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martedì 23 febbraio 2016

Erri De Luca e il Canzoniere Grecanico sbarcano sul Garda... a Sirmione

Erri De Luca sbarca a Sirmione!
“Solo andata” è il titolo dell’evento che aprirà il marzo sirmionese con Erri De Luca e il Canzoniere Grecanico Salentino (CGS). Ospite d’eccezione del cartellone teatrale “Sabato a Palazzo” sarà  il giornalista, scrittore e poeta italiano, sul palco di Palazzo dei Congressi venerdì 5 marzo alle 20.45 con lo spettacolo “Solo Andata”.
L’opera apre la rassegna “Garda Musei Tener-a-mente”, che nel 2016 diventa rassegna diffusa sul territorio gardesano grazie alla collaborazione con la Fondazione del Vittoriale degli Italiani e la rete Garda Musei, nata come officina di arte e cultura con un’offerta che si prolunga durante tutto l’anno e abbraccia varie località benacensi.
Il Canzoniere Grecanico Salentino ed Erri De Luca proseguono la loro collaborazione dopo il grande successo che “Solo Andata” ha ottenuto nella scorsa stagione, meritando il Premio “Arte e Diritti Umani 2014” di Amnesty International e la menzione del quotidiano britannico “The Guardian”, che ha inserito il brano nella lista delle migliori canzoni folk-world.
Erri De Luca
In teatro a Sirmione, settimana prossima, arriva quindi uno spettacolo originale in cui tradizione e mito, storie vecchie e nuove convergono in un unico racconto, radicato ai luoghi e agli eventi del presente, scandito dal ritmo del connubio tra la musica e la danza del Canzoniere, e l’inconfondibile parola di Erri De Luca, sempre geniale ed evocativa. Un tour che parte da Milano il 3 marzo e arriva fino a Roma e a Pescara, con due tappe sul lago di Garda (una il 4 marzo al Vittoriale di Gardone Riviera e il 5 marzo al Palacreberg di Sirmione). Come ha dichiarato in un’intervista lo scrittore Erri De Luca, “le parole quando vengono sollevate dalla musica e portate in giro, in mezzo alle persone, diventano aria, fiato e nuova musica”. “Solo andata” è interpretato da molti immigrati, partiti per necessità dal loro Paese e oggi abitanti di Lecce, che si sono inseriti nella loro nuova terra, la loro Terra dell’oro, e che non vorrebbero più tornare perché qui vorrebbero crescere i loro figli.
Una veduta di Sirmione
Prevendite per il 5 marzo riservate ai cittadini di Sirmione e agli abbonati della rassegna “Sabato a Palazzo”. Il costo del biglietto è di 20,70 euro (18 euro più i diritti di prevendita) ed è acquistabile direttamente tramite Garda Musei Tener-a-mente, info: www.anfiteatrodelvittoriale.it.

sabato 10 gennaio 2015

Schizofrenia paranoide... diagnosi sospetta

Il racconto che segue è tratto dal libro “Follia e criminalità” del dottor Tito Gattoni, psichiatra e criminologo. Il testo l’ho curato io, per cui mi fa piacere offrirvi un assaggio di questo libro che si trova anche online, edito da Liberedizioni

