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giovedì 17 marzo 2016

La pasta, che meraviglia tutta italiana!

Un piatto di pasta, ma quanta storia contiene? 
Le lasagne nell’antica Roma, le differenze ancestrali tra raviolo e agnolotto in età medievale, le sperimentazioni e le scoperte geografiche che hanno modificato abitudini di cottura e scelta degli ingredienti. La pasta, da secoli presente nelle famiglie, è diventata grazie alla pubblicità moderna emblema di semplicità e tradizione, senza mai perdere il suo valore originale di piatto che nutre e unisce. Non solo ricette, dunque, ma anche tanta cultura!
Pasta fresca, secca o ripiena, nel suo repertorio ha mille nomi: spaghetti, fettuccine, matasse, maltagliati, sedanini, stelle, quadrucci, ravioli, tortelli e tortellini, pappardelle... Sta di fatto che, come sottolinea il giornalista e critico gastronomico Jacopo Fontaneto (nella foto in basso), docente di Storia della Cucina,  «la pasta è identità della nostra cucina italiana nel mondo ed è identità del nostro pianeta. È merito degli italiani se tutti la conoscono e, come la pizza, incontra il palato universale e si cucina ormai in tutti i Paesi del globo. Con la pasta, inoltre, si affermano sia il concetto della dieta mediterranea sia il principio della struttura del pasto latino: con distinzione del primo e del secondo piatto (la mensa), che seguono all’aperio o antipasto».
Origini, leggende e storia si intrecciano con una cultura nobile e popolare insieme, che ha attraversato due millenni e di è evoluta, strizzando l’occhio a nuove scoperte e sapori esotici. «La pasta era già conosciuta nell’antica Roma – continua l’esperto –. Il lavoro di ricerca nella gastronomia a volte ci riserva scoperte e soddisfazioni incredibili, come scoprire che i ricettari esistevano già ai tempi degli antichi romani. La pasta però incontra il concetto di bollitura solo in età medievale ed è lì che nascono le paste fresche ripiene e dalla torta salata ripiena nasce poi la torta piccola e, a seguire, il tortello».
Il critico gastronomico Jacopo Fontaneto (al centro)
Anche i tipi e i formati di pasta sono tanti, almeno quasi quante le regioni del Belpaese. Al Sud le tradizioni antiche si conservano meglio. Per esempio, continua il critico gastronomico, «le lagane romane, simili alle nostre pappardelle e progenitrici delle lasagne, erano fatte con i legumi venivano mangiate con il ragù. Tipi di pasta simili alle lagane si trovano ancora oggi nella cucina campana e meridionale».
Se fare la pasta in casa era un rituale per le nostre nonne, sapienti massaie, che iniziavano il sabato o la domenica mattina presto per averla pronta per il pranzo in famiglia, oggi la questione è come risparmiare tempo e scegliere gli ingredienti giusti tra le migliaia a scaffale nel supermercato.
Succedeva nella Roma imperiale, in età rinascimentale, con i viaggi di scoperta e ai giorni nostri con la globalizzazione: gli ingredienti si mescolano e la cucina diventa sempre più creativa. Alla pasta con il sugo, il ragù o con i fagioli – pasta e fasoi, ecco un piatto tipico veronese –  si aggiungono nuovi abbinamenti, per esempio un maggiore utilizzo delle spezie e di sapori orientali. Nel tempo sono pure cambiati i metodi di cottura, le abitudini, gli stili e i ritmi di vita. Oggi la pasta si compra precotta per averla pronta in pochi minuti.
«Le prime descrizioni in epoca romana – riprende Fontaneto – parlano di sfoglie alternate con farcia di carne, ma non erano bollite, bensì messe direttamente nel forno. È con l’affermazione del principio di bollitura della pasta, nel Medioevo, che ci si avvicina al concetto di pasta fresca ripiena. Altro esempio: gli agnolotti derivano dagli “agnellotti”, che si preparavano con un ripieno di carne d’agnello».
Nella storia gastronomica, l’incontro della nostra tradizione di pasta italiana con il Nuovo Mondo sancisce un importante cambiamento.
«Nel 1492 la pasta incontra il pomodoro. La scoperta dell’America è stata un grande spartiacque per la gastronomia. In Europa arrivano i prodotti del Nuovo Mondo, per esempio le patate, che si incontrano con un altro piatto, il baccalà, che proviene dalle isole Lofoten, un arcipelago della Norvegia dove poco prima del 1492 il nobile mercante veneziano Pietro Querini fa naufragio e lo importa in Italia. Dall’Estremo Oriente era già arriva il riso, ancora nel Mille da Carlo Magno, più tardi (intorno alla metà del 1400) grazie al duca di Milano la risicultura si diffonde nelle nostre zone. Quindi tra XV e il XVI secolo cambia tutto nella gastronomia italiana ed europea. Si pensi che il pomodoro – rimarca l’esperto – all’inizio veniva tenuto in casa come pianta ornamentale, si pensava addirittura che fosse velenoso. Sarà solo nel 1800 che la pasta incontrerà il pomodoro e i giochi saranno fatti. Ecco l’inizio di una nuova era!».
Un ritratto di Pellegrino Artusi
Pellegrino Artusi, gastronomo e critico letterario dell’Ottocento, nel suo manuale “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” ha codificato la cucina regionale italiana e creato un unico ricettario valido ancora oggi, tanto da essere il libro più letto della cucina italiana; raccoglie le tradizioni di un’Italia divisa geograficamente ma unita a tavola da un piatto di pastasciutta.
La cottura ideale? «Senza dubbio al dente», per la migliore conservazione dei valori nutritivi, della digeribilità e di un senso di sazietà. L’Italia della pasta si divide tra i sostenitori di quella liscia e gli amanti di quella rigata: la prima è più leggera, la seconda ha il pregio di legarsi meglio al sugo. Per entrambe vale la regola che siano rigorosamente trafilate al bronzo, per avere quella consistenza ruvida, che garantisce più sapore e tenuta in cottura, quindi maggiore resa nella ricetta finale. 

