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mercoledì 20 gennaio 2016

Il matrimonio da organizzare? Fiera Sposi & Progetti di Montichiari!

Questo fine settimana, dal 22 al 24 gennaio, il Centro Fiera del Garda di Montichiari (Brescia) si colora di fiori d'arancio. Migliaia di visitatori sono attesi per l'11ª Fiera Sposi & Progetti, un evento dedicato alle coppie, ai futuri sposi e a tutti coloro che sono attratti dall'affascinante mondo del "wedding".

Offrendo un’ampia panoramica di tutti i prodotti, delle varie soluzioni, dei servizi e delle proposte innovative per organizzare al meglio il giorno del matrimonio la Fiera Sposi & Progetti promette di rendere ancora più speciale e indimenticabile il romantico "passo a due". 

La bellezza di oltre cento espositori riuniti su una superficie di circa 10mila metri quadrati: passeggiando tra gli stand, gli ospiti potranno trovare abiti da sposa e da cerimonia, accessori moda, suggerimenti per le liste nozze, servizi per partecipazioni e biglietti invito, addobbi floreali, ristorazione e catering, servizi fotografici, wedding diary, decorazioni, bomboniere, soluzioni d’arredo, servizi di autonoleggi, installazioni speciali e tutto quanto può riguardare l'evento matrimonio.
E accanto a tutto questo, anche sfilate e un palco per eventi e musica live!

Vi aspetto in Fiera questo week-end per la presentazione ufficiale del mio Note d’Arancio – Your Wedding Diary e per la sfilata di sabato pomeriggio alle 17.00: “Invito a nozze”, un défilé di abiti da cerimonia e accessori per la sposa e le sue invitate, organizzata in collaborazione con la personal stylist Cristina Girelli e con l'artista Nicoletta Nicoletti e i suoi accessori moda (lanicodellemeraviglie).


Gli orari di apertura della Fiera sono: 
venerdì 22/1 dalle 17.00 alle 22.30; sabato 23/1 dalle 15.00 alle 22.30 e domenica 24/1 dalle 10.00 alle 20.00. 
L’entrata è a pagamento.
Per ulteriori informazioni: www.centrofiera.it