Un giorno mi arrivò in reparto un uomo sui trent’anni, magro, biondo, lineamenti nordici… Poteva sembrare un venditore o un impiegato. Dal primo colloquio, notai che non aveva nulla che lo accomunasse a un malato di mente. Era uno di quei tipi languidi e poco incisivi; non avrebbe mai alzato la voce per stra­da né aizzato una rissa in un bar. Chiacchierammo uno di fronte all’altro, con la scrivania e le scartoffie di mezzo, e alla fine mi convinsi che non aveva bisogno di alcun tipo di farmaco, neppure di ansiolitici, in genere richiesti dai tossicomani. Lui non aveva mai fatto uso di sostanze, neppure di alcolici, non aveva mai fumato, insomma era uno “pulito”. Uno che teneva alla sua salute.
Stavo aspettando con ansia che mi portassero la sua cartella clinica. In accordo con la dottoressa che lo aveva in cura e con lo psicologo, lo sottoposi a una lunga serie di test diagnostici e per maggiore sicurezza decisi con i miei colleghi di avvalermi anche della collaborazione di un istituto universitario.
Opg di Castiglione d/S. Foto di Luciano Perbellini
Non era evidentemente uno pulito e innocuo come sembrava. Era qui perché aveva commesso numerose violenze sessuali e rapine in Lombar­dia. Lavorava regolarmente come rappresentante per una famosa ditta di elettrodomestici e non era sposato. 
Sembrava il classico tipo insospet­tabile, serio e affidabile, mentre in verità era pericolosissimo. Aveva un debole per le commesse. Quando non lavorava, al mattino presto, usciva di casa e vagava per le strade; individuava un negozio con dentro una giovane commessa, si introduceva oltre la vetrina e, dopo aver minacciato la donna con un coltello, la faceva spogliare completamente per abusarne. Dopo la violenza, la chiudeva a chiave in uno stanzino e prendeva tutto il denaro che trovava. Rapidamente cercava poi di far perdere le sue tracce: disattivava ogni tipo di telefono e si allontanava con la sua auto.
La ragazza, bloccata sul retro del locale, ci metteva del tempo per ri­prendersi e dare l’allarme, così nel frattempo lui riusciva a seminare più chilometri in mezzo e a far perdere le proprie tracce.
Dopo una serie di fatti simili, gli investigatori riuscirono ad avere la te­stimonianza precisa di una donna il cui identikit corrispondeva nei tempi, nelle modalità e nei luoghi al violentatore seriale. A quel punto fu facile arrestarlo. Aveva commesso una superficialità: adoperava sempre la stessa auto, la sua auto. Durante la perquisizione in casa sua, fu­rono trovati dei flaconi di un potente antipsicotico nascosti nell’armadio. Che egli ammise di assumere perché sentiva continuamente “voci dialo­ganti tra loro e disturbanti”.
Condotto in carcere, l’insospettabile rappresentante di elettrodomestici fu sottoposto a perizia psichiatrica, ma non ne fece soltanto una, ne col­lezionò ben nove!
Il suo caso non convinceva. E più strano era il fatto che, nell’im­minenza della visita psichiatrica, egli smetteva di lavarsi, si urinava e defecava addosso, si rendeva impresentabile e appena vedeva il perito cominciava a mugugnare e a straparlare. La risposta al quesito del magi­strato era sempre la stessa: schizofrenia paranoide...


giovedì 18 dicembre 2014

Follia e criminalità nella narrazione di uno psichiatra

Questa sera presentazione di
Follia e criminalità
dello psichiatra Tito Gattoni
presso la Libreria Podavini-Castelli in via Roma 20, Desenzano del Garda


“Davanti a una persona che ha commesso un reato, nessuno psichiatra al mondo sa fino in fondo dove termina l’incapacità ‘di intendere e di volere’ – più che di intendere, sottolineo di volere – e  se c’è un barlume di consapevolezza del disvalore di un atto…
Sappiamo che non tutti i malati di mente, per fortuna, arrivano a compiere reati, ma solo quelli che soffrono di disturbi della personalità di base e che non sono curati con una terapia adeguata possono diventare pericolosi. Il volume narra di queste perdute umanità”.

La narrazione di un’esperienza unica, vissuta dallo psichiatra Tito Gattoni, a lungo operante presso l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, raccolta in un libro - Follia e criminalità (Brescia, Liberedizioni 2014), che ho curato personalmente. 
Nel testo convivono due anime, due temi che incutono ugualmente timore e sospetto, dentro i quali lo scrittore ci guida attraverso la sua personale sensibilità maturata a contatto con i pazienti e fra i corridoi dell’istituto, unico in Italia deputato alla cura della malattia mentale con soli operatori sanitari.
Il libro sarà presentato per la prima volta a Desenzano del Garda, città in cui l’autore vive, presso la Libreria Castelli-Podavini in via Roma 20, questo giovedì 18 dicembre alle 20.45 (ingresso libero, seguirà un piccolo rinfresco).
Nella prima parte il volume offre al lettore una panoramica della sua professione con una varietà di storie, selezionate tra i tanti casi umani e familiari incontrati nella realtà dell’ospedale psichiatrico giudiziario (opg), nella seconda parte l’autore approfondisce il dramma della malattia mentale nelle sue molteplici forme, gli aspetti sanitari, la difficile battaglia contro i pregiudizi della società moderna, la normativa attuale e l’incertezza del “dopo opg”. Una scrittura immediata, intessuta di vibranti emozioni che con semplicità conduce il lettore entro i meandri della sofferenza e della speranza. Il volume narra di queste perdute umanità.

Disegno in copertina di Emma Cian
Tito Gattoni, psichiatra, psicoterapeuta e criminologo, ha lavorato per oltre trent’anni in strutture psichiatriche sia civili che giudiziarie, anche come primario.  È autore di diverse pubblicazioni scientifiche da solo e con altri autori. Ha scritto articoli pubblicati su quotidiani della sua città natale, Potenza, su argomenti storici e culturali e da anni è promotore di una riforma della legge 180, insieme ad associazioni di famigliari di ammalati mentali. Ha frequentato numerosi corsi in ambito psicoterapeutico ed è relatore di conferenze su argomenti psichiatrici, psicologici e sociali. Docente al Master sulla Mediazione Familiare dell’Università Cattolica di Brescia, collabora con lo sportello “Spazio Donna” nel Comune di Desenzano del Garda, dove vive con la sua famiglia.