(Pubblicato sul settimanale Verona Fedele del 13 marzo 2016)

sabato 9 gennaio 2016

Benessere invernale. Contro inquinamento e raffreddori, c'è la vitamina C

Nell’ultima settimana, fortunatamente, l’allarme “PM10” nell’aria pare essere rientrato (oggi piove, per cui rischio scongiurato!). Le fonti principali delle polveri inquinanti sospese nell’aria sono il trasporto su gomma, il riscaldamento e la fonte industriale, per cui durante l’inverno l’esposizione e i rischi aumentano. E la loro elevata concentrazione sopra i livelli di tolleranza per la salute umana ha costretto, sia prima che durante le feste natalizie, all’adozione di varie misure per ridurre l’inquinamento nei centri abitati, soprattutto nelle grandi metropoli.
Anche se l’allarme pare momentaneamente rientrato grazie alle precipitazioni d’inizio anno, in attesa di nuove piogge abbiamo chiesto a un esperto se esiste qualche escamotage naturale per proteggere i nostri bronchi e polmoni, soprattutto in questa stagione in cui siamo maggiormente predisposti al rischio di influenze e malattie dell’apparato respiratorio.
È ovvio che per difendere la nostra salute è meglio evitare di esporci a situazioni e in luoghi in cui si concentrano questi “picchi” di inquinamento, ma qualche rimedio, gentilmente offerto dalla natura, sembra poterci aiutare. Dato che gran parte del danno causato dagli inquinanti è dovuto all’aumento dello stress ossidativo, può essere utile migliorare le nostre difese antiossidanti consumando più frutta e verdura fresca, in particolare privilegiando quegli alimenti contenenti vitamina C, ma anche A ed E.
Il consiglio del naturopata Vladimiro Colombi si orienta infatti verso una sostanza naturale in grado di rimuovere e disintossicare le tossine dal fegato e di proteggere i bronchi e i polmoni. Si tratta della vitamina C o acido ascorbico, una vitamina solubile in acqua e che, come spiega l’esperto, «ha un’azione straordinariamente efficace nel prevenire le infezioni respiratorie virali, ridurre in modo significativo la produzione di muco nei bronchi, in più con un’azione di sostegno per le ghiandole surrenali in tutte le forme di stanchezza e astenia legati a periodi di forte stress».
L’acido ascorbico si trova concentrato in molti vegetali come ribes, prezzemolo, peperoni rossi e verdi, broccoli, cavolini di Bruxelles, kiwi, arance, limone, mango e cavolfiori. Lo si può integrare anche in capsule, volendo.
«Non ha particolari effetti collaterali – precisa Vladimiro Colombi – e non è in grado di produrre intossicazione nel corpo umano, perché il suo eccesso viene facilmente smaltito nelle urine. La vitamina C si è dimostrata utilissima nel ridurre l’incidenza di infarto miocardico, di tumori allo stomaco ed è importantissima per prevenire la cataratta. Altra azione preziosa della vitamina C è quella di disattivare delle pericolosissime sostanze note come “nitrosammine”, sostanze altamente cancerogene che sono scientificamente provate essere coinvolte nel cancro dello stomaco e che si formano durante la cottura di carni».
L’acido ascorbico, inoltre, conclude il naturopata, «è importantissimo per l’equilibrio ormonale: svolge un ruolo attivo nella produzione di ormoni, nella produzione di neurotrasmettitori ed è fondamentale per mantenere sana e giovane la pelle, in quanto ha un ruolo essenziale nella produzione di collagene (noto per prevenire la formazione di rughe nella pelle). Inoltre la vitamina C è in grado di proteggere i nostri tendini e le nostre ossa, e favorire l’eliminazione dei grassi e l’assimilazione del ferro nell’organismo».
Insomma, per i prossimi mesi, non facciamoci mancare in tavola gli alimenti ricchi di vitamina C. Per esempio una spremuta d’arancia per colazione, dei ribes o un kiwi a merenda, e magari del prezzemolo nell’insalata. Questi prodotti non solo ci aiuteranno a sopravvivere meglio all’inquinamento, ma ci permetteranno anche di affrontare meglio gli ultimi mesi di freddo preservandoci dai malanni di stagione, per arrivare in forze alla primavera.
Per saperne di più potete leggere anche l’ultimo articolo del naturopata Vladimiro Colombi  e consultare il suo sito http://www.vladimirocolombi.it/



