mondo in soli due giorni e 110 ettari, che non mi ha risparmiato code e mal di schiena. Ma ne è valsa la pena!
Ne è valsa la pena perché l’orgoglio di essere italiana passa anche da questa Expo, premiata dall’affluenza di questi ultimi mesi. Perché ci sono Paesi di cui sapevo poco o nulla, e che mi hanno sorpresa e affascinata. Partirei domani per visitarli davvero!

Ne è valsa la pena per la quantità di stimoli che si raccolgono, anche solo passeggiando lungo il decumano.



Per esempio, lo sapevate che la mela più grande al mondo cresce in Kazakhstan? E che il maggiore esportatore di mele in Europa è la Polonia? E che un terzo delle foreste mondiali sono in Thailandia?
Ci tornerei, per terminare il giro in quegli Stati in cui avrei fatto prima a prendere l’aereo e partire piuttosto che mettermi in coda. Ci tornerei per saperne di più, assaggiare e vedere di più, per fare meno attesa e vivere l’Expo con occhi più esperti e meno fretta. Peccato aver aspettato l’ultimo mese. Mea culpa. 
Al di là delle tante polemiche, credo che i due giorni di “experience” nel cuore internazionale di Milano siano valsi la mia vacanza di settembre saltata e la stanchezza di oggi. Ho firmato la Carta di Milano al Padiglione Italia (mi scuseranno i connazionali se ho preferito però il "parco agroalimentare sostenibile" della Germania) con la fiducia che questa eredità culturale, da qui in avanti, sia un impegno mio e anche “virale” per estendere il diritto al cibo, la lotta agli sprechi, la sicurezza di ciò che mangiamo, le buone pratiche di rispetto ambientale e puntare su un'agricoltura che produca per tutti senza impoverire o distruggere. 
A Expo si incontrano e respirano saperi, tecnologia, tradizioni, creatività, futuro, eccellenze italiane e internazionali e, inevitabilmente, uno scontro di ricchezze e povertà. Riuscire a riequilibrare le differenze e sommare, anzi intrecciare, il buono che c’è in ogni Paese per una rete mondiale meno sbilanciata e più sostenibile dovrebbe essere una responsabilità condivisa, non più un sogno. Ripartiamo dal successo di Expo 2015 per un futuro non procrastinabile, un futuro concreto e veramente uguale per tutti.
Ultima riflessione internazionale. Forse non tutti i Paesi hanno recepito in pieno il tema e l’invito di Expo, “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”. Qualcuno si è fermato all’aspetto più consumistico e di marketing, ma sta comunque al visitatore critico cogliere gli spunti giusti e portare a casa solo ciò che è veramente utile. Senza sprecare nulla.


domenica 16 agosto 2015

Violenza domestica, un fenomeno sommerso che emerge grazie a Sos Onlus di Peschiera

È un fenomeno “sommerso”, di abuso psicologico o fisico, che si nasconde entro le pareti di casa e che spesso sconfina in silenzio, paura, isolamento e depressione. Quello della violenza domestica, purtroppo, è un fenomeno ancora molto, troppo attuale, a cui un gruppo di volontarie del Garda veronese dichiara apertamente battaglia. Il primo passo contro questo tipo di ingiustizie ha un fiocco rosa, un nome e un’associazione con sede a Peschiera del Garda.
Si chiama “Sos violenza domestica Onlus” ed è il nuovo centro di ascolto e accoglienza per le vittime di maltrattamenti, in particolare per chi ha subito aggressioni in ambito familiare, siano donne, minori o anziani. Lo sportello, per ora, trova ospitalità nella canonica della Parrocchia di San Benedetto di Lugana (Peschiera). Questo grazie all’incoraggiamento e al sostegno del parroco don Luigi Trapelli, il quale ha subito condiviso le finalità del progetto e aperto le porte della parrocchia. «Nella mia esperienza a Peschiera ho affrontato un paio di casi di maltrattamenti in famiglia – dice don Trapelli –. E la presenza di figure esterne al mondo ecclesiastico potrà avvicinare un numero sempre maggiore di persone».