Follia e criminalità
Narrazione di uno psichiatra presso l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere.
di Tito Gattoni (a cura di Francesca Gardenato)
(Brescia, liberedizioni, 2014)
128 pagine - € 12,50

ISBN 978-88-98858-19-4


martedì 21 ottobre 2014

Paolo Brosio e "il teatro libro" per la prima volta in Lombardia

Comunicato stampa

Questo venerdì, la testimonianza di Paolo Brosio 
sul palco del Teatro Italia

Paolo Brosio, giornalista e conduttore televisivo, sarà ospite al Cinema Teatro Italia di Lonato del Garda, in via Antiche mura 2, questo venerdì 24 ottobre alle 20.45. Brosio viene a Lonato per portare uno spettacolo, ma soprattutto la sua toccante testimonianza di fede attraverso l’arte del “teatrolibro”, ovvero il racconto in diretta che si arricchisce di video, foto, interviste e filmati.
È la prima volta che lo spettacolo sale su un palcoscenico lombardo, e con orgoglio la comunità lonatese si prepara ad accogliere l'atteso ospite.
L’idea di questo incontro in oratorio con Brosio, riferisce il vicario parrocchiale di Lonato don Matteo Selmo, «nasce da alcuni parrocchiani, che vivono una spiritualità mariana legata a Medjugorie, luogo in cui Paolo alcuni anni fa ha avuto la sua conversione, come tante altre persone che vivono un'esperienza di fede e che prima erano ‘lontani’ da Dio. Hanno così contattato Paolo Brosio, il quale ha accettato volentieri di venire a Lonato per farci dono della sua esperienza. Anche noi come parrocchia abbiamo colto questa opportunità, poiché riteniamo che ogni persona è un dono! E un dono arricchisce sempre, ancora di più se è una testimonianza di fede».

Grazie all’organizzazione della parrocchia lonatese, dunque, al Teatro Italia sarà portato in scena un libro, «appena scritto, ancora fresco d'inchiostro», spiega Paolo Brosio. «Attraverso vicende e storie che escono dalle pagine stesse del libro e che così si materializzano davanti al pubblico: “ilteatrolibro® – RAGGI DI LUCE”, servizi giornalistici, clip audio-video, testimonianze, musica, filmati, documenti inediti e fotografie, che raccontano vicende e fatti di vita che aprono il cuore alla speranza come guarigioni inspiegabili, miracoli, conversioni del cuore e storie di vocazione alla vita sacerdotale… La mia testimonianza sarà il perno sul quale ruoterà la scaletta teatrale”.
L’invito è aperto a tutti, la serata è a ingresso libero e sarà trasmessa in diretta da Radio Noi Musica, quindi ascoltabile anche da casa collegandosi al sito internet www.noimusica.org.

Altri appuntamenti prima del 24 ottobre:
Il giornalista e conduttore Paolo Brosio sarà ospite di Radio RCS e Radio Noi Musica (www.noimusica.org) mercoledì 22/10 alle 10.30 e la sera alle 21.30 (in replica); sarà poi ospite in diretta nel salotto televisivo di Teletutto giovedì 23 ottobre alle ore 19.

Ufficio stampa evento: Francesca Gardenato - francescagardenato(at)gmail.com




mercoledì 16 aprile 2014

Malattia mentale e Opg, temi sempre troppo attuali

Pubblico di seguito l'articolo, anzi la pagina, di oggi del Giornale di Brescia. 
Ringrazio il giornalista Claudio Baroni per il tempo e l'ampio spazio dedicato a un tema purtroppo sempre attuale. Storia&Storie: approfondimento sull'Ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, sul reparto femminile Arcobaleno e sulle sue pazienti, sulle testimonianze raccolte nel libro "Passi bianchi e Silenziosi" grazie all'esperienza dell'operatrice sociosanitaria Anita Ledinski.



venerdì 11 aprile 2014

Don Luca... il libro è pronto!

Il libro di don Luca è finalmente pronto e domani sarà presentato al Teatro Italia di Lonato nella serata finale del 6° Concorso canoro per i giovani! Da ieri il volume è arrivato, fresco di stampa dalla Tipografia Franceschini di Lonato, e si prepara a essere distribuito. È stata un’emozione sfogliarlo per la prima volta e pensare ai due anni trascorsi senza don Luca, il "prete rock".

Un GRAZIE SPECIALE a Katia Ferraro per l'articolo pubblicato oggi sull'ARENA, quotidiano di Verona. Il libro di don Luca è realtà: più di cento autori e oltre settanta immagini per ricordarlo.