lunedì 23 novembre 2015

Giorgio Calabrese, nutrizionista: "A tavola, più moderazione e meno allarmismo"

Moderazione, meno allarmismo e più consapevolezza. Questa in sintesi la ricetta del medico nutrizionista GiorgioCalabrese, docente di Scienza dell’alimentazione all’Università di Torino e alla Federico II di Napoli e presidente del Consiglio superiore della Sicurezza alimentare per il Ministero della Salute. 
Ospite a Desenzano, per un incontro organizzato dall’Azienda ospedaliera della città sul tema “Il cibo è salute”, l’esperto, presenza fissa in varie trasmissioni televisive, ha definito la recente notizia sulla carne rossa «puro allarmismo». 
Calabrese è intervenuto sulle rive del Garda a pochi giorni dall’annuncio diffuso dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla carne rossa lavorata, classificata come “probabile cancerogeno per i tumori dell’intestino colon-retto, pancreas e prostata… Ma la “fragilità” di questo studio, ha detto lo specialista, «è che si tratta di un lavoro svolto in base a dati epidemiologici, non una ricerca su persone sane e altre malate. E, soprattutto, si basa su dati di persone che vivono nel mondo anglosassone, dove si consumano molte carni rosse e dove sono in aumento i tumori al colon». 
Il dottor Calabrese conferma la bontà di «uno stile alimentare ispirato alla dieta mediterranea, in cui non vi è una presenza massiccia di carne, ma predominano verdure, legumi, frutta, insieme a pesce, carne, uova, formaggi, nella giusta alternanza».