sabato 9 gennaio 2016

Benessere invernale. Contro inquinamento e raffreddori, c'è la vitamina C

Nell’ultima settimana, fortunatamente, l’allarme “PM10” nell’aria pare essere rientrato (oggi piove, per cui rischio scongiurato!). Le fonti principali delle polveri inquinanti sospese nell’aria sono il trasporto su gomma, il riscaldamento e la fonte industriale, per cui durante l’inverno l’esposizione e i rischi aumentano. E la loro elevata concentrazione sopra i livelli di tolleranza per la salute umana ha costretto, sia prima che durante le feste natalizie, all’adozione di varie misure per ridurre l’inquinamento nei centri abitati, soprattutto nelle grandi metropoli.
Anche se l’allarme pare momentaneamente rientrato grazie alle precipitazioni d’inizio anno, in attesa di nuove piogge abbiamo chiesto a un esperto se esiste qualche escamotage naturale per proteggere i nostri bronchi e polmoni, soprattutto in questa stagione in cui siamo maggiormente predisposti al rischio di influenze e malattie dell’apparato respiratorio.
È ovvio che per difendere la nostra salute è meglio evitare di esporci a situazioni e in luoghi in cui si concentrano questi “picchi” di inquinamento, ma qualche rimedio, gentilmente offerto dalla natura, sembra poterci aiutare. Dato che gran parte del danno causato dagli inquinanti è dovuto all’aumento dello stress ossidativo, può essere utile migliorare le nostre difese antiossidanti consumando più frutta e verdura fresca, in particolare privilegiando quegli alimenti contenenti vitamina C, ma anche A ed E.
Il consiglio del naturopata Vladimiro Colombi si orienta infatti verso una sostanza naturale in grado di rimuovere e disintossicare le tossine dal fegato e di proteggere i bronchi e i polmoni. Si tratta della vitamina C o acido ascorbico, una vitamina solubile in acqua e che, come spiega l’esperto, «ha un’azione straordinariamente efficace nel prevenire le infezioni respiratorie virali, ridurre in modo significativo la produzione di muco nei bronchi, in più con un’azione di sostegno per le ghiandole surrenali in tutte le forme di stanchezza e astenia legati a periodi di forte stress».
L’acido ascorbico si trova concentrato in molti vegetali come ribes, prezzemolo, peperoni rossi e verdi, broccoli, cavolini di Bruxelles, kiwi, arance, limone, mango e cavolfiori. Lo si può integrare anche in capsule, volendo.
«Non ha particolari effetti collaterali – precisa Vladimiro Colombi – e non è in grado di produrre intossicazione nel corpo umano, perché il suo eccesso viene facilmente smaltito nelle urine. La vitamina C si è dimostrata utilissima nel ridurre l’incidenza di infarto miocardico, di tumori allo stomaco ed è importantissima per prevenire la cataratta. Altra azione preziosa della vitamina C è quella di disattivare delle pericolosissime sostanze note come “nitrosammine”, sostanze altamente cancerogene che sono scientificamente provate essere coinvolte nel cancro dello stomaco e che si formano durante la cottura di carni».
L’acido ascorbico, inoltre, conclude il naturopata, «è importantissimo per l’equilibrio ormonale: svolge un ruolo attivo nella produzione di ormoni, nella produzione di neurotrasmettitori ed è fondamentale per mantenere sana e giovane la pelle, in quanto ha un ruolo essenziale nella produzione di collagene (noto per prevenire la formazione di rughe nella pelle). Inoltre la vitamina C è in grado di proteggere i nostri tendini e le nostre ossa, e favorire l’eliminazione dei grassi e l’assimilazione del ferro nell’organismo».
Insomma, per i prossimi mesi, non facciamoci mancare in tavola gli alimenti ricchi di vitamina C. Per esempio una spremuta d’arancia per colazione, dei ribes o un kiwi a merenda, e magari del prezzemolo nell’insalata. Questi prodotti non solo ci aiuteranno a sopravvivere meglio all’inquinamento, ma ci permetteranno anche di affrontare meglio gli ultimi mesi di freddo preservandoci dai malanni di stagione, per arrivare in forze alla primavera.
Per saperne di più potete leggere anche l’ultimo articolo del naturopata Vladimiro Colombi  e consultare il suo sito http://www.vladimirocolombi.it/



lunedì 23 novembre 2015

Giorgio Calabrese, nutrizionista: "A tavola, più moderazione e meno allarmismo"

Moderazione, meno allarmismo e più consapevolezza. Questa in sintesi la ricetta del medico nutrizionista GiorgioCalabrese, docente di Scienza dell’alimentazione all’Università di Torino e alla Federico II di Napoli e presidente del Consiglio superiore della Sicurezza alimentare per il Ministero della Salute. 
Ospite a Desenzano, per un incontro organizzato dall’Azienda ospedaliera della città sul tema “Il cibo è salute”, l’esperto, presenza fissa in varie trasmissioni televisive, ha definito la recente notizia sulla carne rossa «puro allarmismo». 
Calabrese è intervenuto sulle rive del Garda a pochi giorni dall’annuncio diffuso dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla carne rossa lavorata, classificata come “probabile cancerogeno per i tumori dell’intestino colon-retto, pancreas e prostata… Ma la “fragilità” di questo studio, ha detto lo specialista, «è che si tratta di un lavoro svolto in base a dati epidemiologici, non una ricerca su persone sane e altre malate. E, soprattutto, si basa su dati di persone che vivono nel mondo anglosassone, dove si consumano molte carni rosse e dove sono in aumento i tumori al colon». 
Il dottor Calabrese conferma la bontà di «uno stile alimentare ispirato alla dieta mediterranea, in cui non vi è una presenza massiccia di carne, ma predominano verdure, legumi, frutta, insieme a pesce, carne, uova, formaggi, nella giusta alternanza».