IL LIBRO. In vendita in parrocchia e libreria
TESTIMONI IN RICORDO DI DON LUCA NICOCELLI
La storia del «prete rock» amato dai giovani, morto a 42 anni nel 2012 stroncato dalla meningite

(venerdì 11 aprile 2014 PROVINCIA, pagina 30)

Un libro per ricordare don Luca Nicocelli, il «prete rock» stroncato da una meningite nel marzo del 2012 a 42 anni. È stato pubblicato nei giorni scorsi e raccoglie testimonianze e immagini della sua vita, che ha lasciato un segno tra i giovani. Originario di Pozzolengo, negli ultimi sette anni era stato parroco a Centenaro di Lonato e prima a Grezzana, Peschiera e Rivoltella. Don Luca è ricordato come un don Bosco bresciano per l'entusiasmo che infondeva nella pastorale giovanile: è stato l'ideatore di «Noi Musica», che continua a organizzare eventi per offrire ai giovani «momenti di aggregazione e sano divertimento», come amava dire.
Il libro, pubblicato dal Centro pastorale Giovani Lago Bresciano, è una raccolta di testimonianze, racconti e pensieri di quanti hanno conosciuto questo sacerdote. È scritto a più mani (oltre cento collaboratori) grazie al contributo di familiari, amici, compagni di seminario e collaboratori delle parrocchie in cui don Luca ha operato. Le prefazioni sono del vescovo di Verona Giuseppe Zenti e del vescovo emerito Flavio Roberto Carraro. Il libro è in vendita in alcune librerie del basso Garda e nelle parrocchie di Rivoltella, Centenaro, Pozzolengo (338.170.2911, info@noimusica.org). K.F.


DOVE TROVARLO? 
Da settimana prossima il libro sarà disponibile, su richiesta, nelle Parrocchie di Lonato, Centenaro, Rivoltella e Pozzolengo e anche presso: Cartoleria Sturmann di Rivoltella, Libreria Castelli-Podavini di Desenzano, I libri siamo noi di Lonato del Garda e nelle edicole di Padenghe (piazza Matteotti) e in centro a Pozzolengo.


giovedì 6 marzo 2014

Donne del Bardolino. Sul Garda il mondo del vino ha più classe...

Vivono e lavorano sul Garda le “amazzoni del Bardolino”. Una cantina su tre, nella doc del vino Bardolino, è gestita da una donna e la metà delle aziende vitivinicole ha come titolare, o contitolare, una “quota rosa”.

Elena Zeni di Bardolino
«Sono nata nel mondo del vino 37 anni fa, in quel mondo dove erano tutti uomini e le donne potevano accederci, ma senza alcun potere decisionale. Le donne vendemmiavano, preparavano pranzi e cene per i clienti in visita e, al massimo, aiutavano in ufficio. Il lavoro in cantina era prettamente maschile e a livello consortile, o associativo, ancora di più».
Elena Zeni, alla guida dell’azienda Fratelli Zeni di Bardolino, ricorda così la sua giovinezza nel mondo del vino. 
Proprio nei giorni scorsi Elena è stata in Texas, negli States, per promuovere l’azienda e il suo vino.
Terminati gli studi universitari, la maggiore delle sorelle Zeni ha deciso di «entrare in azienda con due piedi e due mani – racconta –, cosa che a mio padre ha fatto molto piacere, ma allo stesso tempo lo ha anche un po’ disturbato. Papà era soddisfatto di avere il suo primo figlio maschio al seguito e gli sarebbe anche bastato». Ma il futuro stava cambiando e quello era il momento giusto per cominciare a definire il proprio ruolo di “donna del Bardolino”. 
«Con me in cantina – riprende Elena – mio padre ha provato la nuova emozione di “gestire una donna in cantina”. Ho dei ricordi bellissimi di lui che cercava di aprirsi a questo mondo femminile all’interno di un’azienda che non lo prevedeva. Mi ricordo le ore passate a fargli capire le mie idee e quello che avrei voluto fare, e mi ricordo le innumerevoli litigate perché alcune cose erano difficili da cambiare o da affidare a una giovane donna».
Elena Zeni con Claudia-Benazzoli, titolare di un'altra
azienda vinicola di Pastrengo (insieme alla sorella Giulia)
Dopo la scomparsa di Gaetano Zeni, è scattato il cambio della guardia: la direzione della Cantina Zeni è passata a un uomo e due donne, il fratello Fausto e le sorelle Elena e Federica Zeni. Da sette anni a questa parte, dunque, la presenza femminile in cantina è passata da un modesto 8% a un importante 50%. «Credo che negli ultimi dieci anni – conclude Elena – noi donne abbiamo fatto passi notevoli in questo mondo del vino. Sinceramente ho visto notevoli cambiamenti rispetto agli anni ‘90 e credo che non si possa più parlare di un settore maschile. Oggi ho molte colleghe donne, ho clienti importanti che sono donne. Credo invece che ci aspetti ancora una grande sfida in questo mondo del vino: quella di  non essere solo femmine, ma portare la femminilità come valore aggiunto».

