Benvenuti nel regno della parola

Progetti, comunicazione ed eventi, articoli e curiosità

Dalle rive del lago di Garda... tutto ciò che amo fare, per lavoro e per passione!

"Le parole sono innocenti.
Siamo noi che, usandole senza fantasia, le rendiamo odiose". (Umberto Eco)

© È vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo sia effettuata, dei contenuti e delle immagini presenti in questo blog, se non autorizzata. Sono ben accetti pareri, consigli e segnalazioni utili.

Visualizzazione post con etichetta malattia mentale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta malattia mentale. Mostra tutti i post

sabato 2 maggio 2015

Pittura e devianza. Quando la "follia" crea l'opera d'arte...

Ogni opera d’arte è un crimine non commesso diceva il sociologo tedesco Teodoro Adorno”. Esordisce così, davanti alla platea di ragazzi dell’Istituto Bazoli-Polo di Desenzano, lo psichiatra, psicoterapeuta e criminologo Tito Gattoni, invitato a parlare di arte e devianza. Ovvero cosa succede quando la "follia" ispira il processo creativo? Può nascere l’opera d’arte, come è accaduto a dei grandi della storia dell’arte mondiale, da Caravaggio ai tempi moderni. Conferma lo psichiatra desenzanese che senza un pizzico di follia o di infelicità l’ispirazione sopraggiunge con più fatica.
«L’artista che soffre di certe patologie trasfigura la realtà perché non riesce ad accettarla e crea un proprio mondo fatto di temi e personaggi fantastici. È come un canale che parte dall’inconscio e diventa opera d’arte… Chi non crea, rischia di distruggere: il narcisismo maligno infatti ispira i serial killer!»
Comincia dall’inconscio e dalla storia dell’arte più moderna l’analisi del dottor Gattoni, autore di varie pubblicazioni e appassionato di arte e storia. «È soprattutto dopo il Medioevo, dal 1500, che l’artista inizia a trasmettere ciò che la realtà infonde in lui e comincia ad emergere la sua psicologia».
L’artista, dunque, come anche lo scrittore o il poeta, «crea per soddisfare il proprio bisogno narcisistico di continuare a vivere attraverso le sue opere. C’è un preciso desiderio che si esprime nell’arte: superare lo spazio temporale e diventare immortali, lasciando ai posteri qualcosa che racconta di noi».
Dal test di Max Luscher
Traendo spunto dagli studi dello psicologo svizzero Max Luscher, che aveva approfondito l’utilizzo del colore attraverso campioni della popolazione mondiale, Gattoni ha ricordato come l’uso del colore nasce da una scelta inconscia e la mescolanza di più colori può permettere una lettura psicoanalitica del pittore: per esempio, la predominanza del nero nei quadri di Caravaggio, del giallo in Van Gogh, del rosso in Gauguin... Luscher aveva creato un test psicologico che analizzava lo stato d’animo di un soggetto in base alla sua preferenza per i colori, e anche la pubblicità si è avvalsa dei suoi studi.
"Giuditta che taglia la testa a Oloferne"
Tito Gattoni, mostrando i quadri e l’uso dei colori e delle forme da parte di alcuni artisti psicotici o affetti da disturbi mentali, ricostruisce la personalità dell’artista stesso, la sua psicopatologia, legata anche alle caratteristiche e alle rappresentazioni dei quadri, in rapporto alla storia di ognuno. Michelangelo Merisi da Caravaggio, per esempio, soffriva di disturbo antisociale di personalità. Fu “pittore maledetto”, già famoso in vita, con un’esistenza tormentata. Utilizzava molto il nero, colore della morte e dell’assolutismo, simbolo anche di uno stato depressivo, e il marrone, fusione cromatica tra rosso-sangue e nero-morte. 
"Campo di grano con corvi"

Nell’Ottocento l'olandese Vincent Van Gogh, affetto da disturbo schizoaffettivo e morto suicida, era tormentato da disturbi dissociativi con deliri di onnipotenza. Nei suoi primi quadri prevaleva il giallo, colore del sole e simbolo di energia vitale, maestà e potere ma anche di una certa agitazione interiore e il blu con la sua voglia di pace e tranquillità. Van Gogh si ritraeva spesso nei suoi quadri, nell’ultimo periodo lui diventa il cipresso nero nel “Campo di grano” sorvolato dai corvi, presagio di morte. La prevalenza, in un secondo momento della sua vita artistica, dell’arancione (ottenuto giallo più arancio) esprime la sua eccitazione senza meta e “La notte stellata”, uno dei suoi dipinti più famosi, c’è tutta la sua voglia di quiete.