Dottor Calabrese, visto che è Desenzano per parlare di “quando il cibo è salute”, partiamo da questa domanda: quando ciò che mangiamo ci fa stare veramente bene?
«Nella misura in cui diventa l’elemento portante della condizione dietetica, che porta alla salute nutrizionale dell’uomo. Esistono infatti una salute fisica, una psichica e una nutrizionale. Quest’ultima riguarda il cibo e il nostro apparato digerente. Per cui il cibo deve essere consumato in maniera equilibrata, tenendo presente che l’eccesso è dannoso, di qualunque alimento si tratti».
Quindi il segreto è la moderazione…
Giorgio Calabrese
«Avere un equilibrio dei nutrienti è fondamentale, perché se non c’è equilibrio, la prevalenza di un nutriente contro un altro genera rapporti biochimici che conosciamo poco e che possono causare uno stato di malattia. Per esempio: oggi sappiamo che mangiare più prodotti con mercurio, alluminio, rame può creare problemi al cervello e patologie come l’Alzheimer».
C’è un nesso tra cibo e infiammazioni?
«Sì. Per esempio la presenza eccessiva di grassi saturi o di proteine animali legate ai grassi saturi scatenano delle sostanze che si chiamano leucotrieni e trombossani: agenti che stimolano l’organismo a produrre prostaglandine, che possono generare infiammazioni e, di conseguenza, altre patologie, anche tumori».
Gli zuccheri, o meglio i dolci, molto consumati dai bambini… anche quelli possono causare infiammazioni?
«Premetto che faccio parte del nucleo di scienziati che ha portato il consumo giornaliero di zuccheri dal 24% al 10% e la mia proposta è di ridurlo ancora. Ma mentre si parla di diminuire gli zuccheri, nessuno cita i grassi. Quando pensiamo che un bambino mangia troppi zuccheri, in verità mangia troppi dolci. Consuma dei prodotti che contengono zuccheri e soprattutto grassi. Ecco, noi dobbiamo limitare specialmente il consumo di grassi saturi, che ci fanno male».
Veniamo all’attualità della “carne rossa”, notizia lanciata come una bomba dall’Oms e poi ritrattata. L’Agenzia ha classificato nel “Gruppo 1” (cancerogeni certi) la carne lavorata, insaccati, wurstel, salsicce e nel “Gruppo 2” (alimenti rischiosi) le carni rosse, ossia manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra. Qual è la verità?
«Per parlarne devo svelare il backstage della vicenda. In questo caso, hanno parlato due persone dell’Oms, che hanno fatto delle classificazioni basate su evidenze limitate, in termini di epidemiologia, facendo presupporre un legame tra insorgenza di cancro al colon e consumo di carni rosse. Non sono lavori fatti sui pazienti, ma sintesi di tanti lavori scientifici. In particolare lo studio della carne è stato diffuso perché l’Oms è in crisi economica e le donazioni iniziano a scarseggiare; il che potrebbe portare a una riduzione del carrozzone dell’Oms, quindi lanciare una bomba ogni tanto serve a dimostrare quanto sia fondamentale la loro presenza. Con il ministro della salute Beatrice Lorenzin ho chiesto di vedere il lavoro sulle carni rosse; ci è stato risposto che ce lo daranno a fine 2016, quando lo studio sarà pubblicato. L’indomani è stata lanciata la stessa “bomba” con il caffè. Direi che questa non è scienza e neppure giornalismo: è allarmismo puro».
Quindi meglio essere prudenti e prendere certe notizie con le pinze…
«È importante mettere delle regole. Lo hanno detto gli stessi Veronesi e Berrani, che non mangiano carne e sono vegani: la verità è consumare moderatamente carne. Io consiglio il buon senso: lunedì carne rossa, martedì carne bianca, mercoledì il pesce, giovedì uova, venerdì formaggio, sabato insaccati, se si vuole… Ma la carne rossa non più di due volte a settimana e una volta per i bambini».
Com’è meglio cuocerla?
«L’importante è che la carne non sia fritta o alla brace. Bisogna sempre evitare di cuocerla a elevate temperature perché l’ossidazione è pericolosa. Quando la carne cotta alla griglia diventa nera, i nitrati naturalmente presenti generano reazioni biochimiche e agenti detti cancerogeni. Lo stesso vale per verdure, pane, pizza… Cucinare tutti gli alimenti a 50-60 gradi al massimo».
Qualche indicazione sul consumo di grassi, che contrariamente a quanto si pensa non sono tutti nemici del nostro benessere?
«La nostra dieta quotidiana dovrebbe contenere pochi grassi saturi, ma più grassi monoinsaturi (olio extravergine, come quello del Garda) e più polinsaturi (pesce, carni bianche, frutta secca, oli di un solo seme consumati crudi), nel giusto equilibrio. Se noi eliminassimo del tutto il colesterolo, per esempio, rischieremmo di vedere insorgere altre malattie. È sempre un discorso di moderazione e armonia nel consumo. Così possiamo evitare tante patologie».
Quali oli usare per la cottura?
«Olio extravergine di oliva cotto e olio di un solo seme crudo. Gli altri oli hanno un punto di fumo più basso e sono pericolosi, se cotti».
E sui nuovi cibi del futuro, come alghe e insetti, cosa dice?
«In questo momento si sta parlando dell’accordo tra Europa e America per scambiarsi qualunque cosa. Il che, in pratica, significa aprire il mercato a un mondo orientale che ha bisogno di quello occidentale… Io dico sì ad alghe e insetti, ma solo in caso di carestia!».

Francesca Gardenato

(Pubblicato sul settimanale "Verona Fedele" 
del 22 novembre 2015)

mercoledì 7 ottobre 2015

Expo Milano 2015. Diario di un giro del mondo in due giorni!

Missione Expo Milano 2015 compiuta. Un’interessante, avvincente e affollata immersione nelle culture, tradizioni alimentari e politiche agricole di tanti Paesi, un giro del mondo in soli due giorni e 110 ettari, che non mi ha risparmiato code e mal di schiena. Ma ne è valsa la pena!
Ne è valsa la pena perché l’orgoglio di essere italiana passa anche da questa Expo, premiata dall’affluenza di questi ultimi mesi. Perché ci sono Paesi di cui sapevo poco o nulla, e che mi hanno sorpresa e affascinata. Partirei domani per visitarli davvero!

Ne è valsa la pena per la quantità di stimoli che si raccolgono, anche solo passeggiando lungo il decumano.