L’INDAGINE DEL CONSORZIO DI TUTELA DEL BARDOLINO
La presenza femminile nella guida delle cantine della costa orientale del lago di Garda è molto alta, ben oltre la media regionale veneta (24%). Se poi si prendono in esame i collaboratori familiari, essenziali nelle piccole-medie imprese del Bardolino, la metà sono donne e, anche nelle cantine a conduzione maschile, il ruolo di “lei” è fondamentale.
L’indagine di filiera è stata sviluppata dal Consorzio di tutela del Bardolino. E se prima si pensava di avere a che fare con una “Doc rosa” soprattutto per il ruolo di leader nel mondo dei vini rosati italiani, conquistato grazie alla formidabile ascesa del Chiaretto in pochi anni e passato da 5 a 10 milioni di bottiglie, ora «il colore rosa è consono a una denominazione che vede le donne così profondamente inserite nel tessuto produttivo», come riconosce il presidente del Consorzio Giorgio Tomasi. Il quale aggiunge: «Anche il consumo del rosé bardolinese è questione femminile: i dati consortili parlano chiaro e dicono che il 62,8% del Chiaretto è acquistato proprio da donne. Donne che fanno vino per le donne, insomma, nel caso del Bardolino Chiaretto».
Con i suoi 30 milioni di bottiglie quella del Bardolino è la quarta zona vinicola del Veneto dopo il sistema Prosecco, la Valpolicella e il Soave ed è l’undicesima in assoluto in Italia.
Le donne del Bardolino
Il rosa, dicevamo, è dappertutto. Carta canta: l’indagine rileva che il 72,2% delle cantine associate al Consorzio di tutela ha tra i suoi occupati almeno una donna. Il 22,2% delle aziende ha in generale più femmine che maschi tra gli occupati. Il 5,6% delle aziende è formato al 100% da donne. Le titolari d’azienda sono soprattutto donne con un'età superiore ai 40 anni (il 91,7% delle conduttrici di cantine della zona). La categoria degli impiegati è composta esattamente per la metà da esponenti del gentil sesso, perlopiù ragazze (il 60% ha meno di 40 anni).
E non è tutto, perché anche le soddisfazioni sono rosa. Il Bardolino e il Chiaretto hanno cominciato a primeggiare anche nei concorsi enologici e nelle guide, grazie alle intraprendenti produttrici. Vetrina di questo Bardolino al femminile sarà Lazise, la prossima domenica 16 marzo: “Anteprima dell’annata 2013”, con 180 vini in libera degustazione e le “donne del Bardolino”, alla Dogana Veneta.

Francesca Gardenato (articolo pubblicato sul settimanale Verona Fedele del 2 marzo 2014)

venerdì 21 febbraio 2014

Omaggio alla lirica e a una cantante rivoltellese: Adriana Lazzarini

Oggi vorrei condividere con i lettori di questo blog un mio articolo pubblicato quasi una settimana fa, sul quotidiano Giornale di Brescia, in Cultura (15 febbraio 2014). La pagina è dedicata a una cantante lirica oggi rivoltellese che, per più di vent'anni, ha interpretato le opere di Verdi e allietato con la sua voce i più bei teatri del mondo. 
Ringrazio Adriana Lazzarini, mezzosoprano e donna straordinaria, e il marito Vittorio Pellegrini (per anni tenore nel coro della Rai) per questa storia di talento, umanità e cultura che ho potuto raccontare... un omaggio alla lirica e ai tempi d'oro della musica italiana. 

Grazie al Giornale di Brescia per lo spazio
(foto: archivio Adriana Lazzarini)

sabato 11 gennaio 2014

Il disagio della mente in un reading musicale: Rosa...mente

Questa sera, a Peschiera, riproponiamo il nostro reading musicale ispirato al libro Passi bianchi e silenziosi sul disagio della mente e il reparto femminile dell’Opg di Castiglione delle Stiviere:

“Rosa…mente”
Pensieri e storie al femminile, dentro e fuori la malattia mentale

La serata è in programma a Spazio Scart (ultimo piano della Caserma d'artiglieria di Porta Verona), nel Comune di Peschiera del Garda, sabato 11 gennaio alle 21.00: reading musicale "Rosa...mente" con le musiche straordinarie di Riccardo Barba (pianoforte); Serena Stefanoni e Mirela Kostandini (flauto I e flauto II), voci di Doris Fattori, Giuseppina Sacco e Alessandro Gardenato. 