Dottor Calabrese, visto che è Desenzano per parlare di “quando il cibo è salute”, partiamo da questa domanda: quando ciò che mangiamo ci fa stare veramente bene?
«Nella misura in cui diventa l’elemento portante della condizione dietetica, che porta alla salute nutrizionale dell’uomo. Esistono infatti una salute fisica, una psichica e una nutrizionale. Quest’ultima riguarda il cibo e il nostro apparato digerente. Per cui il cibo deve essere consumato in maniera equilibrata, tenendo presente che l’eccesso è dannoso, di qualunque alimento si tratti».
Quindi il segreto è la moderazione…
Giorgio Calabrese
«Avere un equilibrio dei nutrienti è fondamentale, perché se non c’è equilibrio, la prevalenza di un nutriente contro un altro genera rapporti biochimici che conosciamo poco e che possono causare uno stato di malattia. Per esempio: oggi sappiamo che mangiare più prodotti con mercurio, alluminio, rame può creare problemi al cervello e patologie come l’Alzheimer».
C’è un nesso tra cibo e infiammazioni?
«Sì. Per esempio la presenza eccessiva di grassi saturi o di proteine animali legate ai grassi saturi scatenano delle sostanze che si chiamano leucotrieni e trombossani: agenti che stimolano l’organismo a produrre prostaglandine, che possono generare infiammazioni e, di conseguenza, altre patologie, anche tumori».
Gli zuccheri, o meglio i dolci, molto consumati dai bambini… anche quelli possono causare infiammazioni?
«Premetto che faccio parte del nucleo di scienziati che ha portato il consumo giornaliero di zuccheri dal 24% al 10% e la mia proposta è di ridurlo ancora. Ma mentre si parla di diminuire gli zuccheri, nessuno cita i grassi. Quando pensiamo che un bambino mangia troppi zuccheri, in verità mangia troppi dolci. Consuma dei prodotti che contengono zuccheri e soprattutto grassi. Ecco, noi dobbiamo limitare specialmente il consumo di grassi saturi, che ci fanno male».
Veniamo all’attualità della “carne rossa”, notizia lanciata come una bomba dall’Oms e poi ritrattata. L’Agenzia ha classificato nel “Gruppo 1” (cancerogeni certi) la carne lavorata, insaccati, wurstel, salsicce e nel “Gruppo 2” (alimenti rischiosi) le carni rosse, ossia manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra. Qual è la verità?
«Per parlarne devo svelare il backstage della vicenda. In questo caso, hanno parlato due persone dell’Oms, che hanno fatto delle classificazioni basate su evidenze limitate, in termini di epidemiologia, facendo presupporre un legame tra insorgenza di cancro al colon e consumo di carni rosse. Non sono lavori fatti sui pazienti, ma sintesi di tanti lavori scientifici. In particolare lo studio della carne è stato diffuso perché l’Oms è in crisi economica e le donazioni iniziano a scarseggiare; il che potrebbe portare a una riduzione del carrozzone dell’Oms, quindi lanciare una bomba ogni tanto serve a dimostrare quanto sia fondamentale la loro presenza. Con il ministro della salute Beatrice Lorenzin ho chiesto di vedere il lavoro sulle carni rosse; ci è stato risposto che ce lo daranno a fine 2016, quando lo studio sarà pubblicato. L’indomani è stata lanciata la stessa “bomba” con il caffè. Direi che questa non è scienza e neppure giornalismo: è allarmismo puro».
Quindi meglio essere prudenti e prendere certe notizie con le pinze…
«È importante mettere delle regole. Lo hanno detto gli stessi Veronesi e Berrani, che non mangiano carne e sono vegani: la verità è consumare moderatamente carne. Io consiglio il buon senso: lunedì carne rossa, martedì carne bianca, mercoledì il pesce, giovedì uova, venerdì formaggio, sabato insaccati, se si vuole… Ma la carne rossa non più di due volte a settimana e una volta per i bambini».
Com’è meglio cuocerla?
«L’importante è che la carne non sia fritta o alla brace. Bisogna sempre evitare di cuocerla a elevate temperature perché l’ossidazione è pericolosa. Quando la carne cotta alla griglia diventa nera, i nitrati naturalmente presenti generano reazioni biochimiche e agenti detti cancerogeni. Lo stesso vale per verdure, pane, pizza… Cucinare tutti gli alimenti a 50-60 gradi al massimo».
Qualche indicazione sul consumo di grassi, che contrariamente a quanto si pensa non sono tutti nemici del nostro benessere?
«La nostra dieta quotidiana dovrebbe contenere pochi grassi saturi, ma più grassi monoinsaturi (olio extravergine, come quello del Garda) e più polinsaturi (pesce, carni bianche, frutta secca, oli di un solo seme consumati crudi), nel giusto equilibrio. Se noi eliminassimo del tutto il colesterolo, per esempio, rischieremmo di vedere insorgere altre malattie. È sempre un discorso di moderazione e armonia nel consumo. Così possiamo evitare tante patologie».
Quali oli usare per la cottura?
«Olio extravergine di oliva cotto e olio di un solo seme crudo. Gli altri oli hanno un punto di fumo più basso e sono pericolosi, se cotti».
E sui nuovi cibi del futuro, come alghe e insetti, cosa dice?
«In questo momento si sta parlando dell’accordo tra Europa e America per scambiarsi qualunque cosa. Il che, in pratica, significa aprire il mercato a un mondo orientale che ha bisogno di quello occidentale… Io dico sì ad alghe e insetti, ma solo in caso di carestia!».