Per esempio, lo sapevate che la mela più grande al mondo cresce in Kazakhstan? E che il maggiore esportatore di mele in Europa è la Polonia? E che un terzo delle foreste mondiali sono in Thailandia?
Ci tornerei, per terminare il giro in quegli Stati in cui avrei fatto prima a prendere l’aereo e partire piuttosto che mettermi in coda. Ci tornerei per saperne di più, assaggiare e vedere di più, per fare meno attesa e vivere l’Expo con occhi più esperti e meno fretta. Peccato aver aspettato l’ultimo mese. Mea culpa. 
Al di là delle tante polemiche, credo che i due giorni di “experience” nel cuore internazionale di Milano siano valsi la mia vacanza di settembre saltata e la stanchezza di oggi. Ho firmato la Carta di Milano al Padiglione Italia (mi scuseranno i connazionali se ho preferito però il "parco agroalimentare sostenibile" della Germania) con la fiducia che questa eredità culturale, da qui in avanti, sia un impegno mio e anche “virale” per estendere il diritto al cibo, la lotta agli sprechi, la sicurezza di ciò che mangiamo, le buone pratiche di rispetto ambientale e puntare su un'agricoltura che produca per tutti senza impoverire o distruggere. 
A Expo si incontrano e respirano saperi, tecnologia, tradizioni, creatività, futuro, eccellenze italiane e internazionali e, inevitabilmente, uno scontro di ricchezze e povertà. Riuscire a riequilibrare le differenze e sommare, anzi intrecciare, il buono che c’è in ogni Paese per una rete mondiale meno sbilanciata e più sostenibile dovrebbe essere una responsabilità condivisa, non più un sogno. Ripartiamo dal successo di Expo 2015 per un futuro non procrastinabile, un futuro concreto e veramente uguale per tutti.
Ultima riflessione internazionale. Forse non tutti i Paesi hanno recepito in pieno il tema e l’invito di Expo, “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”. Qualcuno si è fermato all’aspetto più consumistico e di marketing, ma sta comunque al visitatore critico cogliere gli spunti giusti e portare a casa solo ciò che è veramente utile. Senza sprecare nulla.


martedì 11 agosto 2015

La Festa del Vino alza i calici per i suoi primi 40 anni

Sette cantine per brindare all’estate, al prossimo Ferragosto e ai quarant’anni della Festa del Vino!


Sono proprio sette le aziende agricole protagoniste della prossima edizione della Festa del Vino di San Martino della Battaglia organizzata dal Gruppo Sportivo di San Martino d/B con il patrocinio del Comune di Desenzano del Garda. Durante la manifestazione, dal 12 al 16 agosto, come ogni anno al campo sportivo sammartinese, si potranno assaggiare i migliori vini di Citari, Ca Maiöl, Pilandro, Sgreva, Fratelli Fraccaroli, La Rifra e Zenato.


Un’occasione con cui i volontari del G.S. San Martino promuovono le realtà vitivinicole del territorio gardesano, Lugana in primis, offrono al pubblico piacevoli serate di musica e buona cucina da trascorrere in compagnia, in attesa dei magici bagliori dello spettacolo pirotecnico finale. Sin dalle origini, però, la festa è concepita per sostenere le numerose attività sportive che il G.S. San Martino organizza durante l’anno, coinvolgendo quasi 300 atleti di Desenzano nelle varie discipline: calcio, ciclismo ed handbike, pallavolo, tennis e ginnastica. Una manifestazione enogastronomica importante per il territorio e la stagione turistica della città, capace di radunare migliaia di persone ogni sera.
Quest’anno lo spettacolo pirotecnico si terrà domenica 16 agosto alle 23.
Nelle cinque serate, il programma promette specialità gastronomiche, tornei di tennis e briscola, serate danzanti con orchestre sempre diverse, le degustazioni dei migliori vini Doc del Basso Garda e, novità 2015, una serata dedicata ai giovani e agli amanti della buona musica. Giovedì 13 agosto, presso la tensostruttura, si potranno ascoltare gli “Atomic Quintet” in concerto dalle 21.30: pop, rock, blues e swing con Vincenzo Titti Castrini, Nicola Vettori, Giacomo Papetti, Paolo Zanetti e Cesare Valbusa. L’ingresso è libero.
L’inaugurazione della festa è fissata per mercoledì 12 agosto con l’apertura degli stand gastronomici alle 19. Poi dalle 21, cinque prestigiose orchestre suoneranno per gli appassionati del liscio ed esibizioni danzanti ravviveranno la pista: 
Ruggero Scandiuzzi (12/08), Daniele Tarantino (13/08), Titti Bianchi (14/08), Marco & Alice (15/08) e Rosella e Marco (16/08). 