Il taglio del nastro ufficiale, dopo circa due anni di incubazione del sodalizio, è avvenuto lo scorso 20 giugno alla presenza del sindaco di Peschiera Orietta Gaiulli, dell’assessore alle Politiche sociali Mirjana Stampfer, del capitano Francesco Milardi della compagnia Carabinieri e del maresciallo Luca Barozzi della Caserma militare arilicense.
«Abbiamo raggiunto questo traguardo – ha dichiarato Ketty Remelli, presidente dell’associazione – grazie all’aiuto delle volontarie che hanno seguito un corso tenuto dalle operatrici di “Telefono rosa”, ma, soprattutto, grazie al parroco don Luigi, che ci ha sostenuto e ci concede l’uso della sacrestia per aprire lo sportello. Ringraziamo anche i club locali Inner Wheel e Rotaract, e i giovani del Rotary, per il loro contributo economico».
Nei primi due anni di vita dell’associazione, ha ricordato ancora Remelli, «abbiamo organizzato diverse conferenze per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della violenza domestica, illustrando le varie “facce” di questa terribile forma di aggressione: si è parlato di violenza sulle donne, nei confronti degli anziani, sui minori e attraverso internet, grazie all’aiuto di forze dell’ordine, Scuola allievi e agenti della Polizia di Peschiera, Carabinieri della Compagnia di Peschiera e di vari professionisti».
Per ora il centro è aperto il martedì pomeriggio, dalle 17 alle 19, nell’ufficio accanto alla chiesa parrocchiale con la presenza di due volontarie a disposizione per incontrare e ascoltare gli utenti, nel rispetto dell’anonimato. Qui, sarà fornita una prima assistenza alle vittime di abusi indicando le strutture specifiche e le figure professionali a cui rivolgersi.
La Onlus, infatti, offre anche il supporto di professioniste che, a livello gratuito, forniranno la necessaria consulenza legale e psicologica.
È attivo un numero di telefono per chi vuole mettersi in contatto con “Sos violenza domestica Onlus” (tel. 342.7584161) e già qualche richiesta di informazioni, perlopiù legali, è arrivata su questa linea nel primo mese d’attività.


sabato 25 aprile 2015

I giovani del Garda? Molto social, poco religiosi e attaccati alla famiglia

È una generazione ormai completamente digitalizzata, che imbastisce buona parte delle relazioni sui media, lontana dai grandi valori di solidarietà, impegno e partecipazione.
Sono i giovani del Basso Garda, al centro di un’indagine sociale e di un convegno promossi dal Centro di pastorale giovanile del lago bresciano (JLB). 

Nella mattinata di sabato 18 aprile, davanti a un pubblico di educatori, amministratori, operatori della pastorale, insegnanti e animatori sono stati presentati i risultati della ricerca condotta su un campione di 915 adolescenti e giovani tra i 14 e i 28 anni delle 24 parrocchie del vicariato foraneo del lago bresciano. Attraverso un questionario somministrato via web, sono stati indagati ambiti cruciali della loro vita (famiglia, scuola, tempo libero, comportamenti devianti) dedicando spazio all’orientamento valoriale e alla sfera religiosa per poi passare ai rapporti con le realtà locali.

Risultato: poco meno di un giovane su due si dichiara cattolico, mentre chi vive a contatto con àmbiti parrocchiali è meno esposto a comportamenti a rischio.

Le riflessioni
Al centro della mattinata, aperta dal sindaco di Desenzano Rosa Leso e conclusa dal vescovo mons. Giuseppe Zenti, l’intervento di Valerio Corradi, docente di Sociologia del territorio all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e coordinatore dell’equipe che ha curato la “Ricerca sulla condizione giovanile nel territorio gardesano”. A commentare la fotografia attuale, con riflessioni sulla vita scolastica e familiare dei giovani d’oggi, è intervenuta la psicologa Valentina Pasqualetto, collaboratrice di Iner Verona, educatrice all’affettività e alla sessualità, che ha rimarcato l’importanza di «fare rete nell’educazione», di «una scuola capace di intercettare le doti dei ragazzi e incentivarle» e di «una famiglia presente, che non deleghi».

Don Michele Falabretti, direttore del Servizio nazionale di pastorale giovanile, ha focalizzato l’attenzione proprio sulla pastorale giovanile nell’attualità del nostro tempo e sull’importanza che le comunità parrocchiali siano i veri «luoghi di esperienze social», «generatori di valori e di fede», capaci di testimoniare «una spiritualità vicina alle cose e alla vita di tutti i giorni».
Mentre Giovanni Mazzi, direttore della Fondazione Exodus Onlus ha raccontato, attraverso storie di vita in comunità, l’operato di Exodus rimarcando l’importanza della prevenzione e del recupero di giovani che hanno abusato di alcol o di sostanze.
Al vescovo Giuseppe Zenti (nell'immagine a destra) il delicato compito di concludere i lavori. Al centro la speranza: «Abbiate fiducia – ha detto rivolgendosi ai molti laici, parroci ed educatori presenti – qualcosa in questa parte di diocesi si sta muovendo. Ciò che è seminato germoglierà col tempo... La possibilità di fare qualcosa per i nostri giovani, ora, è più di un sogno, è una profezia».
Un plauso a don Alessandro Turrina, che con la sua equipe di giovani del Centro JLB, ha organizzato il convegno e lavorato per la riuscita della ricerca e di una serie di eventi collegati.