Francesca Gardenato

(Pubblicato sul settimanale "Verona Fedele" 
del 22 novembre 2015)

lunedì 2 novembre 2015

Mattoncini Lego, una passione ad ogni età

Con un pochino di ritardo, pubblico questo post sul successo della manifestazione a tema “Lego”, che ha chiamato oltre 12mila visitatori tra le mura del castello di Desenzano.


Migliaia di colorati mattoncini per tornare tutti felicemente bambini. Un gioco senza tempo, capace di riunire centinaia di famiglie e strappare sorrisi a generazioni diverse, nello scorso fine settimana (24-25 ottobre) a Desenzano. 
Sulle rive del lago di Garda bresciano, circa 12mila persone (se non di più!) hanno risposto all’invito di “Mattoncini in castello”, manifestazione a ingresso gratuito e dedicata alle costruzioni più famose al mondo, ideate da tale Ole Kirk Christiansen, un falegname danese avvezzo a costruire case e arredi. 
Chi l’avrebbe mai detto che i suoi mattoncini sarebbero diventati col tempo tanto popolari? Il nome è frutto dell’unione di due termini danesi, “leg godt”, che in italiano significa “gioca bene”. E c’è davvero da pensare che tanti architetti e ingegneri dei tempi moderni abbiano mosso i primi passi sui classici tappeti verdi, basamenti di creazioni fantasiose e stimolanti.