Durante le serate, come intermezzo, si esibiranno vari gruppi e scuole di ballo: “Nueva Luce” (12/08), “My Way Danze” (13/08), “Trio Electra” (14/08) e Gruppo “Chimera” (15/08).
Il giorno di Ferragosto alle 9 del mattino si svolgerà la biciclettata per le famiglie (17 km) con ritrovo, partenza e arrivo al centro sportivo. Immancabili, la Briscolada de Feragost (Trofeo Festa del Vino) e il Torneo di tennis rodeo fit, e l’esposizione permanente di trattori a cura dell’associazione “Il Volano”. 
Presso la tensostruttura sarà allestita anche la Mostra di riproduzioni architettoniche, sculture in legno e quadri di località storiche di San martino.
La Festa del Vino quest’anno termina il 16 agosto. Ad accogliere gli ospiti agli stand del centro sportivo di San Martino d/B, ci saranno circa 200 volontari.
“La festa è un modo di fare comunità, promuovere San Martino e le sue risorse”, ricorda il direttivo del Gruppo Sportivo guidato da Roberto Turcato, pronto a dare il benvenuto a concittadini e turisti.


Ufficio Stampa e Comunicazione: Francesca Gardenato


sabato 23 maggio 2015

Viaggio nel tempo, alle radici del cibo

2077 a.C. Esattamente qui ci riporta la mostra desenzanese, che sarà inaugurata oggi pomeriggio (23 maggio 2015) alle 17 presso il Museo civico archeologico “G.Rambotti” di Desenzano del Garda. “Back To The Roots – Alle radici del cibo” è uno speciale percorso espositivo sul tema dell’alimentazione all’epoca delle palafitte, declinato nei diversi musei della Lombardia orientale e collegato al titolo di Expo Milano 2015 “Nutrire il pianeta…”

La mostra dal titolo “2077 BC Into The Groove… Nel solco dell’aratro” rimarrà allestita a Desenzano, nel museo su via Anelli fino al 6 gennaio 2016 e, a parte l’ingresso gratuito di oggi, la sua visita sarà poi inclusa nel prezzo del biglietto museale.
L’aratro rappresenta il punto di partenza per sviluppare una serie di tematiche legate all’agricoltura preistorica, e non solo: si vedranno quindi esposti attrezzi connessi alle attività agricole rinvenuti nelle palafitte, resti d’aratura scoperti nel corso di ricerche archeologiche, rappresentazioni e significati delle arature stesse. Una parte approfondirà le attività di caccia e di pesca, rappresentate attraverso gli strumenti usati per la caccia (cuspidi di frecce in selce, corno, bronzo, ami, arpioni) e le testimonianze più significative e leggibili delle faune cacciate e raccolte (palchi di cervo con cranio, vertebre di pesce, unio, tartaruga). Infine, un focus sarà dedicato alla “cucina”, ossia al focolare e a quanto anticamente adoperato per la preparazione dei cibi: grandi doli per immagazzinare cereali, recipienti in ceramica e legno per contenere il cibo, pentole…
Il progetto “Back To The Roots – Alle radici del cibo” interessa i musei archeologici della Lombardia orientale che conservano materiale provenienti degli abitati palafitticoli del Lavagnone (Museo di Desenzano del Garda),  Lucone di Polpenazze (Museo di Gavardo), San Sivino (Museo di Manerba del Garda), Bande di Cavriana (Museo di Cavriana) e Lagazzi del Vho (Museo di Padena) iscritti nel sito seriale transnazionale Unesco “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”, in collaborazione con la Soprintendenza archeologica della Regione Lombardia.

Negli abitati palafitticoli la forte umidità, o l’immersione nell’acqua, ha permesso la conservazione in questi ambienti di materiali organici spesso rinvenuti in ottimo stato: il legno (per realizzare manufatti quali aratri, piroghe, recipienti…), vari tipi di intreccio (corde, cesti) e resti di piante e pollini recuperati nei sedimenti lacustri che costituiscono una fondamentale risorsa per conoscere le caratteristiche dell’ambiente naturale e la dieta delle antiche popolazioni. 
Dagli scavi archeologici provengono numerose altre testimonianze che riguardano l’agricoltura, l’allevamento, la lavorazione dei metalli e che offrono informazioni su contatti e influssi anche a lunghe distanze. Tutto ciò rende i siti palafitticoli di notevole interesse per il tema centrale di Expo 2015: l’alimentazione, food!
I percorsi tematici sull’alimentazione all’interno dei musei partono dall’analisi dei dati di scavo, vecchi e recenti, e con l’ausilio delle analisi paleobotaniche e archeozoologiche. Vengono affiancati laboratori didattici progettati ad hoc, soprattutto per le scuole. Tutti gli apparati didattici, pannelli e catalogo, sono redatti in italiano e inglese: la scelta delle due lingue “ufficiali” è evocata anche nel titolo generale e nei sottotitoli, specifici per ogni museo, delle mostre.