IL READING
“Rosa…mente. Pensieri e storie al femminile, dentro e fuori la malattia mentale” ha le voci di tre donne e l’accompagnamento musicale di piano e flauto traverso. È ispirato al libro “Passi bianchi e silenziosi” (Sometti Editore, 2012) di Anita Ledinski e Francesca Gardenato, dedicato all’universo femminile e ai disagi della malattia mentale nonché al reparto femminile dell’Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg).
La testimonianza di Anita Ledinski, da quasi nove anni operatrice sociosanitaria dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere (nel Mantovano), sarà nel cuore dell’evento.
Accompagnato dalle musiche inedite del pianista Riccardo Barba che le ha composte proprio ispirandosi alle pagine di “Passi bianchi e silenziosi”, il libro dell’operatrice Anita Ledinski e della giornalista Francesca Gardenato viene presentato attraverso dieci storie vere. La routine di un reparto femminile “Arcobaleno”, unico in Italia, la malattia della mente e le regole dell’Opg (ex manicomio criminale) sono narrate dalla voce di un’operatrice sanitaria, nella cui quotidianità si intrecciano momenti di disperazione, amari sorrisi e flebili speranze.
Le attrici daranno voce a pazienti e operatori e saranno accompagnate in questo viaggio musicale delicato ed emozionante da un video di Andrea Manenti, al pianoforte Riccardo Barba. Presenta Francesca Gardenato.

Info: Spazio Scart Peschiera

...e alcune immagini della serata.



mercoledì 8 gennaio 2014

Tre donne, tre storie anticrisi

Promette bene il 2014, se la crisi aguzza l’ingegno e scatena la creatività. Che è certamente donna. Se trovare un lavoro oggi è sempre più arduo, non è detto che inventarselo sia così difficile. 
La vena creativa e imprenditoriale per fortuna non manca a molte giovani donne che, laureate o no, sono accomunate dalla stessa utopia di un posto fisso e dalla stessa voglia di non arrendersi alle condizioni avverse. Così c’è chi s’ingegna facendo leva sui propri hobby e s'inventa il mestiere. Come queste tre donne = tre storie "anticrisi"...con cui vi auguro un felice prosperoso anno nuovo!

DA MAESTRA D'ARTE A CAKE DESIGNER - Per scherzo, girando in internet e facendo esperimenti nella sua cucina, Elena Veschetti, 34enne lonatese, si è scoperta un’abile pasticcera. Cavalcando un po’ la moda e dando sfogo alla sua fantasia, è riuscita a trasformare il suo passatempo in “cake design”. Ora decora torte e pasticcini, autentiche opere d’arte, che conquistano grandi e piccoli nella sua gelateria-pasticceria in piazza a San Martino della Battaglia (Desenzano). 
Per gioco e curiosità, ha iniziato a “scolpire” e abbellire peccati di gola da divorare con gli occhi prima che con la bocca. All’estro ha unito la formazione, fino ad aprire con il suo compagno Julian Roldan Velez il negozio. Golosità belle e buone, come le chiama Elena, che hanno salvato lei e il suo fidanzato, visto che anche Julian da qualche settimana ha perso pure lui un lavoro nell’informatica.
La loro ancora è stato il cake design, molto in voga, grazie a programmi tivù e web: l’arte della pasticceria italiana unita a decorazioni personalizzate, simpatiche e originali, fanno di torte e pasticcini dei “piccoli sogni”, guarniti in base ai gusti e alle passioni di ogni singolo cliente.
Maestra d’arte e laureata all’Accademia di Belle Arti, Elena ha studiato restauro, ma ha sempre avuto un debole per la cucina. E poiché il posto di lavoro nell’arte non arrivava, si è “riconvertita” e lanciata in questo mestiere: «Mi sono rimessa “sui banchi”, ho studiato i vari ingredienti e coloranti, ho fatto un corso a Milano per specializzarmi e  poi due mesi all’Art Departement di Gardaland, dove ho appreso molto dal punto di vista creativo».
Un cambio di rotta, comunque, che non ha lasciato immune la famiglia. «All’inizio – confida – i miei genitori erano molto perplessi. Dopo tanti anni di studio era un peccato abbandonare il settore, mi ripetevano. Adesso però mia madre è contentissima: viene in negozio, mi dà una mano a fare il gelato e le piace stare in mezzo alla gente».
Il bello di questo lavoro «è fare felici le persone». Sculture fatte di pasta di mandorle o di zucchero e i dolci finiscono sulle tavole di anniversari, battesimi, feste di compleanno e di laurea, eventi sportivi o aziendali. Ogni anno, all’attività, si aggiunge qualcosa. Elena ha anche frequentato un master di Cioccolatologia a Perugia, per conoscere le qualità e le proprietà del cioccolato e imparare a usarlo bene in cucina. Come risultato, produce anche cioccolatini, alternativa invernale al gelato estivo.
Roberta ed Elena insieme ai Mercatini di Natale.
LA PSICOLOGA CHE CURA LE API - Dolce anche la scelta di Roberta Orioli, laureata in Psicologia con master alla Bocconi di Milano e un’importante esperienza alla Shell. Nonostante gli studi, Roberta faticava a trovare un «lavoro remunerativo». Per cui, un anno fa, ha deciso di “reinventarsi” grazie a un input del fidanzato Francesco De Simone, che fa parte dell'azienda agricola di famiglia a Pozzolengo, nel basso Garda bresciano. Anche lei, come Elena, si è lanciata fiduciosa nella nuova avventura: dalla selezione del personale è passata all’apicoltura. 
La passione è nata perché il fidanzato Francesco già produceva confetture e mostarde con mamma Fiorella. Insieme hanno avviato il “business” del miele e rilanciato l’attività di famiglia: «Ho fatto un corso di apicoltrice a Brescia – spiega Roberta (in foto) – e oggi posso dire che questo è il lavoro che mi rende di più. Alla Shell ho un contratto a progetto e in ufficio vado qualche giorno a settimana, mentre con fiere e mercatini vendo bene e le soddisfazioni per questo Natale non sono mancate». 
I regali sotto l’albero hanno premiato l’alimentare: «cose genuine e utili». Tutto è nato, continua, «perché anche il mio fidanzato, architetto di campi da golf, ha avuto un calo di lavoro. Così ci siamo trovati “a piedi” in due e abbiamo preso in mano l’attività di mia suocera: da un hobby è diventato lavoro a tutti gli effetti. Il miele fa bene ed è molto richiesto e ora ne produciamo di vari tipi: millefiori, acacia, melata, tarassaco, tiglio, castagno».