Risalgono al 1934 le prime costruzioni in plastica, ma la maggiore espansione del gioco si è avuta nel secondo dopoguerra. 
Il successo dell’azienda familiare è scattato dagli anni ’60/’70,  fino a consolidarsi negli anni Duemila, tanto che sono sorti veri e propri parchi tematici (il primo a Billund in Danimarca, cittadina d’origine del fondatore). Alcuni artisti hanno addirittura usato i mattoncini per le proprie creazioni, producendo statue, mosaici e macchine complesse. Dei pezzi sono esposti persino alla collezione permanente del Museum of Modern Art di New York. 
Un mondo di eventi e collezionismo si è scatenato intorno: si sono aperti “lego store” ossia negozi dedicati, composte colonne sonore, prodotti videogiochi e persino due film ispirati ai giochi del marchio danese, ancora oggi richiestissimo dai più piccoli. Tanto che, mentre a Desenzano migliaia di fan delle Lego attendevano in coda di vedere i mattoncini in bella mostra, la regina dei giochi ha dichiarato che per un errore di calcolo della produzione non riuscirà a soddisfare tutte le richieste di regali di Natale.
I pezzi di plastica, prodotti con dimensioni di tolleranza infinitesimale e fatti per essere incastrati al millimetro, assemblati si trasformano in creazioni straordinarie, in grado di vincere persino la sfida dei più moderni videogiochi. 
Nella “cittadella Lego” allestita nel castello di Desenzano si è confermato il fascino di questo gioco letteralmente costruttivo. Bambini entusiasti, «mai viste tante costruzioni tutte insieme!», e genitori soddisfatti per il valore dell’iniziativa.
Numerosi collezionisti ed espositori di varie parti d’Italia si sono dati appuntamento nelle sale del castello per esibire le loro rarità. Infatti, l’evento organizzato dal Comune di Desenzano, in collaborazione con l’Associazione Desenzano Sviluppo Turistico e Cremona Bricks (ideatori della due-giorni), ha presentato al pubblico plastici di piccole e grandi dimensioni, un banco di scambio e vendita di pezzi e uno spazio gioco – allestito in una tensostruttura a forma di cupola nel cortile del castello – in cui i bambini hanno potuto sbizzarrirsi nel costruire navicelle spaziali, missili e altre mirabolanti creazioni e partecipare con le loro opere a un concorso ideato da Cremona Bricks.
Migliaia i mattoncini assemblati nei diorami in mostra, ispirati ai più diversi temi: i vascelli dei pirati, un grande stadio rock, le piramidi egiziane, Star Wars, città e trenini vintage con pezzi originali anni ’60 e ’70 e, fulcro dell’evento, un megadiorama di 2,2 x 6,6 metri medievale, ambientato in una rocca del XIII secolo con tanto di torri, mura merlate e draghi. Decine di migliaia gli oggetti da collezione tra omini, macchinine, animali, astronavi, imbarcazioni, vegetazione e accessori vari, qualche rarità e le novità dell’ultimo momento. Una vera goduria per gli appassionati!
«Ci ho sempre giocato e non ho mai smesso – racconta Ugo Carminati, avvocato di professione e fondatore dell’associazione Cremona Bricks –. Quando ho iniziato a lavorare e a poter investire nella mia collezione Lego, ho iniziato ad arricchirla seriamente. Superata la fase in cui le costruzioni erano un passatempo, mi sono dedicato a promuovere gli eventi, condividendo la mia passione con amici e soci. E questo è il risultato!».
Grande soddisfazione da parte del Comune, espressa dall’assessore alla Cultura Antonella Soccini: «Successo inaspettato. Ringraziamo l’Associazione Desenzano Sviluppo Turistico, gli albergatori e Cremona Bricks per l’ottima collaborazione. Ci fa piacere che molti cittadini abbiano potuto riscoprire un castello accogliente e “a misura di famiglia” e che questa manifestazione abbia contribuito a valorizzare la nostra città».
Chissà, magari si può cominciare a vedere nei fatti un inizio di quella tanto agognata “destagionalizzazione”, che si traduce in più gente a Desenzano, non solo durante l'estate.

[Qui, alcune immagini del mio reportage fotografico per l'Ufficio Comunicazione del Comune di Desenzano del Garda]

domenica 18 ottobre 2015

Expo Milano 2015, il successo è reale...

Superati i 20 milioni di ticket effettivi venduti, 10 milioni di accessi al cluster del caffè, mentre 200mila bambini hanno visitato il padiglione Kinder... Be', se non è un successo questo?! Expo ha superato le aspettative e in questi giorni, ormai gli ultimi, le code continuano.
Anche se non c’è ancora un progetto preciso sul “dopo expo”, qualche dato già circola e ci rincuora. Mi sono presa del tempo per raccogliere i dati e rispondere a qualche commento negativo sul mio post di Expo, condiviso giovedì 15 ottobre su Facebook.
Non sono solo i grandi numeri di presenze o ticket ufficiali a confermare la felice riuscita di ‪#‎ExpoMilano2015. 
Il successo è reale, molto reale! 
E, scusate, se per una volta c’è una buona notizia nel nostro Paese, perché diavolo cercare il negativo a tutti i costi e non gioire?!
A parte l’obiettivo superato dei 20 milioni di entrate, che ripagano il miliardo speso per l’esposizione milanese, c’è già chi “ha fatto i conti” e dichiarato pubblicamente un esito positivo! 
Ho visitato e apprezzato Expo (purtroppo o per fortuna, anche io infilandomi in lunghe code a ottobre, quando tutto gli italiani si sono riversati a Rho per paura di perdere l’evento). Non ho potuto vedere tutti i padiglioni, come già scritto nel diario della mia due-giorni, ma ho girato e respirato parecchio l'atmosfera internazionale, cogliendo molti segni di speranza, la voglia e la possibilità di un futuro migliore.
Ecco, perché sono ben felice di condividere i dati di una ricerca autorevole, coordinata dal prof. Alberto Dell’Acqua dell’Università  Bocconi di Milano, il quale, per conto della Camera di Commercio di Milano e di Expo Spa, ha stimato la produzione aggiuntiva del nostro Sistema Paese di 23 miliardi di euro (sì, MILIARDI, ma non sono spesi!). Mentre il valore aggiunto di Expo 2015, ovvero il prodotto interno lordo della manifestazione, è pari a 10 miliardi di euro.
E non è tutto. Per la “nostra” Lombardia, Assolombardia ha calcolato il valore aggiunto lombardo in 2,3 miliardi, considerando tutta la regione e i vari comparti, dalle imprese turistiche al business delle imprese regionali. Forse il lago di Garda non ne ha beneficiato, forse è stata un’annata turistica generalmente favorevole, forse più italiani si sono mossi sul territorio, fatto sta che i numeri ci sono e parlano chiaro. Per non parlare dei riflessi mondiali per il nostro “made in Italy”.
Per il futuro dell’area Rho-Expo di ‪Milano ci sono, per il momento, varie ipotesi sul piatto, ma almeno la metà dell’area pare rimarrà verde! Come verdi di rabbia saranno quelli che hanno passato mesi a criticare e “gufare” l’Expo italiana! Mi spiaca, accipicchia. Ma se possiamo dire “viva l’Italia”, che aspettiamo a farlo? Urliamolo anziché pronunciarlo a labbra e denti stretti, lanciando scongiuri!