Il Museo "G.Rambotti" è aperto e visitabile nei seguenti giorni e orari:
martedì e mercoledì ore 9-13, giovedì e venerdì 15-19, sabato, domenica e festivi 14.30-19.


sabato 11 aprile 2015

Desenzano AgriCultura Festival: "Coltiviamo l’agricoltura per raccogliere il futuro"

Biodiversità, sostenibilità e fertilità. Nell’anno internazionale dei suoli, proclamato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e di Expo Milano 2015, il Comitato AgriCultura Festival e il Comune di Desenzano del Garda organizzano la quarta edizione di “Desenzano AgriCultura Festival”, con approfondimenti legati all’agricoltura e alla viticultura biologica e al rispetto della terra per il futuro del pianeta.
Nelle tre giornate del Festival, dal 17 al 19 aprile 2015, diversi appuntamenti culturali ed enogastronomici promuoveranno il territorio gardesano con i suoi produttori agricoli e consorzi vinicoli, per incentivare le buone pratiche in agricoltura e incoraggiare un’educazione alla sostenibilità.
“A tavola! La cultura ci alimenta” è il titolo del primo incontro che anticiperà il festival alle ore 17 e, di nuovo, alle 20.45 presso la biblioteca, in compagnia di Eros Miari giovedì 16 aprile. Si parte dal cibo per parlare del corpo e della relazione con se stessi.
Il Festival prenderà ufficialmente il via venerdì 17 aprile con lo scambio-mercato dei semi e dei germogli, che si terrà in piazza Malvezzi a partire dalle 15. La sera ci sarà poi l'evento gastronomico, la golosa “Disfida della polpetta”, quest’anno in versione bio: un aperitivo itinerante che si snoderà in due percorsi per le vie di Desenzano, dalle 19 alle 23 (costo 8 euro) con l’assaggio di polpette di carne, pesce e verdure e l’accostamento di vini locali, come Lugana, Valtènesi Rosso e Chiaretto.
La giornata di sabato 18 aprile sarà invece suddivisa in due convegni: la mattina, a Palazzo Todeschini, interventi sul tema “Coltiviamo salute” moderati dalla giornalista Maria Paola Pasini, tra esperti di alimentazione, agronomia, salute e benessere psicofisico. Nel pomeriggio in castello, dalle 15, testimonianze di viticoltori che hanno scelto il biologico, tra cui Arturo Ziliani (Guido Berlucchi & Co.), Fratelli Pasini e Sante Bonomo (Civielle), con l’intervento di Silvano Delai dell’Associazione Lombarda degli Agricoltori Biologici “La buona Terra”, guidati dal presidente di “Ecor NaturaSì” Fabio Brescacin.
Domenica 19 aprile dalle 15 presso l’agriturismo Montecorno Belvedere focus sulle api attraverso il documentario “La zappa sui piedi” e laboratori con degustazione di miele guidati dall’apicoltore Lodovico Valente. Il mercato biologico, a cura dell’associazione “La buona terra”, sarà un appuntamento fisso in piazza Malvezzi sabato dalle 15 e domenica dalle 10 alle 19.
Oasi San Francesco di Desenzano (Rivoltella)
Tanti anche gli eventi collaterali che animeranno le tre giornate della manifestazione: appuntamenti in libreria Podavini con autori, tree-climbing (scenografica potatura in arrampicata) sul lungolago, lo spettacolo musicale “Una calda atmosfera” di e con Vittorio Marletto e la Rumorosa Orchestra all’Auditorium Celesti, la passeggiata domenicale all’Oasi San Francesco (ritrovo alle 9.30 in piazza Malvezzi e ritorno in autobus per le 12.15) e mostre fotografiche e dei lavori delle scuole locali sui temi del festival.
In particolare, presso la Galleria civica “G.Bosio” sarà allestita la mostra “Il grande lago e le piccole acque”, visitabile dall’11 aprile al 3 maggio, in collaborazione con l’associazione Airone Rosso; sono esposte le fotografie di Bernadette Gerard e Giorgio Attilio Mutti e le tavole botaniche di Renata Barilli. L’inaugurazione sarà oggi pomeriggio, 11 aprile, alle ore 17.30. Un’ampia sezione della mostra è dedicata all’Oasi San Francesco di Desenzano del Garda, "monumento naturale" e luogo privilegiato di incontri con gli abitanti del canneto e prezioso esempio di ambiente ripario non urbanizzato.


«Ripartire dalla terra e dalla sua cura è un’assoluta priorità, come il ristabilire la consapevolezza nell’utilizzo delle risorse del pianeta, attraverso azioni di formazione e informazione che partono dalla scuola dell’infanzia sino a interessare l’intera società. Per questo il programma del festival prevede iniziative per le scuole e anche per il pubblico adulto, si spazia infatti dai laboratori sull’alimentazione ai convegni sul biologico. Ringraziamo questa amministrazione per aver accolto e proseguito la manifestazione rendendola una “lente” di ciò che viene fatto sul territorio comunale e delle buone pratiche sostenute negli altri 362 giorni dell’anno», afferma Marialuisa Monesi, presidente del comitato organizzatore.