"Golgota"
Sul finire dell’800 il parigino Paul Gauguin, post-impressionista, dipingeva “visioni” in cui spiccava il rosso: era afflitto da disturbo borderline di personalità con episodi depressivi maggiori; si diede all’alcol, alle donne e contrasse la sifilide, che lo portò alla morte.
La tigre di Ligabue
Edvard Munch, tra ‘800 e ‘900, è il pittore dell’angoscia, tormentato da frequenti attacchi di panico. Infatti il quadro che meglio lo rappresenta è “L’urlo”, divenuto emblema del periodo storico e del suo stato mentale: raffigura se stesso terrorizzato, con presagio di guerra e di morte, che ritornano in altre opere, come il “Golgota” o la “Sera nel corso”. 
Antonio Ligabue invece, artista italiano visionario, era affetto da schizofrenia e “La tigre” esprime l’aggressività che sentiva dentro di sé, dipinta su un fondo blu che anela alla pace. 
"Veduta di Palazzo e Teatro imperiali"
Adolf Hitler fu anche lui artista. Sognava di diventare architetto, ma tanto era bravo nel disegnare luoghi e palazzi, tanto era negato nel rappresentare i volti delle persone. Le sue erano più caricature, poco apprezzate dai professori dell’Accademia di Belle arti di Vienna che non lo ammisero, generando in lui un senso di sconfitta e alimentando il suo disturbo paranoide di personalità, un narcisismo maligno che lo portò a desiderare di dominare gli altri e distruggere ciò che non poteva avere.

Salvador Dalì, pittore catalano tra i più incisivi del Novecento, fu un visionario con eccezionale capacità tecnica. Soffriva di disturbo fobico-ossessivo con sadismo sessuale (era impotente) e nei suoi quadri, per esempio i famosi “orologi molli”, prevalgono il nero-morte e il blu-desiderio di pace, il senso del tempo che sfugge e il senso di impotenza. 
In tutti questi artisti, come in alcuni quadri realizzati dai pazienti dell’ex ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, «lo stato di disagio interiore – conclude il dottor Gattoni – spinge l’artista a esprimere attraverso l’opera d’arte uno stato di tensione inconscia, che racchiude anche desideri, pulsioni ed emozioni spesso sconosciuti all’autore stesso. L’arte diventa così catartica, come supporto alle terapie tradizionali, e aumento dell’autostima nella contemplazione dell’opera finita…».

“Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida e visionaria follia”

(Erasmo Da Rotterdam)



sabato 10 gennaio 2015

Schizofrenia paranoide... diagnosi sospetta

Il racconto che segue è tratto dal libro “Follia e criminalità” del dottor Tito Gattoni, psichiatra e criminologo. Il testo l’ho curato io, per cui mi fa piacere offrirvi un assaggio di questo libro che si trova anche online, edito da Liberedizioni

Un giorno mi arrivò in reparto un uomo sui trent’anni, magro, biondo, lineamenti nordici… Poteva sembrare un venditore o un impiegato. Dal primo colloquio, notai che non aveva nulla che lo accomunasse a un malato di mente. Era uno di quei tipi languidi e poco incisivi; non avrebbe mai alzato la voce per stra­da né aizzato una rissa in un bar. Chiacchierammo uno di fronte all’altro, con la scrivania e le scartoffie di mezzo, e alla fine mi convinsi che non aveva bisogno di alcun tipo di farmaco, neppure di ansiolitici, in genere richiesti dai tossicomani. Lui non aveva mai fatto uso di sostanze, neppure di alcolici, non aveva mai fumato, insomma era uno “pulito”. Uno che teneva alla sua salute.
Stavo aspettando con ansia che mi portassero la sua cartella clinica. In accordo con la dottoressa che lo aveva in cura e con lo psicologo, lo sottoposi a una lunga serie di test diagnostici e per maggiore sicurezza decisi con i miei colleghi di avvalermi anche della collaborazione di un istituto universitario.
Opg di Castiglione d/S. Foto di Luciano Perbellini
Non era evidentemente uno pulito e innocuo come sembrava. Era qui perché aveva commesso numerose violenze sessuali e rapine in Lombar­dia. Lavorava regolarmente come rappresentante per una famosa ditta di elettrodomestici e non era sposato. 
Sembrava il classico tipo insospet­tabile, serio e affidabile, mentre in verità era pericolosissimo. Aveva un debole per le commesse. Quando non lavorava, al mattino presto, usciva di casa e vagava per le strade; individuava un negozio con dentro una giovane commessa, si introduceva oltre la vetrina e, dopo aver minacciato la donna con un coltello, la faceva spogliare completamente per abusarne. Dopo la violenza, la chiudeva a chiave in uno stanzino e prendeva tutto il denaro che trovava. Rapidamente cercava poi di far perdere le sue tracce: disattivava ogni tipo di telefono e si allontanava con la sua auto.
La ragazza, bloccata sul retro del locale, ci metteva del tempo per ri­prendersi e dare l’allarme, così nel frattempo lui riusciva a seminare più chilometri in mezzo e a far perdere le proprie tracce.
Dopo una serie di fatti simili, gli investigatori riuscirono ad avere la te­stimonianza precisa di una donna il cui identikit corrispondeva nei tempi, nelle modalità e nei luoghi al violentatore seriale. A quel punto fu facile arrestarlo. Aveva commesso una superficialità: adoperava sempre la stessa auto, la sua auto. Durante la perquisizione in casa sua, fu­rono trovati dei flaconi di un potente antipsicotico nascosti nell’armadio. Che egli ammise di assumere perché sentiva continuamente “voci dialo­ganti tra loro e disturbanti”.
Condotto in carcere, l’insospettabile rappresentante di elettrodomestici fu sottoposto a perizia psichiatrica, ma non ne fece soltanto una, ne col­lezionò ben nove!
Il suo caso non convinceva. E più strano era il fatto che, nell’im­minenza della visita psichiatrica, egli smetteva di lavarsi, si urinava e defecava addosso, si rendeva impresentabile e appena vedeva il perito cominciava a mugugnare e a straparlare. La risposta al quesito del magi­strato era sempre la stessa: schizofrenia paranoide...