mercoledì 7 ottobre 2015

Expo Milano 2015. Diario di un giro del mondo in due giorni!

Missione Expo Milano 2015 compiuta. Un’interessante, avvincente e affollata immersione nelle culture, tradizioni alimentari e politiche agricole di tanti Paesi, un giro del mondo in soli due giorni e 110 ettari, che non mi ha risparmiato code e mal di schiena. Ma ne è valsa la pena!
Ne è valsa la pena perché l’orgoglio di essere italiana passa anche da questa Expo, premiata dall’affluenza di questi ultimi mesi. Perché ci sono Paesi di cui sapevo poco o nulla, e che mi hanno sorpresa e affascinata. Partirei domani per visitarli davvero!

Ne è valsa la pena per la quantità di stimoli che si raccolgono, anche solo passeggiando lungo il decumano.



Per esempio, lo sapevate che la mela più grande al mondo cresce in Kazakhstan? E che il maggiore esportatore di mele in Europa è la Polonia? E che un terzo delle foreste mondiali sono in Thailandia?
Ci tornerei, per terminare il giro in quegli Stati in cui avrei fatto prima a prendere l’aereo e partire piuttosto che mettermi in coda. Ci tornerei per saperne di più, assaggiare e vedere di più, per fare meno attesa e vivere l’Expo con occhi più esperti e meno fretta. Peccato aver aspettato l’ultimo mese. Mea culpa. 
Al di là delle tante polemiche, credo che i due giorni di “experience” nel cuore internazionale di Milano siano valsi la mia vacanza di settembre saltata e la stanchezza di oggi. Ho firmato la Carta di Milano al Padiglione Italia (mi scuseranno i connazionali se ho preferito però il "parco agroalimentare sostenibile" della Germania) con la fiducia che questa eredità culturale, da qui in avanti, sia un impegno mio e anche “virale” per estendere il diritto al cibo, la lotta agli sprechi, la sicurezza di ciò che mangiamo, le buone pratiche di rispetto ambientale e puntare su un'agricoltura che produca per tutti senza impoverire o distruggere. 
A Expo si incontrano e respirano saperi, tecnologia, tradizioni, creatività, futuro, eccellenze italiane e internazionali e, inevitabilmente, uno scontro di ricchezze e povertà. Riuscire a riequilibrare le differenze e sommare, anzi intrecciare, il buono che c’è in ogni Paese per una rete mondiale meno sbilanciata e più sostenibile dovrebbe essere una responsabilità condivisa, non più un sogno. Ripartiamo dal successo di Expo 2015 per un futuro non procrastinabile, un futuro concreto e veramente uguale per tutti.
Ultima riflessione internazionale. Forse non tutti i Paesi hanno recepito in pieno il tema e l’invito di Expo, “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”. Qualcuno si è fermato all’aspetto più consumistico e di marketing, ma sta comunque al visitatore critico cogliere gli spunti giusti e portare a casa solo ciò che è veramente utile. Senza sprecare nulla.