Conferenza stampa di presentazione del festival e mostra
«Le varie iniziative per adulti e ragazzi – spiega l’assessore alla Cultura Antonella Soccini – si distribuiranno per la nostra città tra Palazzo Todeschini, Castello, Villa Brunati e centro storico, grazie alla collaborazione con il Comitato AgriCultura Festival. Tre giorni di incontri, laboratori, mostre, mercati, esperienze e racconti che offriranno a cittadini e ospiti l’opportunità di riflettere su alcuni temi molto attuali, legati in primis all’alimentazione e ai nostri stili di vita. Sempre sull’alimentazione il 23 maggio, a Desenzano, inaugureremo nel Museo Rambotti un’importante mostra correlata a Expo 2015».

«L’agricoltura – riflette infine il sindaco di Desenzano Rosa Leso – è forse il modo più semplice e concreto che abbiamo per conservare e tramandare la vita, per tutelare il territorio e trasmettere una cultura, che non solo sapori ed enogastronomia, ma è impregnata di saperi, arti e virtù. A tutti i cittadini e ospiti di questo festival auguro, a nome dell’amministrazione comunale, tre giornate di esperienze intense e “fruttuose”».

Per maggiori informazioni e per rimanere aggiornati sul festival: 
Twitter: @agricultura_15

Ufficio Stampa: Francesca Gardenato


venerdì 20 marzo 2015

La primavera riporta Desenzano ai tempi della preistoria

Domani, in occasione delle Giornate di primavera del Fai (Fondo ambiente italiano), la primavera si apre con l’inaugurazione della nuova “sala della palafitta” presso il Museo civico archeologico “G.Rambotti”, nel chiostro di Santa Maria de Senioribus in via A.Anelli 42 a Desenzano del Garda. Si arricchisce così di un ulteriore spazio il museo che già custodisce l’aratro più antico del mondo, risalente al 2000 a.C.
Nella mattinata di sabato 21 marzo, saranno proposte attività didattiche per i più giovani e il Museo Rambotti rimarrà poi aperto, a entrata libera, sia sabato pomeriggio che domenica. Si tratta di un allestimento studiato per offrire al visitatore la possibilità di immergersi in una ambientazione preistorica: entrando nella sala che ricostruisce l’interno di una palafitta, il visitatore si troverà avvolto da suoni, stimoli sensoriali, arredi e oggetti tipici di una “quotidianità” preistorica.
È il primo stralcio di lavori relativi alla ricostruzione dell’interno della palafitta. Una casa d'altri tempi!
L’intervento museale è stato curato da “Casa Serena” di Desenzano e dalla cooperativa “La Melagrana” di Salò; i lavori sono stati realizzati con la consulenza scientifica e sotto la supervisione della dottoressa Claudia Mangani, conservatrice del Museo Rambotti, voluti dall’Assessorato alla Cultura guidato da Antonella Soccini, in collaborazione con la dottoressa Anna Maria Finazzi, direttrice del Museo.
«Anche questa novità – commenta l’assessore Antonella Soccini – fa parte dei progetti di rinnovamento continuo del Museo Rambotti. Quest’anno, dopo l’inaugurazione delle due nuove sale il 21 settembre scorso, con all’interno numerosi reperti dall’epoca romana a quella rinascimentale, prevediamo la messa a disposizione di nuove audioguide, l’attivazione di un nuovo impianto di videosorveglianza e la realizzazione di una mostra sull’alimentazione, evento correlato a Expo Milano 2015, aperta al pubblico dal 23 maggio».

Il Museo civico archeologico Rambotti, inaugurato a Desenzano nel 1990, offre non solo un ampio panorama delle culture preistoriche succedutesi nella regione benacense, ma ospita anche i reperti delle varie campagne di scavo nelle aree umide di interesse archeologico, in primis nel sito del Lavagnone, fino ai reperti delle ville romane scoperte nella “capitale” del Garda.
Domenica 22 marzo, per la Giornata Fai di primavera, saranno aperti e visitabili gratuitamente anche il castello, la villa romana, il duomo di Desenzano e la chiesa di San Zeno a Rivoltella. Inoltre la Cascina Selva Capuzza proporrà visite guidate a cantina, cascina e borgo, con degustazione finale.
Le visite guidate nei luoghi della cultura saranno effettuate in collaborazione con il Liceo “G.Bagatta”, l’Istituto di istruzione secondaria “Bazoli-Polo”, l’associazione “Garda I care” e “Hotels Promotion” di Desenzano.