giovedì 18 dicembre 2014

Follia e criminalità nella narrazione di uno psichiatra

Questa sera presentazione di
Follia e criminalità
dello psichiatra Tito Gattoni
presso la Libreria Podavini-Castelli in via Roma 20, Desenzano del Garda


“Davanti a una persona che ha commesso un reato, nessuno psichiatra al mondo sa fino in fondo dove termina l’incapacità ‘di intendere e di volere’ – più che di intendere, sottolineo di volere – e  se c’è un barlume di consapevolezza del disvalore di un atto…
Sappiamo che non tutti i malati di mente, per fortuna, arrivano a compiere reati, ma solo quelli che soffrono di disturbi della personalità di base e che non sono curati con una terapia adeguata possono diventare pericolosi. Il volume narra di queste perdute umanità”.

La narrazione di un’esperienza unica, vissuta dallo psichiatra Tito Gattoni, a lungo operante presso l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, raccolta in un libro - Follia e criminalità (Brescia, Liberedizioni 2014), che ho curato personalmente. 
Nel testo convivono due anime, due temi che incutono ugualmente timore e sospetto, dentro i quali lo scrittore ci guida attraverso la sua personale sensibilità maturata a contatto con i pazienti e fra i corridoi dell’istituto, unico in Italia deputato alla cura della malattia mentale con soli operatori sanitari.
Il libro sarà presentato per la prima volta a Desenzano del Garda, città in cui l’autore vive, presso la Libreria Castelli-Podavini in via Roma 20, questo giovedì 18 dicembre alle 20.45 (ingresso libero, seguirà un piccolo rinfresco).
Nella prima parte il volume offre al lettore una panoramica della sua professione con una varietà di storie, selezionate tra i tanti casi umani e familiari incontrati nella realtà dell’ospedale psichiatrico giudiziario (opg), nella seconda parte l’autore approfondisce il dramma della malattia mentale nelle sue molteplici forme, gli aspetti sanitari, la difficile battaglia contro i pregiudizi della società moderna, la normativa attuale e l’incertezza del “dopo opg”. Una scrittura immediata, intessuta di vibranti emozioni che con semplicità conduce il lettore entro i meandri della sofferenza e della speranza. Il volume narra di queste perdute umanità.

Disegno in copertina di Emma Cian
Tito Gattoni, psichiatra, psicoterapeuta e criminologo, ha lavorato per oltre trent’anni in strutture psichiatriche sia civili che giudiziarie, anche come primario.  È autore di diverse pubblicazioni scientifiche da solo e con altri autori. Ha scritto articoli pubblicati su quotidiani della sua città natale, Potenza, su argomenti storici e culturali e da anni è promotore di una riforma della legge 180, insieme ad associazioni di famigliari di ammalati mentali. Ha frequentato numerosi corsi in ambito psicoterapeutico ed è relatore di conferenze su argomenti psichiatrici, psicologici e sociali. Docente al Master sulla Mediazione Familiare dell’Università Cattolica di Brescia, collabora con lo sportello “Spazio Donna” nel Comune di Desenzano del Garda, dove vive con la sua famiglia.