DAL VINTAGE AI SAPONI NATURALI - Anche per Stefania Sartori (Rebecca), desenzanese, arriva il tempo di mollare l’attività precedente. Da collezionista e venditrice di abiti Vintage, fiuta la crisi e decide che è tempo di cambiare. Così, un po’ per sfizio e per passare il tempo, inizia a produrre saponi. Con i primi mercatini e un buon passaparola tra conoscenti, l’attività decolla e la linea si amplia: oggi sono 24 le varietà disponibili, insieme agli oli per massaggio. Stefania è partita documentandosi su internet e sui libri, poi ha fatto un corso. «Nel giro di qualche mese – rivela – la produzione è aumentata alla grande per rispondere alle richieste di amici e conoscenti. Dai mercatini, ho iniziato a rifornire centri estetici e agriturismi. C’è molta curiosità e richiesta di prodotti naturali. I miei sono a base di olio d’oliva e cera d’api del territorio, burro di karitè, erbe spontanee, spezie… a seconda delle proprietà desiderate, io creo. Mi diverte molto sperimentare e il Natale mi ha incoraggiata: ho lavorato tanto con i regali e le nuove ordinazioni». (Articolo pubblicato sul settimanale Verona Fedele)
F.G.

sabato 28 settembre 2013

Gardaland Story: salvataggio... impellicciato!

Spaventato, ma salvo. Una storia a lieto fine, e a quattro zampe… che ha per protagonista un micino tigrato di circa due mesi e un gruppo di amanti degli animali. Ve la racconto perché è sentita :-)