Chi sono i giovani del Garda?
La rilevazione effettuata tra settembre 2014 e marzo 2015 nell’area bresciana del Garda è frutto delle interviste a cui hanno risposto, via internet, 915 giovani, un campione rappresentativo di circa il 10% della popolazione giovanile della zona indagata, bilanciato tra maschi (49,8%) e femmine (50,2%), con una distribuzione piuttosto omogenea delle diverse fasce d’età. Il 23,2% dei rispondenti risiede a Desenzano, il 30,6% a Lonato, Sirmione e Pozzolengo, il 13% nei paesi della Valtenesi e il 33,2% fuori territorio.

La fotografia che ne deriva è quella di «una generazione che comunica molto, ma fatica a instaurare relazioni – ha commentato il dottor Corradi (nella foto a lato) – mostrando un deficit di empatia. Adolescenti e giovani sembrano vivere in una perenne crisi d’identità, frutto di una perdita di modelli e riferimenti esterni “alti e forti”, che riguarda anche coloro che dovrebbero assumere un ruolo educativo nei loro confronti».

In merito al rapporto con la religione e il mondo ecclesiale, emerge che il 48,7% degli intervistati si dichiara cattolico, il 15,5% è non credente e l’8,6% agnostico, il 12,3% crede in un’entità superiore, l’1,5% guarda alle religioni orientali e l’11% si dichiara genericamente cristiano. «L’adesione al cattolicesimo risulta inferiore alla media nazionale, ma in linea con i dati del Nord Italia (Toniolo-Ipsos, 2014, ndr)», ha precisato il docente di Sociologia. Se guardiamo poi all’osservanza delle pratiche religiose: solo un giovane su cinque va a Messa ogni settimana. Però solo il 21,7% non ci va mai, il 33% una o due volte l’anno, il 23,2% una o due volte al mese.
Il quesito è: perché adolescenti e giovani si allontanano dalla parrocchia?

I motivi principali sono la scarsità di tempo e di motivazione, rapporti problematici con gli adulti (parroci, curati, catechisti, proposte noiose e con scarsa attrazione, ostilità verso l’istituzione, distacco inteso come tappa di maturazione “post-Cresima”). Anche nel tempo libero gli spazi parrocchiali hanno un ruolo secondario. Per il tempo libero, le proposte più gettonate sono quelle delle associazioni sportive; il 64% oggi non conosce il centro di pastorale giovanile JLB. 
I luoghi di ritrovo più apprezzati sono i bar e pub (50,7%), seguiti dalle case private (44%) e dalle strutture sportive (31,4%); solo il 22,4% indica l’oratorio e la parrocchia come spazio fisico per le relazioni amicali.
Altra area indagata sono i valori e l’attitudine verso la vita. Qui, a sorpresa, la famiglia è al primo posto (77%), seguita dall’amicizia (56,7%) e dall’amore (40,1%), privilegiato dopo i vent’anni e più dalla ragazze; lo sport conta per il 18,3% e la religione per il 5,9%.
Il grado di soddisfazione per la vita è buono (la zona lacustre si conferma un’oasi piuttosto felice): il 18,7% si dichiara molto soddisfatto e il 57,1% abbastanza. Per la fiducia e le figure di riferimento vince la mamma, seguita da famiglia, padre e amici. La famiglia è considerata un valore per la più parte dei giovani: protegge e rassicura.
Giovanni Mazzi, della Fondazione Exodus Onlus,
nipote di don Antonio Mazzi
Non stupisce l’iscrizione ai social network, che dai 15 anni in su interessa oltre il 93% del campione (82,5% nei 13/14enni) ed esprime un atteggiamento di voyerismo che spinge alla ricerca di approvazione nella condivisione di parole, foto e video di sé. Malgrado il 34,9% indichi la salute come un valore importante, circa il 46% degli intervistati dichiara di abusare di alcol, e il consumo aumenta con l’età. Mentre l’assunzione di sostanze è ammessa ‘solo’ dal 18% degli intervistati, preoccupano l’abbassamento dell’età dei primi contatti con le sostanze (13-14enni a rischio) e il coinvolgimento sempre maggiore delle ragazze. Molto interessante è come chi è vicino al mondo cattolico sia meno portato ad assumere rischi di alcol, droghe o altro (vale per quasi il 70%).

Conclusioni
Ora, con la ricerca in mano, che fare? 
«Dai dati – ha concluso Corradi – occorre passare alla pratica. Ovvero a un ascolto attivo dei giovani. Creare un tavolo di lavoro permanente che li riguardi, usare nuovi linguaggi e spazi virtuali per dialogare con loro, fare più formazione negli oratori per renderli luoghi di accoglienza moderna. Unire le forze nella pastorale e nelle azioni educative».


Articolo pubblicato sul settimanale diocesano, Verona Fedele, numero del 26 aprile 2015 (www.veronafedele.it). Fotografie di Fulvio R.