Follia e criminalità
Narrazione di uno psichiatra presso l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere.
di Tito Gattoni (a cura di Francesca Gardenato)
(Brescia, liberedizioni, 2014)
128 pagine - € 12,50

ISBN 978-88-98858-19-4


mercoledì 16 aprile 2014

Malattia mentale e Opg, temi sempre troppo attuali

Pubblico di seguito l'articolo, anzi la pagina, di oggi del Giornale di Brescia
Ringrazio il giornalista Claudio Baroni per il tempo e l'ampio spazio dedicato a un tema purtroppo sempre attuale. Storia&Storie: approfondimento sull'Ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, sul reparto femminile Arcobaleno e sulle sue pazienti, sulle testimonianze raccolte nel libro "Passi bianchi e Silenziosi" grazie all'esperienza dell'operatrice sociosanitaria Anita Ledinski.



sabato 11 gennaio 2014

Il disagio della mente in un reading musicale: Rosa...mente

Questa sera, a Peschiera, riproponiamo il nostro reading musicale ispirato al libro Passi bianchi e silenziosi sul disagio della mente e il reparto femminile dell’Opg di Castiglione delle Stiviere:

“Rosa…mente”
Pensieri e storie al femminile, dentro e fuori la malattia mentale

La serata è in programma a Spazio Scart (ultimo piano della Caserma d'artiglieria di Porta Verona), nel Comune di Peschiera del Garda, sabato 11 gennaio alle 21.00: reading musicale "Rosa...mente" con le musiche straordinarie di Riccardo Barba (pianoforte); Serena Stefanoni e Mirela Kostandini (flauto I e flauto II), voci di Doris FattoriGiuseppina Sacco e Alessandro Gardenato. 


IL READING
Rosa…mente. Pensieri e storie al femminile, dentro e fuori la malattia mentale” ha le voci di tre donne e l’accompagnamento musicale di piano e flauto traverso. È ispirato al libro “Passi bianchi e silenziosi” (Sometti Editore, 2012) di Anita Ledinski e Francesca Gardenato, dedicato all’universo femminile e ai disagi della malattia mentale nonché al reparto femminile dell’Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg).
La testimonianza di Anita Ledinski, da quasi nove anni operatrice sociosanitaria dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere (nel Mantovano), sarà nel cuore dell’evento.
Accompagnato dalle musiche inedite del pianista Riccardo Barba che le ha composte proprio ispirandosi alle pagine di “Passi bianchi e silenziosi”, il libro dell’operatrice Anita Ledinski e della giornalista Francesca Gardenato viene presentato attraverso dieci storie vere. La routine di un reparto femminile “Arcobaleno”, unico in Italia, la malattia della mente e le regole dell’Opg (ex manicomio criminale) sono narrate dalla voce di un’operatrice sanitaria, nella cui quotidianità si intrecciano momenti di disperazione, amari sorrisi e flebili speranze.
Le attrici daranno voce a pazienti e operatori e saranno accompagnate in questo viaggio musicale delicato ed emozionante da un video di Andrea Manenti, al pianoforte Riccardo Barba. Presenta Francesca Gardenato.

Info: Spazio Scart Peschiera

...e alcune immagini della serata.



venerdì 6 dicembre 2013

Domani si torna a scuola!

“Il lungo corridoio della malattia mentale”. Continuano gli incontri per far conoscere la realtà dell'Opg di Castiglione e promuovere il lavoro degli operatori in questo Ospedale psichiatrico giudiziario. 
Domani mattina si torna a scuola! Incontro a ingresso libero, aperto anche ad ex e non alunni. Dalle ore 10.00 di sabato 7 dicembre, nell'auditorium dell'Itc Bazoli-Polo di Desenzano, parliamo del reparto femminile Arcobaleno dell'Ospedale psichiatrico-giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mn).

La testimonianza di domani parte proprio dalle storie raccolte nel nostro libro “Passi bianchi e silenziosi” (Ed. Sometti, 2012), scritto a quattro mani con l’operatrice socio-sanitaria Ledinski Anita.



domenica 24 marzo 2013

Emozioni. Dieci storie in musica!


Difficile trattenere la soddisfazione per la riuscita del nostro reading musicale, venerdì scorso (22 marzo 2013), nella Sala della Musa di Rivoltella, presso la Biblioteca civica desenzanese. 
Un ringraziamento sentito va all'amministrazione comunale, presente quasi al completo all'incontro, e alla Commissione Pari Opportunità guidata da Luigina Rosa per aver accolto la proposta di questa serata dal titolo EMOZIONI, voci di donne splendidamente accompagnate dalle soliste dell'Ente Filarmonico di Desenzano e dal pianista e compositore Riccardo Barba.

A tutto il pubblico che ci ha seguito, così numeroso e attento, e agli artisti che hanno dato voce e musica alle dieci storie del libro “Passi bianchi e silenziosi” il mio più profondo GRAZIE per la riuscita dell'evento e per le intense sensazioni condivise e la sensibilità manifestata.



Le altre immagini della serata sono sulla nostra pagina Facebook: Passi bianchi e silenziosi