Questa settimana, nella giornata del 26 settembre, a spezzare la routine del parco divertimenti di Gardaland - a Castelnuovo del Garda (Vr) - è avvenuto il salvataggio di un cucciolo di gatto tigrato rimasto intrappolato per alcuni giorni in una delle attrazione più amate dai bambini, il Fantasy Kingdom. Lo sventurato micetto, di razza europea (come si nota dalla foto), si è salvato grazie alle segnalazioni di alcuni ospiti e all’intervento dei Vigili del fuoco che lo hanno soccorso. Ancora qualche ora e, probabilmente, non ce l’avrebbe fatta.
La sua storia è iniziata male. La madre del gattino, abitante abusiva del parco, aveva deciso di fare i cuccioli proprio sopra il tetto di uno degli edifici del Fantasy Kingdom, l’area tematizzata dedicata ai bambini. Doveva aver pensato la gatta che quello fosse un luogo sicuro, al riparo da sguardi e interventi indiscreti. Senza considerare, però, il pericolo del pertugio sottostante. Una fessura profonda che taglia il muro, dentro cui è caduto proprio uno dei suoi gattini. Sfortunatamente, il piccoletto è finito dritto in fondo a quella fenditura, solo e intrappolato. Uno spazio largo un paio di centimetri al massimo, al buio e senza via d’uscita.
La sua fortuna sono stati gli ospiti di passaggio al Fantasy Kingdom (nell'immagine sotto, tratta dal sito di Gardaland) La gente, avvertendo uno strano miagolio, ha segnalato ai Vigili del fuoco la presenza – probabilmente dicevano – di un gatto, incastrato da qualche parte, dietro il muro dell’attrazione. Sentendo il lamento, mossi a compassione, gli ospiti avevano allertato anche al personale. E, grazie alle persone che ancora amano gli animali, ieri i Vigili del fuoco sono potuti intervenire creando nel muro una fessura per offrire al micino la via d’uscita.
La curiosità era tanta. E la preoccupazione di molti era di trovare il cucciolo morto, considerato che qualcosa da mangiare gli ospiti erano riusciti a passarglielo, ma non da bere. Essendo poi così piccolo e indifeso, si temeva davvero il peggio. Per fortuna, però, è andato tutto bene e la nostra storia può vantare un lieto fine. 
Il tigrato, giovane ma a quanto pare forte, è stato ritrovato vivo e portato in salvo dopo la sua disavventura che a poco tempo dalla nascita già lo rende un mezzo eroe del parco. Il piccoletto è stato poi rifocillato con cibo e acqua fresca. Il fagottino di pelo arruffato ora si candida per essere accolto e coccolato da qualche generosa famiglia. Si accettano volontari.
Per finire, un grazie agli ospiti attenti e sensibili e ai volontari animalisti che si sono interessati al caso e che interverranno per sterilizzare la madre distratta, ospite abusiva di Gardaland.

L'articolo è pubblicato anche su: http://www.gardanotizie.it/gardaland-quattro-zampe/

mercoledì 4 settembre 2013

La tigre della Valtenesi ha lasciato l'oasi e i suoi amici

La gabbia ora è abitata solo dalla leonessa, e da qualche settimana anche lei non mangia: sembra triste, sente la solitudine. Jack ha lasciato l'oasi della Valtenesi (nel verde entroterra del lago bresciano) il mese scorso. 

Jack, la mascotte dell’oasi degli animali, se n’è andato il mese scorso. Era un meraviglioso esemplare di tigre siberiana, 18 anni, cresciuto in Valtenesi, accudito con amore sin da cucciolo, allattato e svezzato da Roberto Dancelli (nella foto sopra) nel suo ‘parco’ di Bottenago, a Polpenazze del Garda. Stava spesso sdraiato facendo bella mostra della sua pelliccia tigrata, 230 chili di fierezza, allevato e amato dallo stesso proprietario che, da quando pesava pochi chili, non lo aveva mai lasciato.
La sua mamma, affidata all’oasi dal Corpo forestale dello Stato, era morta presto di tumore. E insieme a Chicca, la leonessa di 20 anni, Jack da qualche tempo condivideva la gabbia. 
Pur con la sua mole, ogni volta che Roberto entrava nella gabbia a trovarlo, Jack non mancava di strusciarsi a lui con affetto, come un devoto gatto di casa. Sentire le fusa di questo “micione” di quasi tre quintali, mentre invocava le carezze del suo ‘padrone’, era uno spettacolo singolare per i tanti ospiti che nella bella stagione visitano l’oasi di Bottenago.
Uno spazio di circa 33mila metri quadrati, dove Roberto Dancelli ha creato la “casa di accoglienza degli animali”. La sua passione. In quasi trent’anni l’oasi si è ampliata fino a diventare luogo di accoglienza e riparo per esemplari di ogni razza e provenienza, maltrattati, abbandonati o feriti (cigni, tartarughe, pappagalli, visoni, poi la tigre, l’orso, il puma, il leone…). Guai a chiamare zoo quello che il suo ideatore e proprietario ha concepito come «un ricovero, o un ostello», ben tenuto e curato in ogni dettaglio.
Questo posto, rimarca Dancelli, «purtroppo è diventato il punto di riferimento per chi non vuole più tenere con sé il “cucciolo” acquistato, o per i circhi che devono sostituire l’attrazione di turno perché troppo anziana. Se invece qualcuno ci chiede un animale in affidamento, lo regaliamo, purché vada in buone mani». 
Un brutto colpo la scomparsa di Jack, colpito da una malformazione ossea, per il 53enne bresciano che in Valtenesi è conosciuto come “coperturista” di tetti, ma nel tempo libero e per amore si prende cura di bestiole abbandonate nelle situazioni più strane, accogliendole tra le mura di questa “famiglia allargata”. 
Una realtà che si mantiene grazie al lavoro dei volontari e alle donazioni di amici e visitatori generosi. L'oasi è visitabile nei pomeriggi dei fine settimana, fino a ottobre.

(Fotografie di Sandro Begali)